Il padre di mio figlio: siamo sicuri che debba essere anche il mio uomo?

(sottofondo musicale: “Not Worthy” – Jack Savoretti)

Oggi è lunedì, e ieri era domenica, e finalmente dopo moltissimo tempo avevo programmato con mia figlia una giornata in perfetta sintonia con il mood proprio delle domeniche, ovvero: pigiama, laviamoci i denti dopo, giochiamo ai Lego, andiamo al cinema, oddio che fiacca.

Ecco era tutto preciso, se non che ricevo una chiamata, era il papà di mia figlia, ormai mio ex marito da circa moltissimo tempo, che chiede se può tenere Mina a pranzo perché la sua Compagna vorrebbe salutare la bimba prima di partire… per me non c’è problema! Al massimo avrei sfruttato quelle due orette per, non so… continuare a dormire sul divano! Il problema gigante che si crea è che Margherita in tutta la sua innocenza propone il pranzo TUTTI INSIEME.

Che fare?

Le opzioni sono abbastanza limitate:

– punire tua figlia per sempre;

– fingerti inappetente;

– accettare.

Ho deciso di rischiare, di dire sì.

Scherzando invio un commento sulla mia pagina Facebook e stranamente gran parte delle mie amiche commentano un po’ preoccupate, per non parlare della mia migliore amica, che al telefono minaccia la custodia di mia figlia…

Ma perché?

Ormai il padre di mia figlia, dal punto di vista sentimentale, mi è lontano anni luce, la sua compagna mi è simpatica, mi offrono il pranzo, mia figlia è felice, dopo andrò al cinema sempre con lei e incontreremo il MIO di compagno, perché, PERCHE’ mi dovrei agitare?

Non siamo nel 2014? Avremo fatti passi avanti, no? Perché ci spaventiamo se qualcuno rimane amico del proprio ex quando la ragione è unicamente il bene del figlio?

Probabilmente, se non ci fosse stata Margherita, io avrei cambiato totalmente vita, non avrei continuato a sentire e vedere ex suoceri ex cognati ex mariti, ma lo devo fare e mi piace farlo con serenità.

Smettiamola di essere ipocrite, perché vi assicuro che non è per nulla semplice, che non sto qui a fare la figa e a dire quanto è bella la famiglia allargata, perché come in tutte le cose, anche qui esistono difficoltà, ma pensare che la priorità debba essere esclusivamente il bene di un bambino, questo porta a dare il massimo per il figlio, sia da un punto di vista empirico che emotivo.

Ieri ho capito questo.

Ho capito che se io e il padre di Mina non ci fossimo separati, la buona considerazione di mia figlia per lui sarebbe stata a rischio, perché a furia di sentirci litigare, sicuramente le avrei inculcato l’inutilità che un uomo a volte può avere a casa e viceversa; invece ieri mia figlia ha solo visto e vissuto un uomo seduto a tavola con da una parte una donna che lo ama (non io) e dall’altra una che lo stima (io); dopodiché è tornata a casa, si è riposata e poi è uscita di nuovo sempre con la mamma e il compagno di quest’ultima (Margherita ha sempre un soprannome per Lui, ma me lo tengo per me, scusatemi), ha visto un film al cinema, ha visto la madre completamente persa d’amore per il fidanzato, ha cenato ed è andata a dormire tranquilla;
ha vissuto Serenità, Amore e Trasparenza.

Io non arriverò mai ovunque, non sarò mai una super donna o una super mamma, per questo vorrei insegnare una sola cosa a mia figlia: che le strutture bisogna seguirle certo, ma bisogna anche inventarle, perché il papà è una cosa straordinaria, una fonte inesauribile di gioia e stabilità, ma che scompare ogni volta che noi donnine cominciamo a pretendere tutto e oltre. A volte bisogna oltrepassare un certo confine, non fa male, a me non ha fatto male, anzi, solo ora vedo quanto il mio ex marito sia importante e vitale per mia figlia, prima non ci riuscivo perché troppo concentrata a litigare!

W i papà, w gli uomini in generale che ci regalano emozioni.

E per chi vive ancora sotto lo stesso tetto: a volte, se alle sette e mezza vi svegliate nervose e inciampate sui calzini arrotolati del mostro che chiamerò marito, contate fino a 15mila e dategli un bacio.

Altrimenti, divorziate.

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di Elisa Giani