#Fermiamolabalena: associazioni contro il Blue Whale per aiutare i ragazzi

Cosa fare contro il Blue Whale, il terribile gioco che istigherebbe i ragazzi che partecipano al suicidio? Dopo il servizio delle Iene è allarme anche in Italia: alcuni ragazzini sono stati salvati dai loro compagni che, sospettando che qualcosa non andasse, si sono rivolti alla polizia. Ora per aiutare ragazzi e famiglie e proteggere i minori dal Blue Whale arriva il progetto #Fermiamolabalena, una chat su Whatsapp che è un’estensione di #adessoparloio, al numero 3482574166, creata per aiutare i ragazzi vittima di bullismo.

Il progetto nasce dalla collaborazione tra Casa Pediatrica ASST Fatebenefratelli-Sacco di Milano, Osservatorio Nazionale Adolescenza e Pepita Onlus, per dare in primis una corretta informazione ai ragazzi e poi per dar loro risposte professionali mirate.

Elvira D’Amato, vice questore aggiunto e membro della Polizia postale in un’intervista a Il Giorno, spiega: “Stiamo indagando su circa 40 segnalazioni, ma i casi potrebbero essere molti di più“, quindi ben vengano iniziative volte ad aiutare i ragazzini a difendersi dalle insidie della rete.

Luca Bernardo, Direttore di Casa Pediatrica, aggiunge: “Si parla di 15O vittime, ma i dati sono tutti da verificare, come d’altro canto dobbiamo accertare in quali e quante nazioni europee si stia diffondendo il fenomeno. Questo spetta alle forze dell’ordine e alla magistratura, a noi i numeri interessano relativamente; anche un solo adolescente, o pre adolescente, che decida di interessarsi a questo gioco, non deve essere sottovalutato”.

Saper ascoltare gli adolescenti è fondamentale, come spiega Maura Manca, presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza: “Non si deve fare l’errore di attribuire tutto alla fase adolescenziale, ma osservare la frequenza e la tipologia dei loro comportamenti, atteggiamenti e umore. Le variazioni possono essere legate alle abitudini alimentari, del sonno, del modo di vestirsi, al fare cose che prima non facevano e soprattutto alla tipologia di contenuti di ciò che pubblicano sui social. Trascorreranno molto più tempo attaccati agli schermi, saranno più schivi e più attenti alle notifiche. Attenzione anche ai discorsi che fanno e alle variazioni dell’umore o del rendimento scolastico“.

Non abbassiamo mai la guardia, ascoltiamo e parliamo con i nostri ragazzi, sempre!

di Redazione