Le 4 città dei gatti: una meraviglia per gli amanti dei felini

 

Per gli amanti dei felini camminare per le strade di una città e poter incontrare in ogni dove un numero imprecisato di gatti è un’occasione più unica che rara, meravigliosa ed estremamente piacevole.
Quali sono queste città?

Le più famose sono senza dubbio 5: due si trovano in Giappone e sono vere e proprie isole, quella di Aoshima e quella di Tashiro-Jima, una si trova in Turchia ed è Istanbul, una in Italia, Liguria ed è Seborga, e l’ultima si trova a Taiwan ed è Houtong.

1) In Giappone le isole di Aoshima e Tashiro-Jima

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I gatti di Aoshima

Perché Aoshima è piena di gatti?

Molto semplice: tutta colpa dei topi che infestavano le barche dei pescatori.
Ne portarono alcuni per dare la caccia ai topi indesiderati e ora questa piccolissima isola (solo 1,6 km) del Giappone conta più di 120 gatti che girano liberi padroni delle strade.

Il rapporto persone/gatti? 1:6 Sì, perché gli abitanti sono appena una ventina, tutti pescatori e pensionati che passano la maggior parte del loro tempo in compagnia dei… gatti!

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I gatti di Aoshima e i turisti

Come è facile intuire, questa piccola isola a sud del Giappone è diventata una vera e propria meta turistica per gli amanti del genere… sì perché ad Aoshima non c’è nient’altro che gatti ed ex pescatori in pensione, non un bar o un ristorante e tanto meno un albergo e neanche tanta gentile accoglienza, dato che, a quanto pare, gli abitanti del luogo non amano affatto l’intrusione dei turisti.

E cosa dire di Tashiro-Jima?

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Tashiro-Jima e i tanto amati gatti

La storia in questo caso è un po’ differente: sempre un’isola, sempre molto piccola e sempre pochi abitanti per lo più anziani ex pescatori, circa 100 ma molti più gatti, centinaia e centinaia di gatti e un’amicizia, la loro con l’uomo che pare risalire al lontano 1800, quando i pescatori già amavano la compagnia dei gatti che a Tashiro-Jima sembrano portare una gran fortuna, soprattutto se si dà loro, con costanza, da mangiare.

Secondo la tradizione locale, un giorno un pescatore stava raccogliendo delle pietre da utilizzare per le sue reti, quando un masso è rotolato accidentalmente e ha ucciso uno dei gatti.

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Dove i gatti la fan da padroni

Il profondo rispetto che il pescatore nutriva per questi animali lo ha portato a seppellire quel corpicino esanime e a creare un santuario in ricordo dello sfortunato felino e per proteggere gli altri.

Oggi nell’isola si contano almeno 10 santuari simili, oltre a 51 statue raffiguranti felini e molti edifici a forma di gatto, con tanto di “orecchie”. I gatti, dal canto loro, sono talmente abituati al contatto con gli uomini, che seguono sempre i turisti, accompagnandoli mentre visitano l’isola.

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Le due isole del Giappone dove si incontrano più gatti che persone

2) Istanbul, Turchia

In ogni dove vedi un gatto, ovunque, sui tavolini dei bar, per le strade, dentro ai negozi e persino all’interno delle basiliche.

Questo comunque non stupisce nessuno, dato che la religione islamica è assolutamente a favore dei gatti.

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I gatti di Istanbul

La leggenda racconta che anche Maometto, profeta dell’Islam, avesse una gatta di nome Muezza, la sua ombra, tanto che una volta riuscì a salvarlo dall’imminente morso velenoso di un serpente, ecco perché il gatto in seguito a questo episodio incominciò a essere visto quasi come una sorta di animale sacro.

Gli abitanti adorano i gatti, li trattano bene e non gli fanno mancare proprio nulla: dei gatti di Istanbul si dice che sono pulitissimi.

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Si dice dei gatti di Istanbul che “siano pulitissimi”

Una curiosità?

La Basilica di Santa Sofia è abitata da una colonia di circa 20 gatti, uno dei quali incuriosì particolarmente Obama, durante una sua visita, guadagnandosi una generosa dose di coccole.

Possiamo in tranquillità affermare che uno dei motivi per cui Istanbul è una meta tanto turistica sia proprio la presenza cosi evidente dei gatti, presenti ovunque e ben disposti con tutti, abitanti del luogo e turisti, pronti ogni volta a farsi fotografare e coccolare.

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Gatti ovunque…a Istanbul

3) Seborga, Liguria

Seborga è una piccola città medioevale della collina ligure a pochi chilometri dal confine francese.
E’ un luogo tranquillissimo, meta turistica, ma mai super affollata e di gatti anche qui se ne trovano parecchi.
Gli abitanti sono 320 su per giù e i gatti molti, ma molti di più.

Eppure se si chiede a un abitante del posto come mai ci siano cosi tanti gatti in giro, con molta probabilità la risposta che ne conseguirà sarà: ” tanti gatti? non ci siamo mai accorti che ci siano cosi tanti gatti…“, perché per la gente del luogo è tutto normale cosi e che si ricordino non è mai stato diverso da cosi!

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Seborga e i suoi gatti

Sebbene il fenomeno sia evidente, su internet non si trovano molte foto riguardanti questa cittadina ligure cosi particolare.
Le poche foto reperibili appartengono al sito gcomegatto.it.

4) Houtong, Taiwan

Ecco un’altra famosissima “città dei gatti“, Houtong, Taiwan.

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Houtong, città che ha ripreso vita grazie ai gatti

Questa città, grande polo industriale di estrazione del carbone, negli anni settanta perse gran parte della sua popolazione a causa di rigide direttive statali che costrinsero i residenti a spostarsi in cerca di un lavoro sicuro e di conseguenza rimase quasi del tutto disabitata per molto tempo.

Fu allora che i gatti ebbero la meglio e presero il sopravvento su strade, palazzi e giardini.
La curiosità è che sino al 2008 questa città dei gatti rimase quasi del tutto sconosciuta ai più.

Per caso un gruppo di turisti pubblicò su internet un video fotografico della località in cui gatti di tutte le razze scorrazzavano tranquillamente tra le vie della cittadina.

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I gatti di Houtong e il turismo

Da quel momento, come spesso accade, si scatenò l’effetto virale che nel giro di un brevissimo periodo trasformò questo luogo sconosciuto in una meta turistica senza pari tanto da permettere a Houtong di trovare nuova vita in una forma di turismo cosi singolare e costante.

I gatti oggi non si contano nonostante gli abitanti si prodighino per quanto possibile a sterilizzarli e a vaccinarli evitando orrende epidemie.

 

 

di Cristina Saglietti