La pancia è mia: essere donna vuol dire essere madre quando si vuole

(sottofondo musicale: L.A. Woman The Doors)

Se c’è una cosa di cui sono sicura, è che io sono stata un essere voluto sul filo del rasoio.

Questo non mi ha mai dato fastidio, anzi, proprio grazie al fatto che mia madre per i primi tre mesi abbia costantemente pensato di interrompere la gravidanza, mi ha sempre dato una certa adrenalina, come se cacchio, non posso sprecare questa vita, l’ho avuta per il rotto della cuffia, su Elisa, attivati! Ecco, una cosa del genere. Credo che anche mia madre abbia trasformato la propria esistenza una volta raggiunta la sua scelta, iniziando un percorso per lei magnifico e fondamentale e che ancora oggi, proprio grazie a me, a noi, al casino che facemmo insieme trent’anni fa, lei sia la persona che avrebbe sempre voluto essere, o quasi.

E sì, me la sono vista brutta, bruttissima, poteva esserci un’amica sbagliata col consiglio sbagliato e io a quest’ora non ero qui a scrivere; poteva succedere di tutto, ma la cosa fondamentale, la cosa più alta, più bella, più trascendentale per me è che mia madre ha condotto la propria vita, la propria gravidanza in maniera totalmente libera e indipendente; in maniera libera e indipendente ha scelto se interrompere o no e, sempre in maniera libera e indipendente, ha SCELTO di essere madre.

Questo succedeva nel settembre del 1982.

Torniamo ai giorni nostri.

Mia figlia qualche giorno fa mi guardava con occhi strani, io presa da un attacco di tenerezza (forse stavo ovulando, non mi era mai capitato), l’ho presa me la sono coccolata in braccio e le ho chiesto cosa fosse successo, cosa avessi fatto, e lei risponde:

“mi hai tagliato i capelli mamma, ma hai scelto un taglio troppo corto; ora la testa è la mia, i capelli sono i miei, ti prego di non farlo più, o almeno la prossima volta cerca di trovare un accordo con me”.

Questo succedeva sabato scorso.

Sabato 1 febbraio 2014.

Il giorno in cui tutta la Spagna e tutta l’Europa è scesa a manifestare contro il progetto di legge del ministro della giustizia spagnolo, che intende vietare l’aborto come libera decisione della donna, limitandone il ricorso a casi gravi, ad esempio una violenza sessuale.
Il motto naturalmente è stato:

“MiBomboEsMio” la pancia è la mia.

E ancora oggi, due giorni dopo le manifestazioni, non riesco a capire se ho sia una madre che una figlia totalmente libere e intelligentemente pronte ad usare la propria coscienza, o se loro sono essere normali, con un senso naturale di proprietà nei confronti del proprio corpo, e il mondo invece una massa di persone che un po’ sta facendo tipo il passo del granchio, no della sardina, no… oddìo, qual è quell’animale che per andare avanti, cammina all’indietro?

No, perché io non capisco, allora io faccio sesso, io faccio un errore, io ci penso più o meno alcuni giorni, io capisco che la persona che dovrebbe essere il padre di mio figlio non va bene, io vedo che ho 17 anni e voglio un futuro diverso, io che non riesco ad arrivare a fine mese, io che sono tutta lavoro, io che ho già due figli, io che decido di abortire, di occuparmi di prenotare l’ospedale, il consultorio, di andare lì, di sdraiarmi, di aprire la mie gambe, di desiderare in quel momento di stare da tutt’altra parte, io che sento dirmi il termine “raschiamento”, io che comunque sono forte e la vita va avanti, io che se lo dovesse fare un uomo avremmo un mondo di depressi, io che torno a casa e mi tengo due giorni di ferie e poi il mondo continua a girare, io che non vorrei, ma ora devo farlo, e per farlo dovrei chiedere il permesso a TE?! E perché?! Secondo Te tutti gli Io citati si fermano davanti ad un decreto legge? Non vanno ad interrompere lo stesso la gravidanza in luoghi pericolosi e per nulla sicuri? Secondo Te non si sentiranno in colpa ancora di più di quanto l’azione in sé non le farà sentire, perché uh, guarda caso il caro ministro è un UOMO, neanche è come noi, neanche sa cosa vuol dire avere le tette che ti crescono a 13 anni e il ciclo mestruale, non sa cosa siano gli ormoni e non sa nella maniera più assoluta cosa voglia dire essere donna.

Mia figlia, una bambina di sei anni, capisce che neanche io che sono la madre posso decidere sul suo corpo al 100%, come può permettersi una singola persona di decidere per tutti gli uteri esistenti in Spagna?

E tutte le donne che sono scese in piazza sabato non hanno lottato per l’aborto, perché abortire non è bello, ti toglie un pezzo di te e nessuno te lo ridarà mai; lottavano per una libertà che la donna deve avere, per un’azione che ad oggi non può essere ancora indagata come legale o no. È e deve rimanere sempre una decisione della donna, la donna deve essere libera, la donna deve decidere come, quando e con chi diventare madre, perché la maternità non è la cosa più bella del mondo o almeno non lo è per tutte le donne, e tutte le donne hanno il diritto di manifestare la propria indole.

Che facciamo, condanniamo il razzismo e poi additiamo un aborto? Ci occupiamo ipocritamente di poche cellule senza guardare la persona che le contiene?!

Io non ho mai interrotto nessuna gravidanza, ho avuto mia figlia nel pieno della mia felicità e nel pieno delle mie facoltà intellettive ed emozionali, e non so se un giorno usufruirò della legge 194;

voglio solo essere libera, libera di ragionare, di scegliere, di affidarmi alla mia coscienza senza sentirmi sbagliata.

O forse solo libera di pensare come una bambina di sei anni e scegliere come una donna degli anni ’80.

di Elisa Giani