Lettera ai capelli tagliati

Una relazione che finisce.

La voglia di emergere dalla nebulosa stagnante dove si risiede.

Un licenziamento inaspettato.

Un nuovo lavoro lontano da casa.

Una crisi personale che non si riesce a spiegare.

...voglio vedermi vincente... vado dal parruchhiere!
Voglio vedermi vincente… vado dal parrucchiere!

Le donne hanno sempre mille ottimi motivi per farsi menate sui capelli e altrettanti per decidere un cambio di look. Che gli uomini ne siano a conoscenza: se una fanciulla fa un drastico cambiamento, qualcosa dentro di lei si è spezzato e sta cercando di venirne a capo prendendolo per i capelli. letteralmente!

E niente, gennaio, con le sue aspettative che si fanno aspettare e le prerogative perse in partenza, è un altro esempio classico di quanto possa essere coadiuvante un taglio di capelli, un cambio di colore o una rimessa in forma della chioma.

Noi donzelle necessitiamo di vederci belle e spesso non c’è nessuno che ci faccia sentire tali, ergo ci rivolgiamo all’unico uomo che è in diritto di tirarci i capelli… il parrucchiere!

...giusto una spuntatina...
Giusto una spuntatina…

Io, che ho vissuto un’adolescenza e una prima giovinezza di lunghissimi ciuffi castani, mi sono ritrovata trentenne a volere un taglio corto e un colore deciso e oggi mi ritrovo rossa fuoco, con il corto che si sta trasformando in lungo e il dubbio amletico: ce la farò a resistere e a non tagliarli prima del tempo?!

Chissà…

Comunque, io che sono una che alle cose ha sempre dato un nome e mi ci sono sempre rivolta manco fossero una persona, quando tagliai i capelli ricordo che scrissi loro una lettera, una specie di sentito commiato per ringraziarli del lavoro svolto e per dimostrare loro il mio affetto imperituro…

Non che la cosa possa interessarvi particolarmente, ma io ho trovato terapeutico farlo, un modo dolce di far coincidere una cosa un po’ traumatica come lo stravolgimento del look, con la volontà di vedersi più nuove, più belle…

cari capelli vi scrivo...
Cari capelli vi scrivo…

Cari capelli questa lettera è per voi. 

Oggi finisce la vostra onorata carriera e io vi ringrazio per essermi stati in testa per tutto questo tempo. 
La vostra missione non era delle più semplice, una testaccia dura piena di pensieri da incoronare non è una passeggiata per nessuno, ma voi ve la siete cavata egregiamente. 
Oggi decido di [far] mettere le mani alle forbici [da uno bravo!] e per la prima volta sarò corta corta! 
Non è semplice abbandonare i propri fedeli soldati, ma in questo momento dobbiamo separarci; voi siete troppo sfibrati e cupi, io ho troppa energia in circolo per trattenervi. 
È giusto così. 
Non dimenticherò mai i cucuzzoli improvvisati in discoteca, quando arrivavi con la piega impeccabile e dopo mezz’ora ti si appiccicavano ciocche fin sotto le ascelle; sarà dura anche scordarmi del mio visetto incorniciato da quelle stroppe che non mi hanno mai convinta, ma che ho sempre tanto benvoluto. 
Lasciate dei nostalgici veri.
Mia sorella, che non mi dà corda perché spera che, alla fine, io oggi me la dia a gambe; mia madre che, ancora non mi hanno messo le forbici in testa, è già lì che piange, perché “la sua bambina” dovrebbe avere tutta la vita lunghe trecce ed è oltremodo turbata; la mia amica Annina, per la quale l’altezza [del capello] è mezza bellezza.
Con rispetto parlando, faccio questa cosa per me e per me soltanto! Un calcio all’altrui opinione, perché è troppo forte  la voglia di un ricalcolo a vita nuova, proprio oggi che il nuovo anno ancora strizza l’occhietto per diventare il migliore mai vissuto! 
Tanto più che, alla fine, sarà quel che sarà. 
La cosa bella soldati, è che vi taglio, mica vi estirpo!
Ricrescerete a vita nuova e mi darete altri bei ricordi, non ne abbiate a male, ma ora non è proprio cosa…
Voi rientrerete in servizio a cose fatte soldati, io nel frattempo vi lascio rompere le righe, congedati a tempo determinato!

di Alice Nember