Cosa vogliono le mamme? I desideri segreti di una Malamamma

Premessa.
Quando esprimo un desiderio penso sempre ad Andrej Tarkovskij .
Se riuscite a non lasciarvi prendere dall’impulso di ferirmi a colpi di Mereghetti e Morandini, vi spiego perché.
C’è un film meraviglioso che si chiama Stalker (la faccio easy, giuro) che parla di alcuni signori che attraversano un posto strano per cercare una stanza metaforica dove si avverano i desideri più intimi e reconditi di chi vi entra. Questi signori parlano con un tizio detto Occhio di Lince che racconta loro la triste vicenda di un tale chiamato il Porcospino (sembra una cosa Pixar ma è cinema russo militante). Il signor Porcospino, entrato nella suddetta stanza con lo scopo di resuscitare un suo da poco deceduto fratello ne è uscito miliardario.
E qui scatterebbero i titoli di coda se non fosse un cinepippone (vedi video settimana scorsa). E invece no… Il porcospino, preso atto che nel profondo del suo animo tale brama era più forte persino del desiderio di riportare in vita il congiunto, si suicida.

bimbo felice e bimbo triste
bimbo felice e bimbo triste

Cosa desidera una Malamamma?
Un passeggino che si apra con un applauso invece che con un’imprecazione? Un marito che si svegli automaticamente al primo vagito notturno del pargolo con un sorriso e una buona idea? Una pappa precotta con i principi nutritivi di un cibo biodinamico e il costo del liofilizzato del discount? Una suocera propositiva?
Ok, ho detto desideri non utopie.

Io desidero un posto dove posso scrivere questo stesso articolo mentre mia figlia gioca, dove posso passare un pomeriggio mentre fuori piove insieme ad altre sventurate come me che devono superare la fascia panica 16 p.m.-18 p.m., un punto di ritrovo dove si possono fare laboratori interessanti magari prendendo un aperitivo. In tutte le capitali europee ci sono luoghi dove puoi fare vita sociale con tuo figlio ( a Parigi c’è il Cafè Poussette, a Berlino ci sono caffè anche a misura di adulto e non mi spingo più a nord se no mi viene da piangere). Nella mia città fino a qualche anno fa era una cosa assurda passare un pomeriggio in un luogo pubblico con un pargolo, adesso timidamente qualcosa si muove.

Vista l’emergenza, alcuni anni fa, mentre cercavo di capire come riprendere a lavorare, totalizzata dalla nana h24, insieme a due mie amiche pasionarie e militanti, ho organizzato l’APEMAMMA, un happy hour per mamme e bambini. All’interno di uno dei posti più belli della città avevamo allestito una stanza vicino al bar con un tappeto colorato, giochi, matite, fogli e musica in modo che le mamme potessero bere un bicchiere mentre i nani pascolavano liberamente.
Un successone.
Ho conosciuto più persone in quell’occasione che in un estate in inter-rail. Un’euforia e una spensieratezza insolite accompagnate da tante chiacchierate utili e scambio di consigli.
Ecco. Io questo da mamma desidero. E capire cosa desideriamo, da mamme, da donne, da cittadine è già il primo passo per realizzare un desiderio.

Perché, come dice mia figlia “Mamma, quando io ho la febbre a volte in realtà è perché desidero forte forte di non voler andare a scuola”.
Zero in condotta ma dieci in forza di volontà.

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di Eva Milella