Lettera aperta a mia figlia fra sette più sette più sette anni.

sottofondo musicale: qualsiasi cosa di Ed Sheeran

Sono state due le cose che ricordo di te.

La prima: “Ma non piange?”, che non voleva dire “Oh, ma sta bene?”, semplicemente ma perché non fa come tutti gli altri neonati?

La seconda: “ok, sarà simpatica.”

Non mi piacevi. Eri bruttina, e avevi sempre gli occhi chiusi, e poi io non sapevo che fare, perché tutto era difficile, e credo proprio che se io non avessi fatto cose tipo darti da mangiare e coprirti, tu saresti morta.

Questa è la terza cosa che ricordo di te: “Qui ora è tutto nelle mie mani.”. E così è stato, è, e credo sarà.

Dopodomani compi sette anni e stavo riflettendo su una piccola cosa.
Non ho mai avuto una relazione così lunga e senza neanche una pausa con qualcuno; e a volte io non ti sopporto, mi arrabbio, penso di non farcela ma poi ce la faccio, e tu sei qui e mi ami.

Quando non eri nata, la sensazione che tutto poteva essere relativo era forte e chiara in me. Sentivo di avere la forza e la volontà di poter decidere della mia vita come e quando volevo. Sapevo che tutte le conseguenze sarebbero state solo mie e, eccetto alcune graffianti e effimere delusioni, sapevo che se fossi sparita improvvisamente a gli occhi di qualcuno, non sarebbe poi successo nulla.

Tu, mannaggia a te, hai complicato un po’ tutto, perché ora non posso stare a letto e nascondermi dietro una tiroide scema, non posso mangiare patatine messicane alla carbonara, non posso addormentarmi dentro la vasca.

Colpa tua.

Un giorno vorrei che tu leggessi le mie parole, vorrei che ti divertissi a rivivere i miei racconti di una me goffamente trentenne e di una te nana e meravigliosamente amorevole con me.
Vorrei che leggendo i miei vecchi articoli avessi un bicchiere di vino in mano perché ormai sei grande e mi sei venuta a trovare.
Sarà un mercoledì, il mercoledì qui da noi si mangia davanti alla televisione, è un giorno speciale.

Tu leggi, bevi vino, accendi la tv e mi aspetti perché di la c’è la tua mamma che sta preparando il purè precotto e tu stai bene.

E quella mamma sono io.

Vorrei litigare con te, ma non vorrei mai stare in silenzio. E poi vorrei che tu capissi quello che ho fatto, per esempio, lasciarci libere di avere una casa che è solo la nostra casa.
Forse ti sarebbe piaciuto avere il pollo arrosto la domenica e poi le pastarelle; ma spero che capirai e che non rinfaccerai.

Spero che riuscirò ad insegnarti che rinfacciare e giudicare sono due delle cose che più odio nella vita. Spero che un giorno non rinfaccerai e non mi giudicherai appositamente.

Ti voglio bene.

Io per te faccio un sacco di cose, e mi sono abituata a farle, sono un casino, a volte troppe rispetto alle ore che ho a disposizione; per questo ci sono cose che mi sfuggono, e poi ciccia, ricordati che ci sono anche io!

Quando ti avrai altri sette anni da aggiungere a questi sette noi saremo ancora insieme, e sarà la storia d’amore più lunga lunghissima della mia vita, quella che non è mai finita e anche se non ci sopportiamo io non potrò mai pensare “ora smetto di farle da madre”, per cui diciamo che sarai la donna della mia vita.
E lo so che ora rideresti perché questa cosa dell’amore fra due persone dello stesso sesso ancora lo capisci fino ad un certo punto, ma infatti era una cosa figurativa.
Credo che a 14 anni, quando mi leggerai, saprai capire.

E poi ce ne saranno altri sette e credo che non vivremo più insieme.
Spero di avere un fidanzato io e tu il tuo e spero che si vorranno bene e capiranno quanto per me tu conti, e sapranno rispettare i miei comportamenti da scema.

Sai amore, c’è gente che giudica e si fa gli affari degli altri e dice la propria senza neanche avere un test di gravidanza positivo fra le mani…

Quando passeranno altri sette anni e poi altri sette, spero che tu non sia come queste persone. Spero che tu sorriderai quando vorrai sorridere, e non lo farai quando per te non sarà necessario.
Non fingere mai bimba mia.

Dopodomani avrai sette anni. Cominci e essere veramente grande, a controllarmi, a spiegarmi, e coccolarmi, mi posso fidare di te, mi posso abbandonare a te, posso trovare il modo di renderti felice ma so anche che un giorno non ci riuscirò.

Spero di essere un po’ una musica per te, una foto cara, un bellissimo concerto live, una birretta fresca d’estate in spiaggia, il tuo primo contratto di lavoro, spero di poter essere la sensazione del tuo secondo bacio, il tuo film preferito, l’amaro dopo il risotto.

Perché sono sette anni che penso di voler tutto questo, e mi scervellavo su come fare o non fare, non sapendo quanto avrei da sempre ascoltato prima te.

Non mi frega nulla di cosa vorrai fare quando avrai sette più sette più sette, più poi altri sette.

Fai quello che vuoi.

Fai quello che vuoi e non lasciarmi mai.

grazie,

la tua mamma.

di Elisa Giani