Unicef Italia e le risposte ai tweet razzisti

Ogni giorno un social media manager sa che dovrà rispondere a tantissimi commenti, talvolta di hater. Ma se lavori per Unicef Italia sai che sarà ancora più dura, in un clima di razzismo e intolleranza come quello che viviamo, soprattutto dopo aver pubblicato un tweet su Twitter in difesa del proprio operato in mare, in collaborazione con la Guardia Costiera, per salvare i migranti che rischiano di annegare in mare mentre sono in viaggio verso l’Italia. Un tweet semplice, che ha scatenato molte polemiche.

Il tweet di Unicef Italia

Rispetto per chi soccorre, rispetto per chi soffre, rispetto per chi muore, nessun rispetto per chi infanga“, questo il tweet pubblicato insieme alla fotografia di due persone che salvano in mare una bambina. Un messaggio in risposta a chi punta il dito contro le Onlus che aiutano i migranti in mare, considerate come dei “taxi” e non dei soccorritori.

Il tweet invitava semplicemente a rispettare non solo chi soccorre in mare persone in difficoltà, ma anche a rispettare i migranti che attraversano il Mar Mediterraneo in condizioni rischiossime, mettendo a rischio la propria vita, per fuggire da guerre, soprusi, violenze. Ma c’è chi ha continuato ad accusare la ONG anche di avere la coda di paglia.

A ogni singolo tweet di odio, il social media manager ha risposto a tono, pubblicando dati, percentuali, studi, ricerche, pagine con i bilanci dell’organizzazione e spiegando come funziona il lavoro dei soccorritori e quali sono gli stipendi di medici e operatori impiegati in missioni umanitarie di una portata inimmaginabile!

Un duro lavoro fatto egregiamente (gli stringerei la mano se potessi!), per dire basta ad accuse prive di fondamento: non dimentichiamo che i migranti sono esseri umani come noi e meritano tutto il nostro rispetto. Così come lo meritano le persone che cercano ogni giorno di evitare le stragi del mare. Inutile piangere di fronte a bambini riversi senza vita sulla spiaggia, se poi il giorno dopo ce ne dimentichiamo e torniamo a essere i soliti “Salvini” della situazione!

 

di Redazione