Mamma, hai perso il lavoro?

Dovendo scrivere un post su donne e lavoro, so perfettamente cosa dovrei fare.
Prima di tutto dovrei parlare del fatto che le donne sono una grande potenzialità che il nostro paese non riesce ancora a valorizzare completamente, di quanto è difficile dividersi tra lavoro, famiglia e società, della cultura del nostro paese che dopo trent’anni di femminilizzazione del lavoro ancora non riconosce quanto il ruolo della donna sia cambiato.
Sarebbe poi sano che io facessi il dolorosissimo paragone con il Nord Europa dove le donne lavorano senza per questo rinunciare alla maternità e i tassi di occupazione femminili sono elevati. Poi, per passare dal cappio alla canna del gas, potrei cambiare discorso e virare sul sempiterno problema di quanto è complicato per una donna riuscire ad occupare posizioni di rilievo nelle aziende e nella politica. Dovrei dare informazioni utili sulla maternità (Il periodo di maternità è disciplinato dal codice civile nel libro riguardante i rapporti di lavoro subordinato. L’articolo 2110 del codice chiarisce innanzitutto che in caso di gravidanza, se le norme di legge o quelle corporative non stabiliscono forme di previdenza o di assistenza, è dovuta comunque alla lavoratrice la retribuzione o un’indennità sostitutiva per il periodo di assenza).

Sarebbe giusto, ma non sarei io.

Io sono per scelta autonoma una lavoratrice indipendente e precaria e me ne prendo tutte le responsabilità. Nessuno mi ha obbligato a fare quello che faccio e la mia famiglia mi ha fornito un sostegno per gli studi che io ho deciso di usare per approfondire i miei interessi anche se ero consapevole che la mia sarebbe stata una situazione di perenne precarietà.

Sono ovviamente d’accordo sulle battaglie che le mie colleghe fanno e mi piacerebbe fornire appoggio e sostegno ma io non sono rappresentata da nessuno se non dalla mia incoscienza.

Quello che contesto è la mancanza di cooperazione tra le mamme e quello che vorrei è un paese in cui, con i mezzi che una società in evoluzione ci offre, giorno dopo giorno le donne, e le mamme soprattutto, avessero la possibiltà di provare a organizzarsi da sole (i fondi sull’ imprentoria femminile hanno un livello di cripticità pari solo alla stele di rosetta e se ne viene a conoscenza forse solo consultando una cartomante).
Nel periodo successivo alla maternità insieme a due amiche abbiamo creato il gruppo facebook “STAPPAMAMMA” che fornisce aiuto e consigli alle mamme in un clima di totale autogestione e in poco tempo siamo arrivate a 500 iscritte di cui molte molto attive. Su stappamamma segnaliamo i laboratori, sosteniamo le attività che facciamo e soprattutto ci diciamo come ci sentiamo, un valore scarsamente capitalizzabile ma fondamentale per chi ha a che farà con ormoni e suscettibilità h24.

Quello che sogno da parte di uno stato non è una quota rosa dovuta come un contentino, ma un aiuto concreto a realizzare cose che migliorino la nostra qualità di vita.

Tagsmutter, spazi condivisi, ludoteche, posti dove si possa lavorare mentre i bambini giocano o fanno attività… questo è per me il migliore dei mondi mammabili.

Da quando è nata mia figlia la cosa più importante che ho imparato è che nessuno mi sarebbe più stato ad aspettare, che l’immagine della bohemienne annoiata in cerca di se stessa era anacronistica come una sessantenne con i leggins e che quello che dovevo fare era capire come il mio lavoro potesse plasmarsi su quello che ero diventata. Facevo l’attrice e ho iniziato a scrivere da sola le mie cose in modo da poter sfruttare i tempi secondo una logica che decidevo io. Poi, da quello piano piano sono nate altre cose che fanno parte della donna che sto ancora a fatica cercando di diventare.
Rispondere a domande del tipo “ma che lavori a fare se tutto quello che guadagni lo devi dare alla baby sitter” è imbarazzante , uscire dalla logica del “nessuno ti ha mai chiesto di portare un euro a casa perciò non ti lamentare” è difficile, capire che “quei frugoletti adorati che hanno bisogno di te per ogni cosa prima o poi ti faranno un sonoro marameo e tu rimarrai da sola a fare i conti con una vita che hai vissuto a metà” è necessario.
E poi quello che la maternità mi ha insegnato subito dopo l’ottimizzazione e la trasformazione è stato che tutte le esperienze, anche quelle che lo sembrano meno, sono importanti.
Ve lo dice una che serviva i cappuccini in un bar del centro di Roma, poi un uomo affascinante le ha fatto un fischio per ordinare un caffè… e tutto il resto si chiama Matilde, ha cinque anni e mezzo e oggi ha scritto la sua prima poesia.

di Eva Milella