La mia vagina non è la tua vagina. Il Fertility Day.

 

Sono trascorsi circa 33 anni da quando per la prima volta ho conosciuto la mia Vagina. Era un pomeriggio di giugno e mia madre insieme al suo utero decisero che era il momento che io venissi alla luce. Mia madre, donna da qualche manciata di secondi, fu una delle prime femmine a crescere negli anni ottanta una figlia praticamente da sola.

Da quell’istante inizia la mia vita femminile, dove inizialmente pensavo che la mia cara amica Vagina fosse quella divertente fossetta dalla quale far fuoriuscire la pipì; col passare del tempo sia io che lei cominciamo a cambiare, a mutare a diventare grandi, lei assieme ad altri due grandi amici dalla grande sincerità. Cuore e Cervello. Ecco forse proprio loro verso i quattordici anni cominciano a creare i veri problemi; litigano, non si parlano per giorni, ognuno che pretende sempre di avere ragione sull’altro. E lei, la mia Vagina, sempre lì, in silenzio a godersi timida lo spettacolo.

Le cose però cominciano a cambiare. Le ragioni di lotta e di pace fra Cuore e Cervello, cominciano a vacillare, cominciano a chiedere di essere sostenute anche da altro, cominciano a non essere più sufficienti per alimentare superficiali frustrazioni altalenanti. Perché qui ci si rende conto che a essere diventati adulti non solo solo loro, ma anche tutto il resto del corpo, le spalle, i fianchi, il culo, le tette e naturalmente la vagina. Ci si rende conto finalmente un po’ tutti insieme che qui siamo di fronte a una donna bella e fatta, ovvero me.

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Chi ha scritto questa campagna?

E quando si è donna si comincia un nuovo percorso, si lasciano i diari nel cassetto e si spera di sostituirli con tutti quei sogni che vuoi diventino concreti. Ma da donna so perfettamente quanto questo sia assolutamente soggettivo e da donna formatasi dopo l’anno 2000 so ancora di più quanto ogni aspirazione debba necessariamente essere sostenuta da un’unica cosa: se stessi. 

Per questo, con una tutta me fatta grande, giravo bella bella fra i vicoli di Roma cercando la soluzione migliore per la mia vita.
Per questo, con una tutta me fatta grande, mi innamoro e faccio una figlia senza neanche aver finito la laurea.
Per questo, con una tutta me fatta grande, cerco ogni giorno di continuare a credere in me stessa cercando di essere una buona mamma e una donna onesta e socialmente autonoma.

Per questo, quando ho letto ieri sera dell’assurda campagna del ministro Lorenzin, un po’ volevo vomitare.

Ormai sappiamo tutte cosa sta succedendo, la notizia è sulla bocca non solo di tutti, ma anche della prima pagina di ogni testata, cercherò quindi di riassumerla in pochissime parole.

Il nostro Ministro della Salute, pensando di onorarci del suo lavoro portando nelle piazze un organizzatissimo dibattito rivolto alla fertilità sia dell’uomo che della donna, è riuscita tramite una campagna pubblicitaria avulsa da qualsiasi messaggio positivo, a fare forse la più grande figura di merda politica degli ultimi quindici anni.

Perché, attenzione, sostanzialmente l’intento era anche ammirevole! Ovvero, io grande capo spendo soldi e organizzo una fitta rete informativa per aiutare chiunque volesse a capirci qualcosa di più su un tema abbastanza delicato, ovvero l’intenzione un domani o magari nell’immediato di avere dei figli. Fin qui, a parer mio, non ci vedo nulla di sbagliato. Tante ragazze sotto i vent’anni non conoscono la calendarizzazione del proprio ciclo, così come tante donne hanno problemi a rimanere incinta e per questo, impanicate, non sanno da che parte iniziare per farsi aiutare.

Quindi ok, cazzo, sei brava.

Però poi ecco che la mia amica Vagina mi dà un colpo, mi guarda e scuote la testa (sì, lo so, ma fate finta che abbia la testa su). Perché quello a cui sto assistendo non è tanto un aiuto, quanto più una pretesa:

Io Stato pretendo che mo tu donna o uomo ti svegli perchè devi figlià.

Ma non tanto perchè stiamo assistendo a un calo demografico (vero), non tanto perchè la Santa Madre Chiesa in questo paese teoricamente laico rimarrà sempre al di sopra della nostra costituzione. No. Qui l’intento è un altro.

Il controllo.

Controllare che tutto rimanga uguale, per queste persone è la priorità. Controllare che i Cattolici appoggino gli spot, che si schierino contro le femministe che a loro volta ricomincino a chiudersi dentro le loro biblioteche blindate, studiando metodi di rivolta insurrezionale contro quei quattro politici che credono di fare del bene. Vogliono continuare a controllare giovani laureati e laureate incazzate perchè, signore mie, è impossibile che lo stato possa scrivere certe cose, quando la gente non sa più dove sbattere la testa per trovare un lavoro e tirare a campare. 

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Ma che davvero?

Non è cognitivamente possibile vedere una donnina con la clessidra e una faccia da cazzo e cominciare a pensare “ma sti cazzi al lavoro ora faccio due figli e chi vivrà vedrà“. Non siamo scimmie. Non è umanamente possibile incolpare genitori con un solo figlio o ragazzi che a vent’anni si vogliono godere la vita. Non siamo maiali.

Qui non si tratta solo di mala pubblicità, qui si tratta di un folto gruppo di potenti che rintanati dentro una finta torre d’avorio, pensano di poter dire e fare quello che vogliono, riuscendo oltretutto a spaccarci in due.

Questi comportamenti scorretti, queste vignette di dubbio gusto portano alla compravendita della nostra autostima, della mia fertilità, del mio utero, della mia vagina, che felice di aver contribuito alla nascita di una magnifica bimba, ora, in accordo con Cuore Cervello e ogni sua cellula amica, non ha più intenzione di continuare su quella linea, bensì di godersi la vita.

E non devo di certo dare spiegazioni a nessuno e non dovrei di certo dare spiegazione neanche a un cartellone che glorioso della sua pochezza si innalza sopra la mia casa additandomi cruentemente di quanto io sia diversa da come qualcuno verrebbe che io sia. Ovvero donna, madre, possibilmente di due o più figli, giovane e felice, manco fossi Barbie.

La libertà di giudicare il proprio corpo deve essere esclusivamente appannaggio del proprietario del medesimo. La libertà di fare ciò porta alla libertà di pensiero che porta alla libertà di azione che porta al rispetto delle diversità e a una coscienza maggiore di chi circonda la tua esistenza. La libertà di coscienza è l’arma più grande che un popolo possa desiderare ed è esattamente ciò che vogliono farci dimenticare di volere. 

Le fazioni pro o contro questa aberrante e sconcertante giornata sono fuffa. Concentriamoci sul pretendere di essere autentiche, come la nostra vagina, che si diverte quando vuole divertirsi e sola e malinconica aspetta il suo turno per il vero amore.

Altro che Fertility Day…

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Altro che #FertilityDay

di Elisa Giani