I bambini ci guardano

Se c’è una cosa che da quando sono mamma mi è difficile organizzare è: andare al cinema. Alle otto e mezza è zona rossa e alle dieci e mezza diventa zona notte. Quello che faccio è andare a vedere solo cose che so che sicuramente mi piaceranno. Meccanismo controproducente a livello produttivo se non fosse che le cose che piacciono a me spesso non piacciono a nessuno. Ma questo è un altro post.

il primo 3D non si scorda mai
il primo 3D non si scorda mai

Quello che volevo raccontare è una riflessione che ho fatto nell’ultimo periodo dopo l’imperversare del fenomeno Checco Zalone. Premetto che non voglio fare l’intellettuale snob, a me certe cose sue piacciono e non poco (prime fra tutte l’imitazione dello zio di Carmen Consoli), ma quello che da madre genera in me una riflessione è: come si prepara un figlio a questi fenomeni?
Io ho una formazione classica, amo leggere, ho una base abbastanza solida a cui fare riferimento e amo le commedie demenziali, il trash, l’umorismo fine a se stesso e a tratti scollacciato.
Una contraddizione? No, un atteggiamento sano che annaspa in un mare di atteggiamenti meno sani (ma anche questo è un altro post), in cui una cosa è necessariamente propedeutica all’altra.

Come nelle favole il cattivo è necessario per far capire la differenza con il buono e induce il bambino a una scelta che, seppur scontata, è formativa, così secondo me certi temi scomodi (la morte, la sofferenza, lo stare male) vanno introdotti per apprezzare la fortuna di esserne incolumi.

Ma il cattivo gusto fine a se stesso e la manipolazione che passa attraverso i personaggi purtroppo più amati, quella no. Quella non serve a elaborare nulla e va arginata.
Quando vedo certi cartoni animati per bambini, io ho paura. Non provo sdegno ma proprio PAURA. Il puntovita delle Winx, l’umorismo scollacciato di Spongebob, la decostruzione della figura paterna in Peppa pig…
Come proteggersi da tutto questo ? Non lo so.

Tra l’altro, io ho fatto un sacco di errori finora (mi ricordo il cambio repentino della faccia di mia figlia mentre vedeva “Il Monello” dalle scene comiche alla scena clou in cui a Chaplin strappano l’ormai figlio : un’emozione troppo forte per una bambina di quattro anni andata in scena solo per compiacere una mamma impaziente di trovare in sua figlia un’interlocutrice complice), ma quello che mi propongo di fare è stare attenta a formare piano piano il suo gusto in modo che lei possa essere libera di vedere Zalone e passare due ore di svago in santa pace.
Steiner diceva che bisogna educare alla libertà e io, seppur non sia assolutamente una mamma steineriana tout court, credo che sia questo il nostro ruolo. E non c’è cosa più bella.

Calvino diceva (e non me ne vogliate se cito ancora) che tutta la sua opera altro non era stata che una sottrazione di peso. Io credo che noi dobbiamo fare un lavoro non molto diverso da questo. Insegnare il peso alle nostre creature in modo da aiutarli a scoprire sottraendolo alla bellezza della leggerezza.
Che è una parola che a me solo a scriverla mi fa volare.

di Eva Milella