Nessuno tocchi Nessuno. La libertà di opinione comincia a renderci malati

 

– Sai amore, quando sarai grande ti succederà questa cosa, avrai occhi solo per i maschietti.
– No mamma, ma che stai dicendo.
– E invece è così, sarà così. E sai cosa accadrà? Che poi ce ne sarà uno talmente tanto bello che ti trascinerà a lui, come una calamita, e quella si chiamerà attrazione. E ti ci avvicinerai talmente tanto che i vestiti vi saranno di intralcio e toglierete anche quelli, e poi avrete voglia di stare ancora più vicini e questo vi porterà a unire i vostri corpi.
– E come?
– Il suo pisellino abbraccerà la tua patatina.
– Madonna mia ma che schifo.
– Certo! Ora ti fa schifo perché sei piccola e queste fortissime sensazioni, queste assurde emozioni ancora non sono cresciute in te. Ma vedrai che quando il tuo corpo si modificherà anche la tua curiosità crescerà e così il bisogno solo di giocare con i maschi diventerà anche qualcosa di più, e sarà bellissimo perché il segreto è trovare la persona giusta. Come con il caffè. Il caffè non si può fare con la teiera, giusto?
– Giusto.
– Così il sesso, perché sia una cosa bella da vivere, magica e incredibile, dovrà essere vissuto al momento giusto con la persona giusta.
– E quando dovrò diventare una caffettiera per il caffè?
– C’è ancora un po’ di tempo amore mio.
– Meno male, perché a me questa cosa qui dei corpi nudi ancora non mi convince molto.

Quando oggi dalla redazione mi hanno chiesto di scrivere questo pezzo, ho cominciato a grattarmi forte il naso. Sapevo a cosa sarei andata incontro. Sapevo che leggere, studiare questi tre eventi più a fondo, mi avrebbe spezzato il cuore e così è stato.
Io non sono una sociologa, una giornalista né un’opinionista. Io sono Elisa che oggi pomeriggio piange tre donne la cui vita è stata spezzata.

Facciamo un piccolo passo indietro.
Sulla bocca, anzi sulla tastiera di tutti, in questi giorni rimbalzano le tre seguenti storie (non faccio nomi, ripeto non sono una giornalista di cronaca, mi interessa il cuore della faccenda):

– una ragazza muore, impiccata. La causa è un video amatoriale diventato virale. Lei pratica una fellatio, si fa filmare, lo fa girare fra alcuni suoi “amici”. Il video diventa il tormentone mediatico dell’estate 2015. I commenti, gli insulti, i cori da stadio infiniti.

– una ragazza viene violentata. La comunità del suo paese tace. La madre era a conoscenza di tutta la faccenda. La madre tace. La cosa va avanti per circa tre anni. Gli abusi iniziano quando lei aveva quattordici anni. La cricca era composta da ragazzi, il più grande aveva trent’anni. Il silenzio, l’assenza, l’impotenza.

– una ragazza viene filmata. Lei completamente ubriaca viene letteralmente violentata dentro il bagno di una discoteca da uno sconosciuto. Lei non ricorda nulla. Lei vede il video e in sottofondo sente voci, anzi, risatine fuori campo familiari. Quelle voci sono infatti voci amiche, delle SUE amiche, che invece di aiutarla, filmano l’abuso e decidono che erano talmente tanto amiche che potevano serenamente prendersi la libertà di poter divulgare tramite una comunissima app, l’umiliazione più grande che una ragazza, una donna potrà mai vivere nella vita. La violenza, il tradimento, l’assenza totale di autocontrollo.

Per capire cosa sia successo, non serve una laurea in psicologia.
Qui le questioni che vorrei far emergere in realtà sono altre. Sì perché il tempo per leggere attentamente notizie riguardo i tre fatti è stato anche relativamente breve. L’elemento per me più difficile da digerire, infatti, non è stata purtroppo la mera cronaca dei fatti, bensì la cronologia dei commenti sotto a questi fatti. Da tempo mi soffermo sotto notizie più o meno forti, per leggere di grandi o piccoli uomini il cui unico scopo è quello di plasmare un’aggressione epistolare ad hoc all’interno dei social network. Ovviamente anche in questo caso non c’è stato alcun tipo di autoanalisi, di autocensura, tutti a scrivere la propria opinione su tre donne, su tre storie, su tre vite. Ho letto frasi tipo “se l’è andata a cercare“, “che si aspettava una troia così“, “ma quella è una madre di merda“, “queste ragazzine sono tutte puttanelle ormai“.

Ecco. Complimenti. Siete fantastici.

Mi chiedo però una cosa. Ma dopo aver scritto TROIA sulla vostra bacheca, dopo aver giustificato per l’ennesima volta il classico maschietto un po’ scimmia che non è riuscito a contenere il suo pisello per una minigonna, dopo aver chiarito al mondo virtuale la vostra opinione in merito a una donna morta suicida, dopo aver riempito di insulti un vostro “socio in commenti” solo perchè la sua misera opinione è diversa dalla vostra, dopo tutto questo, quando mettete il punto alla vostra frasetta sgrammaticata (sempre giustificata dal fatto che andate veloci come se io scrivessi scuola con la Q perché non ho tempo di ricordarmi le basi della mia lingua), ma vi sentite meglio?

Dormite meglio?
Scopate meglio?
Mangiate meglio?
Ma vi pagano?

In quale lato del vostro cervello non si accende quel neurone che dovrebbe farvi sentire lo stesso appagati senza la vostra sentenza riguardo l’ennesimo schifoso fatto di cronaca? E qui si sta parlando di tre, TRE donne morte stuprate e umiliate, e voi lì col vostro computerino a ingannare la vostra autocoscienza spicciola trasformando arroganza in libertà di pensiero. Perché ciò che è accaduto all’interno di queste tre vite accade anche a voi. Ci stiamo perdendo tutti dentro questa mostruosa bolla media-social-liberale nella quale tutto è concesso, tutti possono fare. Tutti possono dire. E nessuno stabilisce più dei limiti.

Noi tutti pratichiamo il sesso orale. TUTTI. Noi tutti ci dilettiamo con filmati a luci rosse. E allora basta. Limite. Questo video è amatoriale, questo video è privato, lo possiamo pure vedere, ma che senso ha essere noi stessi divulgatori dell’intimità più o meno sbagliata di un atto sessuale e delle persone che in quel momento lo stanno praticando.

Noi tutti sappiamo di cosa sia capace l’omertà. Distrugge popoli, paesi, culture. Noi tutti sappiamo anche però di mezzo c’è una ragazzina, che sa leggere e forse prendere d’assalto la sua vita -dal giornalista professionista al portiere sotto casa- forse è troppo. E allora basta. Limite. Questa sporca faccenda pubblica implica emozioni private e allora perchè accanirci sotto questi stramaledetti commenti.

Noi tutti ci ubriachiamo. La cosa renda a volte frizzanti serate memorabili. E capita che il porco è in agguato. E non puoi immortalare la tua serata perchè invece di fare selfie con la matita degli occhi un po’ impasticciata, ti ritrovi alla questura con una coperta addosso. E allora basta. Limite. Non credo ci sia il bisogno di seguire una violenza con il proprio cellulare, anzi no, scusate, adesso si chiamano SmartPhone, anche se hanno ormai troppo smart e pochissimo phone.

Quando accusiamo o giudichiamo qualcuno, non falsiamo anche noi quel limite? Non oltrepassiamo forse quella soglia del pudore, quello stesso pudore totalmente assente nelle vite di queste tre ragazze? Quando appiccichiamo sulla nostra bacheca la nostra personalissima teoria su quanto siano da “massacrare” quei ragazzi violentatori, non diventiamo parte del loro ragionamento, ovvero corpo (o mente o tastiera) forte in grado di schiacciare ciò che di più debole è sotto di noi? Perchè qui è tutto debole, solo per il semplice fatto che non è accanto a noi. Comodo, comodi. Quando vomitiamo la nostra vita falsata su instagram, non seguiamo la stessa trama della protagonista di quel video, con meno intimità coliardica, ma con la stessa IDENTICA volontà di auto immortalarci dentro un sistema binario che sembra sia più importante della vita reale stessa?

Tutti Moralisti.
Tutti Psicologi.
Tutti Criminologi.
Tutti Tuttologi, Detective, Sessuologi.
Applausi a voi.

 

Illustrazione: falmouth.ac.uk

di Elisa Giani