Masterchef Docet: cosa non voglio più vedere al ristorante

Non so voi, ma io, da quando c’è stato l’avvento dei cuochi in tv, sono diventata decisamente più esigente al ristorante. Oh, non so che cosa dirvi, mi lascio trascinare dal grembiule: le considerazioni di Cannavacciuolo a “Cucine da incubo“, Simone Rugiati che sconsiglia determinati abbinamenti a “Cuochi e Fiamme“, Cracco che fa volare piatti a “Hell’s Kitchen“, Barbieri che condanna i mappazzoni a “Masterchef“, sono stati tutti stimoli utili a farmi diventare iper critica nei confronti di chi fa svolge il lavoro di chef o di ristoratore in genere.

...però lui può fare quello che vuole...
Però lui può prepararmi quello che vuole…

Certo, non che io ne abbia le credenziali, ma se la mia adorata Selvaggia Lucarelli ha fatto la giudice a “Ballando con le stelle“, non vedo perché io non debba sentirmi più che autorizzata a censurare determinati mala comportamenti da locale…

Che poi, non so se me ne sono accorta solo io, se sia l’avvento dei social o una cosa avvenuta in seguito allo stesso motivo per il quale io mi improvviso critica gastro-comportamentico, ma non vi pare che l’ondata gourmet abbia preso a espandersi come un’epidemia dilagante?

Certo, attualmente la cucina è di moda e diversi sono gli imprenditori che decidono di investire nel settore (non tutti, ahi-loro, con il successo del sexy Bastianich), ma l’improvvisazione non porta sempre cose buone, nemmeno a teatro, figuratevi ai fornelli!

Tipo, solo perché pensate di saperlo fare, non è detto che siate in grado di impiattare così bene da giustificare 30 euro per una cacio e pepe, servita nel tegamino!

state a fare tanto i sofisti, allora servitemela in una pentolona la cacio e pepe!
State a fare tanto i sofisti, allora servitemela in una pentolona la cacio e pepe!

Ora che avete assaggiato la mia vena polemica, scommetto che non vedete l’ora di conoscere i miei DIVIETI rispetto a certi trend culinari, oggi in voga, e che a me fanno venire l’orticaria da stress!

FIORI EDULI

Se l’espressione è più o meno quella che avreste davanti a un teorema di algebra scritto da un premio Nobel, non vi preoccupate: nella vita sapere che cacchio sia un fiore edule, non vi servirà a un cavolo di niente. No, nemmeno se siete propensi all’arte culinaria, perché è ora di finirla con sta primavera nel piatto! Vi pare che io sia quella che fa “ciao” ad Heidi?

TOPPING SUL DESSERT

...non sapevo il torroncino sapesse di cioccolato esattamente come il cioccolato!
Non sapevo il topping servisse anche a rendere ancor più brutti, dessert orrendi…

Che sia budino, creme caramel o semifreddo; che lo abbia preparato la nonna Pina, lo abbiate comprato dal fornitore in serie, o venga dalla pasticceria di Iginio Massari, voi, cuochi pasticcioni, ci piazzate mezza tola di topping. E la domanda è una: perché? Io non ho il palato assoluto, quella capacità di scindere e discernere i gusti in modo azzeccatissimo, ma vorrei riconoscere un minimo i vari sapori delle cose: se tu mi piazzi quel coso appiccicoso, io solo quel coso appiccicoso sento e allora perchè non mi porti direttamente un chupito di quello e la facciamo finita?

PIOGGIA DI PREZZEMOLO

Che non me ne abbiano gli ortolani, ma mi spiegate l’utilità al mondo del prezzemolo? No, perché, lo ammetto, io sono ignorante, ma questa verde foresta che mi piazzate nel piatto, a me fa venire solamente l’orticaria! A parte che si incastra subdolamente tra i denti, rovinando la migliore delle cenette intime, ma poi ha un sapore ininfluente e una consistenza evitabilissima… perché me la dovete propinare? Ma lasciamo che impesti i campi, piuttosto che i nostri piatti, no?

ACETO BALSAMICO

...sulle pere? ma perché? numi santi, perché?!
Sulle pere? Ma perché? Numi santi, perché?!

Nel 2017, con tutte le salse e salsine provenienti da tutto il mondo, ci sono cuochi che ancora reputano chic mettere lo schizzo di aceto sul piatto. Io non so esattamente perché, magari hanno preso alla lettera la definizione di arte culinaria e si sentono novelli Pollock, anche se hanno una trattoria a Pontevico, in provincia di Brescia. Forse la pubblicità che dice che sta bene dappertutto li ha convinti. Magari, io non lo so, ma c’è una cosca segreta, una mafia dell’aceto balsamico, che lo impone come pizzo a tutti i ristoratori…

APERITIVO NEL VASETTO 

Non so chi abbia iniziato, a Brescia è stato il “Mon Petit Bistrot”, e mi è parsa un’idea adorabile. Tre, quattro anni fa. Poi, come per magia, tutti i locali iniziarono a servire i propri cocktail esattamente in quegli stessi barattoli. E lì iniziarono a girare i maroni a me! Perché, io dico, a parte che a me ricorda la marmellata delle zie, ma poi sono scomodi e stra-visti… bicchieri normalissimi, 10 euro 50 pezzi, no?

di Alice Nember