Confessioni di una madre: odio Babbo Natale (già da settembre)

Ieri, passando per Piazza Navona, luogo deputato alla commercializzazione del Natale e alla mortificazione del buon gusto dai primi di dicembre al sei gennaio, Matilde mi ha posto la solita domanda.

Mi chiede,come tutti gli anni, come faccia Babbo Natale a passare per il camino.

Piazza Navona
Piazza Navona

Da quando mia figlia è nata le spiego praticamente tutto, con calma certosina, pazienza e una buona dose d’ironia, cercando di codificarle un mondo che spero un giorno padroneggi.
Ma quando si tocca l’argomento Natale, le nostre conversazioni subiscono una serie di regressioni.

Io non sono credente, sono diciamo simpatizzante, ma ancora non me la sento di prendere una posizione nei confronti della spiritualità di mia figlia.

Prima di tutto per le difficoltà a cui vado incontro.
Senza un supporto religioso , diciamoci la verità, è molto più difficile spiegare i grandi temi quali vita-morte-aldilà-creazione.

Bisognerebbe introdurre una serie di spiegazioni altamente scientifiche che non mi sento in grado di dare e che toglierebbero quel gusto romantico e estatico che la religione dà alla nostra vita.

D’altro canto, non credendo, è ipocrita dare una spiegazione che io per prima non sento.
Tuttavia, abitando in una città come Roma dove la cristianità e il cattolicesimo sono un po’ la cifra stilistica e ci hanno regalato a pochi passi da casa delle meraviglie dal valore inestimabile, quello che non vorrei che Matilde perdesse è la capacità di inserire, in un processo di analisi storica e estetica di un’opera un senso di trascendenza e sublime che dà a queste opere, soprattutto le chiese, un valore aggiunto che è anche un po’ il segreto per sopravvivere a un mondo altrimenti sterile.

Non ho una soluzione a riguardo.

E non ho una soluzione neanche per il secondo problema, quello relativo al signore pancione e barbuto.

Quello che mi dà fastidio è che per colpa sua mi tocca dire un sacco di bugie, mi tocca mentire a mia figlia e trattarla da bambina, cosa che odio.

Babbo Natale
Babbo Natale

Ora non è che noi parliamo di Bauman a colazione o che lei mi fa nudging a merenda, ma sono una madre che non ha mai parlato con sua figlia con il tipico piglio con cui si parla ai neonati (prego fornire fondamento scientifico che attesti che fare gli idioti in presenza di un figlio sia stimolante) e ora, per colpa di questo inetto che lavora solo un giono l’anno e il resto gozzoviglia al Polo Nord (che beve vodka io a mia figlia l’ho detto, almeno sa che se lavori poco c’è il rischio di alcoolismo), che si prende tutto il merito per aver trovato giocattoli costosissimi e introvabili, che in alcune case ha pure la cena pronta, mi tocca mentire.

Io che non mento mai.

Ecco, l’ho fatto per la prima volta.

Ecco, l’ho fatto di nuovo.

Ops
Ops

di Eva Milella