Essere una mamma Parzialmente Scremata

(sottofondo musicale: “Vengo anch’ io no tu no_Jannacci”)
Di solito il motorino e i viaggi interminabili per la mia grande e meravigliosa città, mi portano a riflettere molto a lungo; di solito poi nel fine settimana, non so come né perché, tutto si aggroviglia in un’unica macro constatazione che mi martella le tempie.
Vien da se che poi tutto sfocia in parole scritte.
Per cui si, è vero, pare che nell’ultimo periodo io sia stata molto sopra selle scattanti di ciclomotori, visto che flussi di coscienza, elenchi piuttosto scoordinati e tutorial al pari del miglior Mucciaccia siano stati i miei, i “nostri” migliori accompagnatori.

Si, è vero, a volte mi distraggo troppo, a volte mi viene da comporre ragionamenti slegati, confusi e poco coerenti; ed è come se a volte l’emisfero destro prendesse il sopravvento.
A tratti potrebbe anche risultare una cosa simpaticissima, ovvero vedere una tipa che passa il pomeriggio a leggere poesie, parlando e sforzandosi di scrivere usando solo endecasillabi, insomma tutto questo potrebbe essere davvero divertente; fino a un certo punto però.

Credo.
Oppure no.

In questo piccolo periodo che sono state le vacanze di Pasqua sono arrivata ad una conclusione che forse potrebbe anche essere il sunto di tutto l’ultimo gomitolo di parole di questo periodo.

Mi sono resa conto di una cosa fondamentale:
Io sono così perché me lo posso permettere.

Mi spiego meglio(ecco il momento metafora):
Il signor X è un tipo grande, adulto;
ma prima di diventare grande il signor X era il fanciullo –X; faceva cose, incontrava persone, aveva tempo per riflettere e pensare a ciò che fosse meglio per lui, era convinto, creava decisioni ad hoc per se stesso.

Poi si cresce, lui cresce, ci sono le cose da fare, il mondo si accorge che sei finalmente grande e ti appioppa un sacco di cose da fare, non puoi più leggere al bar sotto casa e se lo fai quando hai 34 anni tutti penseranno che sei un/una lavativo/a.

O tutto o niente.

O stacanovista o disoccupato.

O contribuente o fricchettone.

O intero o parzialmente scremato.

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Tutto molto bello e forse così si riesce ad andare avanti.
Forse tutti. Tutti tranne me, perché quello che io mi sento di essere non è il niente, ma neanche il tutto.

Ho tre lavori, nessuno dei quali mi impegna tutto il giorno.
Ho un compagno con un domicilio diverso dal mio.
Ho una figlia che da tre anni e mezzo non vivo tutti i giorni.
Le mie vacanze non sono le sue vacanze, i miei weekend non sono sempre i sui weekend.
Capita spesso che io l’accompagni a scuola che lei mi dia una bacio e poi mi chieda:

“mamà, ma noi quando ci rivediamo?”

e molto spesso la mia risposta è…

“pannocchia, se non sbaglio, fra tre giorni”.

Sarà questo il modo giusto di vivere la vita?
Sarà questo il modo migliore di vivere la propria maternità?

So che se non avessi i miei quindici giorni sia a luglio che ad agosto di break da Mina impazzirei, sono perfettamente cosciente che in alcuni mesi conto i giorni che mi distanziano dal “mio” di weekend, dove possibilissimo, farò tutto e sarò tutto tranne che mamma.

Non è solo divertimento. Alcuni giorni è faticoso, in alcuni casi, non lo nego, vorrei fortissimamente parannanza ai fianchi, bollito sui fornelli, bigodini fra i capelli ma poi, sarei veramente io?

Se la mia vita è nella media, forse è perché in fondo è proprio questo che voglio.

Poi viene da se: non vedo la bambina a capodanno, pazienza.
Però poi magari mi ammazzo per trovarle una chiave d’oro che tanto desidera per “aprire i sogni e desideri di tutti i bambini”
e non lo faccio per senso di colpa.

Noi mamme “PARZIALMENTE SCREMATE” siamo madri a tutti gli effetti.

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Amiamo nostro figlio più di qualsiasi altra cosa al mondo ma la vita ci ha portato a non dargli il bacio della buona notte ogni santissimo giorno e a noi va bene così anzi, forse anche grazie a questo riusciamo a guardarlo e non a vederlo, ad avere pazienza, ad ascoltarlo anche di più (mina quando torna da un periodo col padre, mi placca per almeno venti minuti), a non darlo mai per scontato;

riusciamo addirittura a capire quando cambia, quando cresce.

Forse non potrò mai essere una mamma INTERA, né una moglie, né una sorella, né un’amica.

Se questo però vuol dire avere maggiore coscienza di ciò che circonda noi e la nostra vita, di quello che accade veramente a chi ami e a te stesso, allora forse questa è una strada, magari difficile e a tratti solitaria ma comunque un cammino che ti anzi, mi permetterà sempre di affondare e affrontare questioni e emozioni, lasciandomi la possibilità di potermi permettere un cappuccino volante dall’altra parte della città in piena settimana, in mezzo alla mattina, sotto al sole con una meraviglia di fronte a me solo per vedere un murales, solo per cambiare un mercoledì d’aprile e renderlo un pochino più speciale.

Anche con troppi lavori, un gatto, una casa e una figlia di sette anni.

 

di Elisa Giani