Mamme e lavoro: Fenomenologia dalla "mamma e basta"

“Mamma, ho fatto un sogno. Ho sognato che facevi il pagliaccio e facevi ridere tutti”.
“Beh,un po’ lo faccio….”

“Sì, ma ti pagavano”.

Piccoli sindacalisti crescono.

Mamma che lavora
Mamma che lavora

Margaret Mazzantini dedica il suo libro “Splendore” ai suoi quattro figli dicendo loro: “Vi ho tolto tempo, vi ho cucinato in fretta.”.
Questa fase racchiude in sé tutto il sentimento che una mamma che lavora nutre nei confronti del proprio figlio.
Fare le cose in fretta, non ascoltare quello che ci dicono fino in fondo perché occupate a pensare alla prossima mossa da fare sul lavoro, piazzarli davanti alla televisione per finire di revisionare qualcosa, creare catene di mamme improbabili per recuperare un pomeriggio per una riunione…. Tutto questo alimenta il senso di colpa che assale ognuna di noi, seppur Malamamma, quando deve sacrificare il tempo della famiglia per lavorare, anche se fa il lavoro più bello del mondo, quello che si è cercata, quello proprio che voleva etc.

madri (e Figli) che lavorano
madri (e Figli) che lavorano

Molte donne non reggono tutto questo e rifiutano il lavoro per stare con i figli e credo che questa sia davvero una scelta coraggiosa.
Giammai nella vita avrei pensato di poter sostenere questa affermazione.

Sono sempre stata una donna convinta che il lavoro sia la forma più alta per l’autoaffermazione di una persona, io stessa quando non lavoro sono diversa, ho difficoltà a relazionarmi e definirmi e non ho mai preso in considerazione l’ipotesi della “Mamma-e-basta”.

Si tratta invece di una categoria abbastanza diffusa, soprattutto negli ambienti benestanti, che incontri prevalentemente al parco durante il primo anno di vita del tuo pargolo quando ancora non hai capito bene come (e se) riprenderà la tua vita e se i tuoi fianchi ritorneranno quelli di una volta. Mentre sei lì al parchetto assolato alle 11.36 a imboccare un neonato con un omogeneizzato alla mela mentre quelli che hanno studiato con te probabilmente sono in conference call con il Giappone, tra uno stuolo di filippine che parlano a voce alta all’auricolare con il marito a Manila collegato via Skype, scorgi lei: la MAMMA-E-BASTA.

L’Oprah Winfrey che è in te ti spinge ad avvicinarla per cercare di capire la sua fenomenologia e soprattutto se si droga pesantemente.

La MAMMA-E-BASTA ha tanti figli, ha rinunciato LEI al lavoro senza frustrazioni, gestisce la casa come se fosse un’azienda, ha un sorriso smagliante, è struccata ma non trasandata.
La MAMMA-E-BASTA prima o poi si rimetterà a fare qualcosa partendo dal suo hobby (molto probabilmente lancerà una linea di vestiti per bambini).

La MAMMA-E-BASTA esce poco la sera, ma non disdegna i weekend fuori con il marito e i figli (tra un po’ partiamo per Miami TUTTIINSIEME, mi ha detto una volta una di loro….CON IL SORRISO e per nulla spaventata all’idea dell’allegra brigata – io sarei morta per molto meno già al check-in).

La MAMMA-E-BASTA dice frasi tipo “ieri sera abbiamo fatto tardissimo per finire i compiti”.

Fondamentalmente quello che mi colpisce è che la MAMMA-E-BASTA è felice così, non rimpiange nulla, vuole solo essere madre e moglie.

madri che provano a lavorare
madri che provano a lavorare

Quindi, mentre festeggiamo il primo maggio e ricordiamo l’impegno del movimento sindacale e i traguardi raggiunti dai lavoratori in campo economico e sociale pensiamo anche alle lavoratrici liquide, alle donne che fanno scelte estreme per conciliare lavoro e famiglia, a tutte quelle donne che vorrebbero veder crescere i loro figli ma non possono permetterselo e un pò pensiamo, senza rabbia o frustrazioni di sorta, anche a loro, quelle donne che alla domanda: “Che fai nella vita?” rispondono “La mamma. E basta.”

Senza che tu possa scorgere alcuna traccia di Xanax nella loro risposta.

di Eva Milella