Estate, tempo di cene: ecco come affrontarle

Bisogna fare una cena. Allora facciamo una cena. Maddai, siamo nati lo stesso giorno, facciamo una cena.
Ho un’amica che dovresti conoscere, vive nel tuo quartiere, facciamo una cena.
Leggi Proust, dai facciamo una cena così vediamo chi ha letto tutta la Recherce.
Devi configurare l’iPhone? Facciamo una bella cena che te lo spiego.”

La terrazza di Ettore scola. La cena intellettuale per eccellenza.
La terrazza di Ettore scola. La cena intellettuale per eccellenza.

Quando entri in questo meccanismo è finita. Perché ci devi andare prima o poi e soprattutto devi ricambiare.
Io non so cucinare e mi sento come se mi avessero reciso l’aorta.
Per questo alle cene cerco di non essere mai troppo simpatica così anche se non ricambio non me ne vuole nessuno.

Gli strateghi delle cene ti fanno sedere vicino a persone che sanno che andranno d’accordo con te e ti introducono con una frase.
Ho amiche bravissime che con solo un soggetto, un predicato e un complemento oggetto riescono a descrivere quello che io farei scrivendo un papiretto della lunghezza dei Karamazov.

Il problema è che possono succedere due cose:

A – Cala il silenzio e tutti ti guardano perché dalla descrizione sembri una persona interessante, e inizi a sentire che è il tuo “momento Ok” come un quiz degli anni ottanta;

B – La presentatrice si gira per suggerire l’epiteto di un altro commensale e tu rimani come un ebete a guardare un essere umano sconosciuto che ha una casa dove tu hai una casa per poi scoprire che nessuno dei due ci va da anni e finire la conversazione alla terza frase.
Seguono sorrisi imbarazzanti e alzata a cercare un bagno di uno dei due.
(Chiaro segno per gli altri commensali del completo fallimento della conversazione e elemento di discussione durante la rimessa a posto dei piatti dei due padroni di casa a fine serata).

Fortunati quelli che possono fare delle cene fuori..a casa
Fortunati quelli che possono fare delle cene fuori..a casa

Chi va spesso alle cene invece incontra sempre qualcuno che ha già conosciuto a un’altra cena ed è facilitato perché inizia a parlare degli amici comuni che hanno fatto l’altra cena e pensi ad una città disegnata come quella di Dogville con tante coppie che si rincontrano tra di loro per parlare delle coppie che hanno generato la loro conoscenza.

Poi ci sono le cene fatte per far conoscere due amici single dove per non creare imbarazzo vengono invitate tante persone che a un certo punto si rendono conto di essere solo comparse e il loro scopo è solo quello di favorire la copulazione di due individui.
In questi casi sulle prime mi sento quasi offesa. Mi avranno invitato perché innocua e priva di appeal per evitare di invitare persone affascinanti che possano far naufragare il fine della cena?
Invece penso che siamo lì perché siamo i più cool e, quando finalmente rimarranno soli, i due predestinati potranno rompere il ghiaccio dicendo: simpatici i tuoi amici-che, serata carina.
Cut su pomiciata.

La cena per farli conoscere.
La cena per farli conoscere.

Comunque è una questione di allenamento, molti neanche se ne accorgono e alle otto vedono automaticamente materializzarsi una bottiglia tra le loro mani e l’indice alzarsi per cercare una campanello come il bastone di un rabdomante un pozzo d’acqua.
Oppure invitano con nonchalance sedici persone la settimana prossima da loro.

Diffidate di quelli che in casa hanno sedie pieghevoli, potrebbero essere usate contro di voi.

di Eva Milella