Il punto G di una malamamma

 

Ho sempre avuto una propensione a guardare documentari che raccontassero la vita di qualche assurdo medico del novecento e degli studi che svolgevano nelle loro piccole botteghe.
Ovviamente i miei preferiti erano i ginecologi o, meglio, coloro che ai giorni nostri poi sono stati chiamati “sessuologi”.
Ma non fatevi diventare le gote rosse. La mia curiosità non è mai andata a toccare corde spaventosamente intime. Semplicemente mi incuriosiva come alcune persone possano spingersi a trasformare scientifico qualcosa di assolutamente umano, come il sesso.

Però fico, anzi, meglio per noi.

Tipo il punto G e la sua storia.  Infinite ricerche e ancora nessuno che riesce a capire cosa sia, dove sia e soprattutto se esiste veramente. Ci sono persone che hanno passato e ancora passano l’intera vita a cercare di teorizzare un centimetro quadrato di un ipotetico femmineo corpo per poi darsi, credo, una pacca sulla spalla.

E io questo lo trovo parecchio divertente.
Che poi alla fine, ma che ve ne importa.
La vostra compagna/donna è felice? E allora basta.
Non lo è? Rimediate.

Invece, non ho mai trovato manco un documentario su una mezza ricerca riguardo i ben più delicati punti G di una mamma.
Cioè non ho mai conosciuto anche solo contestualmente un cristo di medico che si mettesse lì a studiare cosa e non cosa rende felice, ma veramente tanto, un mamma.
Come se raggiungesse un orgasmo. Oppure no. E di queste sensazioni ne ho a bizzeffe. Oddio, non proprio uguali, ma la sostanza è pressoché la stessa.

Perché in fondo siamo treni e solo se ci fermiamo in qualche stazione, qualcuno si accorge che la locomotiva non fischia più. Ma quel fischio, quel rumore, chi lo fa? O meglio, grazie a chi viene fatto?

Io non voglio fare una sviolinatura, né essere troppo dolce e romantica, ma ci sono momenti in cui credo che forse solo grazie a Margherita che si continua ad andare avanti, che riesco ad acchiappare tutte le stazioni ferroviarie senza fare ritardo; che solo con lei riesco ad essere felice, solo con lei ho trovato il mio punto G.

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Il punto G di una malamamma

“G” COME GIOSTRA: sali su e non si ferma mai, non quando sei stanca, non quando sei malata, non quando vuoi mollare. E questo insegna tanto. A guardare poco il passato, a chiarirti bene quale ipotetico futuro ti aspetta, ad assaporare meglio il presente e a non agitarsi troppo, altrimenti si vomita.

E questo mi piace.

“G” COME GRAZIE: allora dì grazie- grazie- bene brava. Ma noi lo diciamo sempre così quanto lo pretendiamo dai nostri figli? Non credo. Avere un figlio significa anche e soprattutto confronto con se stessi e wow! che comuni mortali che siamo.

E questo mi piace.

“G” COME GIOIA: perché sarò banale, ma potete darmi tutti i soldi del mondo, tutti i lavori del caso, tutte le feste del pianeta, ma mai MAI nessuno riesce a farmi sentire come lei.

E questo mi piace.

“G” COME GRANDE: non tutte le cose riescono quando si vogliono fare. Io volevo entrare in Accademia del megamondodellarecita e non ci sono riuscita, poi dopo sei mesi mi ha cominciato a crescere la pancia. Grande volevo essere, ma grande con il cuore piccolo. Grazie a Mina ora sono piccola con un cervello da grande.

E questo mi piace.

“G” COME GRADINO: quanto ti sei fatta male su quell’angolo malefico. Piena di sangue guardavi solo me. Solo io potevo aiutarti. Solo io potevo consolarti e stringerti la mano. Tu rannicchiata tra le mie braccia che mi facevi sentire Batman. Io solo per te.

E questo mi piace.

“G” COME GENIALE: non ho mai avuto tante idee come in questo momento della mia vita; da quando sono mamma. Margherita è un vulcano di energia che mi spara in testa ogni singolo giorno come fare e affrontare. Non scriverei se non fosse per lei, non farei nessuno dei miei lavori se non fosse per lei.

E questo mi piace.

E poi G come Gigantesco sforzo, Gigantesche risate, Giganteschi sacrifici, che solo la mamma sa di poter affrontare. Perché affrontarle significa comunque gioire, stare in un luogo remoto e diverso da tutto e da tutti; noi siamo in paradiso, lavando i piatti non saltiamo di gioia, ma se non lo facessimo ci sentiremmo diverse e quel fattore G non lo sentiremmo e tutto sarebbe strano.
Il punto G di una madre è semplice e inarrivabile. Prezioso, silenzioso e inspiegabile.

Tipo quello più famoso, ma molto molto di più.

di Elisa Giani