La scatola dei giocattoli: Come tornare indietro nel tempo in pochi secondi, a quel Natale lì….

Ci sono delle cose che non dimentichi e delle emozioni che rimangono impermeabili al cinismo che la vita ti impone di avere.

C’è sempre da qualche parte un baule, un cassetto, un cestino dove qualcosa custodito magari solo per sbaglio è capace di riportarti indietro nel tempo.

Cercando altro ho trovato tempo fa a casa di mia madre un cartoncino rotondo e colorato.
Sulle prime ho pensato che facesse parte di qualche gioco di mia figlia e invece, con grande sorpresa, mi è arrivata una sensazione identificatrice che mi ha riportato a un tempo quasi rimosso.

Natale imprecisato. Salotto precisissimo.
Io e mia sorella riceviamo come regalo un inaspettato parallelepipedo. Dopo due giorni di supposizioni errate perché elaborate sull’onda del “Dai, non può essere proprio quello!”, scopriamo invece che trattavasi proprio di quello che scaramanticamente non avevamo osato pronunciare: il Torpedone di Barbie rock-star.

Il cimelio che a distanza di venticinque anni ho in mano, altro non è infatti che un pezzo della scintillante scenografia del palcoscenico per le performance canore della nostra eroina.

Probabilmente quel regalo è stato una delle cose che ha influito inconsciamente sulla mia scelta di fare teatro. Come dice James Hillman, Psicologo analista junghiano, “Tutti, presto o tardi, abbiamo avuto la sensazione che qualcosa ci chiamasse a percorrere una certa strada. Alcuni di noi questo qualcosa lo ricordano come un momento preciso dell’infanzia, quando un bisogno pressante e improvviso, una fascinazione, un curioso insieme di circostanze, ci ha colpiti con la forza di un’annunciazione”.
Se devo tracciare un percorso a posteriori della mia fascinazione, probabilmente il punto di partenza è da ricondurre al periodo in cui si colloca quel regalo.

Non soltanto per l’oggetto in sé ma per ciò che quell’oggetto ha rappresentato all’interno di un momento preciso della mia infanzia: quel tempo sospeso tra Natale e Capodanno in cui la mia famiglia rimaneva giorni chiusa in casa a montare e usare i regali di Natale.
Senza avere bisogno di nessun altro. Come se esistessimo solo noi.

Questa sensazione di esistere solo noi mi ha accompagnato per anni, finché ho creduto che non poteva accadere nulla di male, finché ho creduto di vivere in un territorio protetto dai turbamenti.
Grazie a quella sensazione ho potuto avere un’infanzia serena, a contatto solo di cose che fortificavano il mio interesse e la mia curiosità.
Poi crescendo, la vita mi ha insegnato che nessun posto è inviolabile perché le persone cambiano e le situazioni si trasformano.

Quella che non è mai cambiata è la sensazione che si stava compiendo mentre giocavo un percorso che mi avrebbe aiutato a trovare la mia strada assecondando inconsciamente delle pulsioni che ancora non sapevo sarebbero diventate passioni.

Costruirmi sin da piccola un mondo dove solo io e le mie creazioni immaginarie potessimo entrare, mi ha fatto crescere come una persona capace di trovare il modo per sfuggire al dolore e alla frustrazione. Il gioco, la solitudine, il passare ore a montare minuziosamente le case di Barbie proiettandoci dentro i desideri di bambina e le aspirazioni di futura adulta, mi hanno insegnato a costruire mondi e storie, a creare personaggi, a suggerire suggestioni con pochi elementi e soprattutto mi hanno allenato a creare rapidamente un territorio solo mio dove poter fuggire quando soffro e sto male.

L’altro giorno ho chiamato mia madre allarmata chiedendole se fosse normale che mia figlia giocasse per ore in camera sua da sola e la sua risposta, non so se confortante o meno, è stata: “Fa come facevi tu”. Questo vuol dire che anche lei probabilmente sta imparando questo e che fornirle strumenti adatti alla sua età che le servano da propulsore allo sviluppo dei suoi impulsi e delle sue fantasie è ancora qualcosa che fa la differenza.

Certo i tempi cambiano e bisogna adeguarsi ai nuovi giochi e alle nuove tecnologie, ma quando ho raccontato a mia figlia che quel cartoncino colorato faceva parte della scenografia che Barbie rock star portava in tour con il suo torpedone (parola che tra l’altro ho usato nella mia vita solo in relazione a quel giocattolo), ho rivisto nei suoi occhi lo stesso stupore dei miei.

Come se non avessimo bisogno di nessun altro.

Come se esistessimo solo noi.

Se anche voi condividete i miei stessi ricordi allora dovete assolutamente sapere cos’è La Scatola Dei Giocattoli.
Un progetto nato nel 2013, grazie alla passione e l’amore di un gruppo di ragazzi, forse non troppo cresciuti.

Il sito racchiude un intero mondo di giochi dedicato interamente ai bambini, ai loro sogni, alla loro innocenza e intraprendenza, alla voglia di toccare, di vedere e apprendere semplicemente giocando.
Ma è il luogo dove anche le mamme e i papà possono rifugiarsi con i propri piccoli per provare la gioia e l’innocenza che i giochi trasmettono, e rivivere la propria infanzia.

Il sito propone giocattoli sempre aggiornati, offrendo la comodità di poter scegliere comodamente da casa propria in qualsiasi momento della giornata i migliori giochi: dalle novità ai classici, agli intramontabili.

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di Eva Milella