5 gruppi WhatsApp che non avrei mai pensato di avere

(sottofondo musicale: Milky Chance – Stolen Dance)
Si sa. I figli ti cambiano la vita come non mai. Ma proprio trasformano il tuo estremo scetticismo nel compiere determinate cose, in una palude di pazienza e gentilezza. Dal primo momento in cui noti che su un termometro di plastica compaiono due linee color puffo, il tuo cinismo è annientato, almeno per qualche anno.
Diventi tutta pucci pucci al limite della chioccia ansiogena e patofobica.
Ma non è poi questa la fase peggiore.
Perché qui sei giustificata; tutti sanno, tu compresa, che forse è solo un modo per dimenticarsi della tua vita passata. Cioè tu, io, noi madri diventiamo così perché i nostri neuroni si rifiutano di accantonare serate in motorino, viaggi all’ultimo momento, frivolezze poco raccomandabili: per cui, invece di cancellare, vi fanno diventare delle perfette cretine.

Però poi tale momento scompare.

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Non era meglio prima?

 

Perché questi figli si allungano; diventano autosufficienti sull’orlo della dipendenza e tu in quel momento, dopo cinque/sei anni di imbecillità totale, sei un po’ annebbiata; sembri un perfetto ventenne in Erasmus che si sveglia di domenica dopo ettolitri di vino rosso di paese ingerito.
Capisci poco. Per cui un po’ continui a creare frasette e ciccipucci dentro la tua testa, continui a credere che questa sia la totalità della tua vita, fin quando i neuroni non decidono di reimmettere in te il fardello più temuto da noi madri.

La possibilità che oltre a tuo figlio ci sia anche altro.

E allora tu un giorno ti svegli e non ti riconosci più; o meglio per riconoscerti lo fai ancora, cioè quella sei sempre tu, cellulite, smagliature e occhiaie ci sono, tette? Eccole lì, sempre pesantemente presenti; pancia? Presente.
Dopo la prima rassegna fisica anatomica consueta ecc,oli lì, i segni della tua maternità scema. E ricordi. E cominci a fare confronti.

-al posto di timbri di locali sotto il polso, ora hai macchie di pennarello per tutta la lunghezza del mignolo. Ovviamente indelebile. E rosso.
-assenza totale di braccialetti più o meno dignitosi. Presenza fissa di fili di strana fattezza con attorcigliati ciondoli di dubbio gusto. Di solito sono sassi trovati davanti scuola.
-non hai trucco colato post festone, no. Tu hai solo due guance ancora arancioni dalla sera prima, causa improvvisa vocazione della nana a diventare la prima truccatrice minorenne della storia. Probabilmente di film horror.

Però li accetti, perché con un sorriso tutto passa. Perché forse i neuroni poi cominciano a pensare “no ragazzi, tutta questa consapevolezza insieme poi fa sbarellare! Pronto ricordo della prima parola del marmocchio? PRONTO! Bene! Procediamo! INNESTIAMOLO!”

E così scampato il primo attacco di depressione da bagno, la tua mattinata riparte.
Ed è qui che il gioco si fa ancora più duro.
Perché poi prendi il telefono. Lo guardi. È pieno di messaggi.
Che bello? No, non è per niente bello.

Perché ci fosse un solo messaggio che riguardasse te.

La tua socialità è finita, morta e sepolta sotto una sfilza di gruppi di WhatsApp di cui tu faresti felicemente a meno.

Se non fosse che ormai proprio tali gruppi salvano il culo a te, alla tua maternità e soprattutto a tua figlia.
Ne ho contati cinque. Che mi servono, quello si.
Ma poi perché.

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#1: quello classico_gruppo classe.

È il più utile. Con questo gruppo svolgo i compiti non scritti da Margherita, organizzo scambio favori con altre mamme per piazzamento settimanale dei nani. Per servirmi mi serve!
Nota dolente: atteggiamento maniaco compulsivo nello scrivere principalmente di mattina. Alle otto. Quando quella mattina è sabato. Che se poi non rispondi sembri tu la stronza che manco ringrazia.

#2: quello agonistico_gruppo sport.
Io capisco la fatica di creare tornei e chiedere adesioni. Ma perché ogni volta che ho il 12% di batteria e sono senza carica, l’allenatrice di Margherita deve scrivere “partita in tal giorno, chiedo conferma da tutti” e da lì smitragliata di e di no con conseguente morte certa del mio fidato amico elettronico? Ma un foglio fuori dalla palestra col calendario, no?

#3: quello ludico_gruppo feste.
Se è febbraio e mi si invita alla festa di chicco X del 20 maggio, secondo voi io posso dare risposta? Ma soprattutto, secondo voi, poi io sarò in grado di ricordarmi che dopo tre mesi c’è il compleanno di tuo figlio.

#4: quello fantasma_gruppo monoavviso
Magari capita una svendita, una mostra per bambini, un voler semplicemente stare insieme. Così 99 volte su 100 accade questo:
Io in motorino, arriva l’avviso, leggo la proposta, penso fico e il tempo di arrivare aL lavoro per rispondere, basta finito. Non c’è più nessuna in chat, io che volevo partecipare al pic nic non trovo più nessuno perché, cacchio, le macchine sono tutte occupate, non mi posso prenotare il costume confezionato a mano perché le taglie sono già finite. Niente. Velocità della luce. Social diaspora.

#5 quello segreto_il sottogruppo.

E’ normale il formarsi di gruppetti fra mamme, però allora prendiamoci un caffè lasciati i nani a scuola, perché tanto la ricerca spasmodica di trovare una serata giusta per tutte per andare a prendere una misera birra è del tutto vana. Non la troveremo mai amiche. Punto. Sembriamo 7 disperate figliocentriche che non fanno altro che scrivere “io domani sono libera ce la facciamo???” eh no che non ce la facciamo e non ce la faremo mai!
Forse era meglio quando era peggio. Quando c’era una cornetta, un filo, una bolletta, un diario, un libretto delle giustificazioni, la partita a bridge il giovedì e le lettere col francobollo, perchè, per carità, bella la vita moderna, però la vita moderna quando sei una mamma a volte è come la primavera all’improvviso:
la ami, sei felice e sorridi e dopo un attimo ti ricordi di avere i peli.

di Elisa Giani