Madri che si reinventano: Malamamma sostiene Mercato Monti

(sottofondi musicale: “DNA“_Anna.F)

Mentre scrivo è il cinque maggio.

Ricordo il cinque maggio di tanti anni fa, quando limonai per la prima volta con un ragazzo. Praticamente il mio primo bacio. Era viscido e appiccicoso e io, dentro di me, mentre facevo finta di essere espertissima pensavo “ma quando finisce, non bacerò mai più un ragazzo in vita mia!!!!”.

Passano gli anni e tanti cinque maggio, e io ora ho quasi 31 anni, e da quel pensiero di totale estromissione dal mondo maschile, sono successe tante cose; per esempio, sono mamma.

E ogni cinque maggio, sarà perché si avvicina la festa della mamma o perché sei su otto dei miei fratelli festeggiano gli anni, sarà per una serie di lati sensibili della mia vita (potrei dire anche che in questo mese ho provato a identificare la mia relazione all’interno di un matrimonio, fallendo miseramente pochissimo tempo dopo), ma a me sembra di essere più strana.

Ora. Di solito i miei post sono flussi di coscienza, ma oggi che devo scrivere sulla questione Malamamma-incontra-donne-madri-artigiane, giuro, non so da che parte iniziare.

Perché la logica descrizione del multitasking non ha molto senso, troppo ovvia, l’affare di avere due palle quadrate per far, appunto, quadrare tutto, rimbalza sia a me che ovviamente a tutte le altre mamme.
Qui la questione di come ce la caviamo, di come gestiamo un calendario fitto d’impegni quotidiani, potrebbe risultare non completamente sufficiente a spiegare il nostro lavoro, che giorno dopo giorno portiamo avanti.

È una questione di leve, di misure, di opportunità, di amore, di appuntamenti da mettere in orario scolastico, di cervelletto che deve dividersi in scompartimenti ferrei, perché non puoi dire a tuo figlio “per questo progetto non c’è budget” solo perché non hai i soldi per un gelato, e neanche urlare “Basta! Ora te ne vai in camera tua senza cena, mi hai stufato” al tuo capo.

prima di andare a lavoro.
prima di andare a lavoro.

La delicatezza con cui armeggiamo la nostra vita è impressionante; perché da quando le due linee compaiono su un termometro fittizio la vita cambia.
La nostra.

E non voglio dire o fare la femminista; è obiettivo. Tu ingrassi, tu hai le nausee, tu rinunci a bere a fumare a mangiare prosciutto, crostacei, sushi.
A te viene il seno di Moana Pozzi, a te il sistema endocrino impazzisce e rinsavisce dopo forse un anno.

Quindi, cari maschietti, non dite “è come se avessimo partorito insieme” o tipo “siamo intercambiabili noi due.” No.

E una volta nato, eccolo lì, lui e il tuo precedente lavoro che fanno a cazzotti. Perché i sensi di colpa si insinuano come le doppie punte e ti fanno un mazzo così, e siccome siamo sempre noi che dobbiamo scommettere sulla nostra vita e carriera, patatà! Ci si reinventa. Ma se poi decidiamo di farlo, come lo facciamo bene signori miei.

Le donne che diventano mamme e che decidono di essere anche creatrici o artigiane o imprenditrici di se stesse, hanno un segreto: Non si spaventano, non hanno paura, vanno e prendono quello che vogliono, perché molto spesso sono arrivate dove sono arrivate con tanto di triplo salto carpiato, e se gli dici che la fiera inizia alle nove del mattino, loro saranno lì alle otto e mezza, avendo già sistemato il figlio nel migliore dei modi, mandato mail ai clienti su dove trovarle, saranno truccate e sorridenti per dodici ore, perché poi torneranno a casa e sistemeranno le coperte e finiranno l’ultimo capitolo di Peter Pan, perché le promesse si mantengono.

Siamo funambole. E il nostro circo è il nostro lavoro, e siamo brave, perché ci alleniamo giorno dopo giorno, e sappiamo quando prendere al volo l’altra parte del trapezio. E lo sappiamo perché siamo cadute e abbiamo capito dove e come sbagliamo.

quando torno dal lavoro
quando torno dal lavoro

E ci inventiamo nuovi modi per saltare.

Non venitemi a dire che fare la mamma è un lavoro, perché non lo è; non si FA la madre, si È madre; per cui quando incontrate donne con il rossetto rosso, scapigliate, con un tono di voce forse troppo alto, con una borsa enorme di pelle con un nano avvinghiato al polpaccio, quella probabilmente è una malamamma; ovvero una donna che non si è snaturata nel momento in cui è diventata mamma. Se poi incontrate la stessa persona sempre con un nano legato al polpaccio e in più sta impacchettando un accessorio, una t-shirt o altro, ecco, quella è una malamamma-artigiana.

E io, così, ne conosco tante. Ho passato con loro gran parte degli ultimi due anni, a lavorare, a chiacchierare nelle domeniche di pioggia o in quelle assolate, a parlare dei nostri figli. Sempre insieme, sempre nello stesso luogo, il cuore della creatività romana, Mercato Monti.

Perciò questo mese, il mese della mamma, veniteci a trovare, perché insieme ad uno staff meraviglioso quale quello appunto di MM, io ed Eva abbiamo deciso di regalare una postazione ogni domenica ad una nuova artigiana, naturalmente mamma, obiettivamente Malamamma.

Per darle la possibilità di capire dove prendere quel trapezio, quel progetto, quella creazione e portarlo avanti.

quando lavoro.
quando lavoro.

Tre donne, per tre domeniche diverse, tre protagoniste per tutto il giorno; tre mamme con tre progetti diversi, con tre sorrisi uguali con la stessa passione e la stessa voglia di usare le proprie mani sia per creare che per stringere la mano ad un nuovo cliente e accarezzare il figlio.

Vi aspettiamo dalla prossima domenica di maggio per tutte le domeniche di maggio, Mercato Monti e Malamamma.

Per me un piccolo sogno che si realizza.

Non sapete dove trovare il cuore di Roma? Guardate qui!

di Elisa Giani