Essere una Malamamma. Manuale d(‘)istruzione

 

La primissima volta che ho avuto voglia di avere un figlio, ero in un bagno dell’autogrill. Avevo fatto tre ore di macchina dopo un concerto a Bologna ed ero piena di birra. La maglietta corta ed estiva, tipica di quegli anni, aveva creato in me una curiosa figura riflessa in uno specchio pulito l’ultima volta credo anni prima. Mi si intravedeva un gonfiore buffo alla pancia. Io stecchina come non mai e con l’endorfine scatenate dalla musica di qualche ora prima, comincio a guardarmi e a girarmi pianissimo di lato.
Eccolalà, una perfetta pancia da settimo mese.
Eccololà la prima volta che mi viene in mente di avere un figlio deve essere sull’autostrada del sole, sola e con più birra che sangue nelle vene. (oh, non guidavo io tranquilli).
Anni, e neanche tanti anni dopo, rimango incinta.
Fico” dico io. “Sei pazza” dicono gli altri. Che vi frega penso io. “Ma come farai” urlano gli altri. “Oh mo cominciate un po’ a romperei coglioni!” ringhio io. “Vedrai tu come ti cambierà la vita” stridono gli altri.

Che poi proprio torto non avevano; i primi due anni sono un po’ complicati, poi la rivelazione:

Non sono io che devo cambiare, ma è il cambiamento che si deve adeguare a me. 

BAD MOMS
Mila Kunis in una scena del film Bad Moms – Mamme molto cattive

E in questo caso, il mio cambiamento si chiamava maternità.
Non dovevo imitare mia madre, non dovevo comportarmi o muovermi come le altre madri, non dovevo parlare, guardare, EDUCARE, pensare come loro, o come io pensavo si sarebbero comportare loro; semplicemente sono io che, ora, oltre ad essere Elisa, ero diventata anche una mamma. Credo che questo sia essere e sentirsi una malamamma, qualcuno in grado di quantificare serenamente i propri limiti e accettarli con ironia e un pizzico di sana disperazione, proprio la stessa disperazione che però si trasforma in forza (e mai in arroganza) nei momenti più difficili. Una malamamma non segue schemi precisi, non si limita a rifare quello che sua madre le ha insegnato, una malamamma strappa e reinventa.

Una malamamma osserva amorevolmente il figlio di giorno e il proprio sedere la sera, Una malamamma ha bisogno di spazi, di vie di fuga e lo dice, lo urla e lo ammette e chiede aiuto e in cambio regala altro aiuto ogni volta che le viene richiesto. Una malamamma ha più problemi sentimentali a quarant’anni che quando ne aveva venti e si incarta con la vita senza mai dimenticare di rimanere comunque una faro fiero e sempre presente per i suoi figli. Una malamamma sbaglia un sacco di volte, e recrimina con fierezza il suo diritto a sbagliare.

E poi una malamamma RIDE sempre. Oh ma le avete viste quelle donne in macchina piene di non-sorrisi?!

BAD MOMS
Una scena del film Bad Moms – Mamme molto cattive

Poi ci sono dei punti fondamentali, degli elementi quasi iconografici sia materiali che comportamentali:

– cucina composta dall’ottanta per cento di pentole totalmente bruciate;
– occhiali da sole incollati anche alle tre di notte sul naso;
– narcolessia perpetua;
– lapsus Freudiani “mia sorella/mia figlia” pronunciati costantemente davanti a insegnanti o presidi o parenti lontani;
– certezza che i soldi per un paio di scarpe esisteranno sempre;
– professionista nel dribblare riunioni scolastiche con annessa elezione a rappresentante di classe;
– aperitivi;
– sesso;
– odio per i bambini anche se tu con i bambini ci vivi da almeno cinque anni;
– odio per la campagna anche se mi offri un pranzo col vino della casa ci vengo di corsa;
– svegliarsi tardi;
– sensi di colpa indossati come tre gocce di Chanel: ci sono e sono pure portati sulle spalle con gran stile e eleganza.

 

Ed è per questo e per molto altro, per le amicizie di questi ultimi anni, per le bevute con le mie mamme, per il mio nuovo compagno, per sentirmi ancora come la ragazzetta piena di birra dentro la pancia, che ho quasi pianto nel vedere la prima volta il cartello del film BAD MOMS. Finalmente un film su di noi, donne neanche lontanamente perfette che casualità ha voluto farle diventare madri. Questa commedia prende spunto da ognuna di noi in quel preciso momento in cui dentro una vocina ci dice “mo basta, ora ti alzi, smetti di fare tutto quello che stai facendo per cercare di essere una perfetta madre e ricominci ad essere te stessa.”

Bad Moms è la consacrazione proprio di questo: voglio il meglio per mio figlio, ma anche essere libera di poter sbagliare, di farmi vedere fragile, anche se giuro io darò il meglio. Ed è proprio questo che il film fa uscire fuori. La rottura, l’anarchia e un bellissimo finale, proprio lo stesso finale che ognuna di noi ogni giorno meritiamo.

BADMOMS
Locandina ufficiale del film Bad Moms

La perfezione può diventare una gabbia tanto quanto un’ossessione, una malattia, un amore perverso. Sono le sfumatura a creare l’imprevisto e la certezza di vivere e non sopravvivere; solo così io potrei fare la madre, e fortunatamente solo così gli autori (stessa super coppia di “una notte da leoni!”) hanno deciso di scrivere questa commedia, prendendo spunto dalle loro mogli e scegliendo attrici con cui lavorare, anch’esse mamme.

“Non pensavamo di scegliere attrici che fossero anche madri, ma poi sentivamo chi non aveva figli, parlare in maniera troppo dolce dei bambini, cosa che invece le nostre attrici, tutte madri, non hanno mai fatto, anzi!”

Esattamente questo. Nessuno ama zuccherare il concetto di bambino se un bambino lo ha a casa. Nessuno. Ammetterlo un po’ da tutti sarebbe un passo fantastico di grande umanità e rispetto per tutti noi grandi e piccini. Perché quando tuo figlio ti strappa via pezzi di vita, è dura. Punto. Altro che foto su Instagram da filtri spumeggianti. Ci si chiude in bagno a chiave a piangere, altroché.

Essere una Malamamma a volte può essere autodistruttivo e contemporaneamente liberatorio sia per noi che per tutte le persone che ci circondano grandi e piccole che siano; le stesse persone con cui si parla del figlio quando bisogna drizzare le antenne per qualsiasi problema, e bersi bottiglie di prosecco di martedì quando invece c’è in noi qualcosa che non va.

Sono felice. Questo film è felice.

Viva noi.

 

di Elisa Giani