L'educazione religiosa dei figli. Da dove cominciare?

(sottofondo musicale: “Three Little Birds” Bob Marley)

Ieri ho assistito ad una cosa che non vedevo da un po’ di tempo, una cresima. La cosa più divertente è che né io né mia figlia partecipavamo alla ritualità di tutto il rito, io per ovvi motivi (teoricamente quasi non dovrei entrare in edifici del genere), mia figlia per una naturale ignoranza dovuta, lo ammetto, ad una mia pigrizia in fatto di “insegniamo la preghierina prima di dormire” (mia figlia pretende che io le legga Romeo e Giulietta, che devo fa’?!). Eppure eravamo le più attente. Più che altro eravamo curiose di vedere cosa succedeva a quei ragazzi; ci immaginavamo una cosa tipo fantascienza dove ad ogni domanda fatta dal prete, il ragazzo in questione coperto da una tunica di lino bianca si sarebbe innalzato ad un livello interiore più alto, avrebbe cambiato il proprio sé e distrutto il male nel mondo. Praticamente pensavamo di trovare tanti giovani Goku con i capelli cotonati la sera prima da Patty Pravo, con tutte le sette sfere al seguito. E invece manco per sogno.
Se tali ragazzi erano almeno sufficientemente concentrati e decisi nell’affrontare questo mistico sacramento, la cosa che più mi ha turbato sono stati i genitori/familiari al seguito, più concentrati a salutare dall’altra parte della navata l’amico, o più acuti nel vedere me e Margherita non fare il segno della croce, che attenti e soprattutto felici per il figlio. Ovvio, ci saranno stati madri e padri assolutamente assorti e complici, ma io sinceramente non li ho proprio visti.

Non voglio giudicare nessuno, né denigrare un qualcosa che mi appartiene fino ad un certo punto, ma la mia domanda a parer mio nasce proprio spontanea. Perché?

Perché battezzate i vostri figli? Sapete cosa sia un sacramento? Avete idea del loro significato? Perché i vostri figli lo devono fare? Voi ci credete?

Cosa significa ormai andare a messa? Cosa significa appartenere ad una religione? Cosa dobbiamo trasmettere ai nostri figli?

Faccio un passo indietro. Io nasco in una famiglia che non è cattolica, la mia famiglia è il cattolicesimo più puro. Almeno i miei genitori, i quali hanno ben pensato di generare otto figli seguendo ogni virgola del Vecchio e del Nuovo Testamento. Io sono cresciuta dentro oratori, messe, domeniche di preghiera, pellegrinaggi e veglie pasquali. E devo dire che mi sono pure divertita. Grazie alla chiesa cattolica ho avuto la fortuna di studiare a fondo le sacre scritture, di apprezzare meglio lo yoga di viaggiare con due spicci, di avere in un certo senso una marcia in più.
Ma allora se il Cristianesimo è così fico, ma perché si rovina la reputazione da solo? Perché ieri il prete durante l’omelia, invece di parlare con quella voce narcotizzante su quanto fosse bello fare la cresima perché si diventa tutti più buoni, non ha cacciato un urlo a quelle quattro babbione laccate dalla testa ai piedi, piene de gioielli che manco la Madonna di Loreto, che non facevano altro che parlare; e perché non si è incazzato con tutte le ragazze under 20 accessoriate di minigonna e tacco a spillo; perché non ci ha chiesto come stavamo realmente, perché faceva finta di niente?

Io mi sono allontanata da ogni tipo di esperienza religiosa da un po’ e pensavo che mia figlia tutto questo, se non l’avesse vissuto quotidianamente, l’avrebbe estromesso anche dalla sua di vita. Purtroppo (o per fortuna) invece è totalmente il contrario; sarà perché di Gesù se ne parla veramente poco a casa mia, sta di fatto che lei ne è letteralmente ossessionata, un ossessione buona e giusta ovviamente, però chiede, cacchio! Chiede perché per esempio io che ho fatto la prima comunione non faccio più la comunione, o perché non mi posso confessare, o perché per me ormai entrare in chiesa risulta abbastanza complicato. Valle a spiegare che, causa di un rito matrimoniale sbagliato, io dall’età di 29 anni non posso più ricevere tutti quei sacramenti, sentendomi automaticamente diversa e fuori luogo. Puoi essere ribelle quanto ti pare, ma se passi i primi 20 anni della tua vita a cantare salmi la domenica mattina con la tua famiglia, ti risulta difficile essere felice o anche solo indifferente di fronte a un muro di cemento da parte proprio di un’istituzione che dovrebbe accogliere e non denigrare.

Che cosa devo dire ora a mia figlia? Cosa insegnarle? Abbassarmi a quel qualunquismo sinistroide affermando che Gesù è stato il primo Che Guevara di tutti i tempi, o andare a fondo e spiegarle tutti i dogmi che bloccano un povero uomo che magari nella vita sbaglia. Devo assumermi la responsabilità di omettere atti impuri vaticanensi, guerre sante, banche corrotte e nominarle solo grandi e universali personaggi come Giovanna d’Arco? Devo coprirle gli occhi quando entriamo in chiesa? Tappare giovani e innocenti orecchie quando parte un “finalmente i miei con la cresima mi regalano la Play nuova, sono due anni che la chiedevo”, o farle affrontare tutto questo e vedere lei come si comporta di fronte a una ritualità che fra poco ha più senso in campo antropologico che religioso.

Giuro, stavolta non so che fare. Non capisco come devo muovermi. Sarebbe tutto più facile se da parte della Chiesa ci fosse più comprensione, sarei la prima, giuro, a difendere la bellezza che un percorso spirituale regala ad una persona, ma purtroppo non posso farlo, perché non posso più neanche ricevere la base, a meno che io non annulli definitivamente il mio precedente matrimonio, ma questo vorrebbe dire cancellare una parte della mia vita, modalità man in black con la super penna sparaflesciante, e sinceramente non mi va per niente…

Continuando così si finisce a fare gli stolti in piedi con un libro nelle piazze, invece di accogliere e amare a priori.

Madre Teresa organizzava i funerali dei proprio poveri seguendo la Loro religione.

Don gallo mangiava in mezzo alle puttane.

S. Francesco chiamava i lebbrosi fratelli.

Siamo sicuri che il cristianesimo sia ciò che viviamo e trasmettiamo ai nostri figli?

Non lo so. Di certo se mai un giorno mia figlia vorrà cresimarsi la playstation col cacchio che gliela compro.

di Elisa Giani