Bike to school: Educare giocando (e portando i figli a scuola)

(Sottofondo Daft Punk- Lose Yourself to Dance)

Io abito a Roma.

E si sa, Roma è una città unica, colorata, bellissima e piena di storia; ma Roma è anche caotica, piena di traffico e smog, non trovi un parcheggio manco a pagarlo oro, spesso in contemporanea devi districarti fra partite di Rugby, calcio (notare: “Rugby” maiuscolo, “calcio” minuscolo), manifestazioni, scioperi dei mezzi che alla fine cominci a non sopportare più nemmeno quelli di Greenpeace e le loro balene. Cioè, se le balene sono nel mare, ma per quale motivo devi venire a Roma e chiudermi da Piazza della Repubblica fino a casa mia!? Vai a manifestare dentro l’acqua, dove ci sono le balene, appunto, non dove le persone devono lavorare, o devono anche solo percorrere da A a B; perché non vi devo neanche spiegare il motivo per il quale devo percorrere da A a B; perché, cari Greenpeaciani, se io ci metto 5 ore per fare da A a B, io non vi firmo il foglietto col bollettino mensile di 30 euro, vado direttamente con i giapponesi a spararvi acqua nei mari giapponesi con le pompe giapponesi. Ok!?

Ecco. Questo è classico esempio di sfogo da noncelafacciopiùavedervituttiqui tipicamente romano.
(E anche esempio di flusso di coscienza tipico di noi madri, di Ulisse e di Joyce).

A Roma, oltre a tutto questo, c’è una… come posso dire, direi una “specie” con la quale noi dobbiamo lottare; l’unica specie che non si estinguerà mai, ci sarà sempre, e cioè la specie degli stronzi.

Ogni mattina a Roma, quando sorge il sole, ogni mamma si sveglia, e sa che dovrà correre più veloce dello stronzo, o morirà, oppure peggio, il figlio stesso diventerà stronzo anche lui.

Perché non dimentichiamoci che ognuno al quale noi personalmente e aggiungerei anche in maniera accorata, mandiamo al quel paese ogni sacrosanto giorno, proprio quelle persone, prima di essere persone stronze, erano dei BAMBINI, proprio come i nostri!!!!! Saranno stati dolci e paffuti e chissà quale percorso stronzo hanno fatto per diventare così stronzi, fatto sta che il morbo li ha contagiati, molto probabilmente perché le madri quel giorno non si sono svegliate prima degli altri stronzi, hanno detto altri cinque minuti e TAC il morbo degli stronzi ha intaccato il loro bambino.

Ecco perché bisogna stare attentissimi, sempre in guardia, è un attimo, ti giri, e tuo figlio è diventato stronzo, e poi la cosa peggiore è che non lo recuperi più; da grande sarà stronzo con tutti e tutti lo manderanno a quel paese, proprio come tu fai con gli stronzi della tua generazione.
Quindi, oltre a stare in guardia, sempre (perché non esistono solo a Roma, esistono anche nel paesino di 500 anime), come può una mamma difendersi da tale pericolosissimo morbo?

Questa domanda me la fecero, in maniera meno diretta, quando io ancora avevo Mina nella pancia; ero al consultorio, durante il corso per diventare genitore (madri future non fatelo, state alla larga dai corsi pre-parto, tempo sprecato, andate dal parrucchiere, se avete dubbi chiamatemi e vi do io due dritte, ma tempo tre minuti); io in tutta la mia ingenuità da 24enne dissi “Con l’esempio?” e indovinai…

Ora Mina ha quasi sei anni e ho capito che l’esempio è fondamentale, lei ricopia, spia e imita chi pensa sia giusto imitare, poi lo riformula, lo fa suo e lo ritira fuori; ed è stupefacente quanto un bimbo di sei anni sia molto più maturo di quanto noi possiamo immaginare; per questo oltre all’esempio ci sono altre due paroline magiche che sto cercando di insinuare nella sua testolina infiocchettata, e cioè il “senso civico”. Parolone direte voi, e troppo piccola! E invece no, credo sia necessario iniziare da subito! Bisogna vaccinare questi bambini dagli stronzi!

Una delle iniziative pro-senso civico che ho trovato fantastica è il “Bike to School”.

Praticamente consiste nello svegliarti all’alba col freddo, prendere la bici tua e di tuo figlio, arrivare al luogo deputato all’incontro, mettere pettorina e palloncini e – qui inizia la parte migliore – iniziare pedalando a vivere il tuo primo atto sovversivo con tuo figlio.

Sovversivo perché tale iniziativa non è promossa dal comune (il nostro sindaco freak ha provato a dire che l’idea è stata sua, ma caro mio calmati, abbassa la cresta, perché non è così), ma organizzata esclusivamente da genitori, volontari, associazioni e bambini. Solo gli assessori Guido Improta e Alessandra Cattoi hanno aderito con il patrocinio fornendo pettorine e l’ausilio della municipale per alcuni percorsi speciali. Oltre a questi due personaggi, l’iniziativa è coordinata da angeli che chiamerò volontari, che magari manco hanno figli!!!!! Grazie a loro (e a noi genitori fuori con l’accuso) i bambini hanno avuto la possibilità di riappropriarsi dei loro spazi, del loro quartiere, del loro tempo, trasformando l’andare a scuola in un momento di altissima civiltà da un punto di vista sia sociale che ambientale. Ed era fantastico vedere gente in macchina sbiancare perché di fronte a loro per la prima volta non c’erano stronzi, ma bambini, magari un po’ lentini, un po’ disorganizzati, ma felici che pedalavano e urlavano “mai più smog, solo biciclette!

Ora.
Magari non succede nulla, magari il prossimo venerdì un altro stronzo in motorino mi dirà:

e levate co’ sta bicicletta, ma che no’ ‘o vedi che devo portà mi fija a scola!

non lo so, mi piace assaporare solo la sensazione di condivisione che ho avuto con mia figlia, entrambe eravamo lì a insistere per una cosa alla quale crediamo, non tanto la bici in sé, quanto la responsabilità per il nostro pianeta e l’importanza dell’educazione che ogni persona DEVE avere nei confronti di chi le sta attorno.

Forse a furia di pedalare gli stronzi diminuiranno.
Chissà.

Per maggiori informazioni sul BIKETOSCHOOL:

Come attivare un Bike to school:

– individua un percorso base (una via o una serie di vie vicine: mi raccomando deve essere un percorso che hai già fatto con i bambini!).

– individua un gruppo di famiglie che possono aggregarsi al percorso, per partire ne bastano 5/10

– diffondi via mail e/o fai volantinaggio a scuola

– inserisci il percorso nella mappa comune

Per il percorso:

– facciamoci una foto del gruppo alla partenza e una all’arrivo a scuola

– ogni genitore è responsabile di uno o più bambini che gli vengono affidati. I volontari no.

– poche regole precise: 1 adulto a sinistra e 2 bambini a destra, tre adulti davanti al gruppo e tre a chiudere.

– quando arriviamo a scuola facciamoci sentire!

– indossiamo pettorine verdi (alcune arrivano dal comune)

– rispettiamo la segnaletica stradale

– agli attraversamenti difficili due genitori per senso di marcia a fermare il traffico

La mappa di tutti i percorsi su Roma:

https://maps.google.it/maps/ms?

il doodle per gli attivisti:

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di Elisa Giani