Mamme e percorsi di vita: saremo davvero "for ever young"?

Quello che caratterizza la post-adolescenza di una donna, gli anni Mucciniani per intenderci, è l’essere ombelicocentriche, il pensare solo a se stesse e alla propria realizzazione, finché un giorno, magari quando stavi per farcela (o almeno avevi capito che quello non era il modo in cui ce l’avresti fatta), rimani incinta e tutti i piani vengono rovinati da questo incidente (meraviglioso) di percorso.

Per reazione, visto che non è nelle tue corde darti per vinta, inizi a pensare che forse sarà proprio tuo figlio il motore di partenza della tua nuova rinascita sociale e ti ritrovi a frequentare personaggi anni luce lontani da te accumunati dal desiderio di impiegare dei pomeriggi a parlare di pappette con uno spritz, e in un attimo ti ritrovi svuotata e alcoolizzata come neanche a sedici anni, millantando una rediviva adolescenza.

Le cose si complicano quando inizi a pensare che tuo figlio sarà anche il motore della tua rinascita professionale e in men che non si dica ti ritrovi a pensare che vuoi aprire un asilo-caffetteria o un coworking per mamme straniere con la riflessologia plantare e lo scalda-biberon.

A un certo punto ti balena un’idea: tuo figlio crescerà.

Non te ne fregherà più nulla di ubriacarti alle cinque per sfangare il pomeriggio, perché lui il pomeriggio lo sfangherà facendo sei sport e sarai contenta di non aver mai chiesto i finanziamenti europei per aprire quel posto di cui ora saresti stata prigioniera come in un girone dantesco delle mamme il cui contrappasso è avere un sorristo stampato e cercare il Lego mancante a vita.

Quindi ti ritrovi al punto di partenza e che cosa è successo?

Ti rendi drammaticamente conto che il traguardo che ti eri prefissata per quei dannati trentacinque anni non è ancora arrivato (nessuno ha mai sparato il colpo a salve che indicava la partenza in realtà).
Panico, depressione, rughe di espressione che si propagano come gli affluenti del Po…
E forse la persona che hai vicino non è neanche quella giusta…
Ti ritrovi anche sola, e ti tocca ricominciare da capo.

Carina e spigliata come sei le occasioni non ti mancano, esci e ti guardano tutti…
E allora che cos’è che non va?
Cosa ti fa sentire strana e fuori luogo?

Senti che sarai nella migliore delle ipotesi una forever young e nella peggiore una forever Jung, una che a quarantasei anni è schiava delle nevrosi e dell’analista manco fosse un personaggio di un film italiano radical chic.

Capita poi che vai a delle feste sbagliate e conosci da vicino la generazione precedente alla tua e capisci che non c’è possibilità di miglioramento, che non c’è nessuno che abbia trovato pace e ti viene da comprare un gomitolo di lana e suicidarti con una sciarpa tricottata.

Ma perché?

Perché siamo in un’era diversa, un’era in cui non hanno più senso una serie di cose che fino a poco tempo fa erano l’ossatura della nostra società.

Non c’è lavoro fisso che tenga, i rapporti hanno la liquidità del mercurio, i nostri genitori c’è il rischio di incontrarli nei nostri stessi locali..

E allora?

Perché noi invece continuiamo a credere di non essere lo specchio di tutto questo e non ci rassegniamo all’idea che probabilmente nulla è per sempre?

Perché non riusciamo a vivere del qui ed ora, del momento, del lavoro che ora c’è e del gluteo che ancora regge?

Perché quello che ci hanno insegnato è guardare avanti, mettere da parte, costruire, essere progettuali e non godere.

Godi oggi e poi, domani?

Domani mangari neanche ci sei e neanche hai goduto.

Metti da parte esperienze per cosa?

Quello che questi ultimi mesi ho imparato è che davvero nulla è per sempre, neanche un figlio e tanto meno il tuo status o le tue relazioni sentimentali.

Quello che conta non è tanto attaccare o distruggere ma capire che questi sono gli anni del fare e che tutto quello che è accaduto è che magari sì, hai perso un po’ di tempo, magari ancora non ti sei trovata come la tua amica del liceo che sono dieci anni che si è realizzata ma che tutto questo è perfettamente NORMALE per i tempi in cui viviamo.

Quello che possiamo fare è trasformare tutto questo in una spinta costruttiva e positiva e capire che in quest’epoca tutto quello che possiamo fare è CONDIVIDERE la nostra situazione.

Fare rete, fare gruppo, fare cene, fare l’amore.

Insomma basta polemizzare, è il momento di fare anche se questo ci costa smussare qualche lato del notro amato caratterino o implica qualche revisione ideologica.
Non so bene cosa ho detto ma ve lo volevo dire proprio così.
Confusa e accorata, come la nostra epoca.

di Eva Milella