Mamme single e non single: variazioni sul tema "famiglia"

Dato come postulato cartesiano che anche il Mulino Bianco ha dato forfait per quanto riguarda lo stereotipo della famiglia felice e ha assoldato un panettiere spagnolo in bilico tra il piacione e lo sfigato (poteva Banderas diventare sfigato? Sì, poteva a quanto pare), parliamo dei lati positivi della famiglia.

-…

-…

-…

Okay.Proviamoci per lo meno.

Le statistiche in ambito europeo non sono confortanti, anzi ci suggeriscono che i nuclei monogenitoriali arrivano al 14 percento di media e al 23 percento in Inghilterra dove addirittura una famiglia su quattro è formata da un adulto e un bambino.
Il problema è che quando si parla di certe cose in un attimo ti senti catapultata a Wisteria Lane proprio, tu che alle manifestazioni lottavi per un mondo libero dal razzismo e dei cliché, che dicevi “no, io in quel gioco non cadrò mai, non sarò mai la donna borghese annoiata che parla della sua vita di con l’entusiasmo con cui la Sciarelli introduce un nuovo caso di Chi l’ha visto”.
Invece, a un certo punto questo accade e tutto sembra prendere una piega irreversibile.
Dove va a finire la costruttività, la voglia di un mondo a due, il desiderio di spalleggiarsi nelle scelte quando anche il telecomando diventa un elemento della discordia su cui sfogare ore di recriminazioni?
Quando, come diceva il maestro Franco Califano “iniziano i silenzi della sera”?
Perché desideriamo sempre quello che non abbiamo anche quando quello che abbiamo non è poi così male? C’è un film bellissimo che si chiama Blue Valentine che racconta proprio di questo e purtroppo non ci dà una spiegazione razionale in merito.

cose che ho in comune con mio papà
cose che ho in comune con mio papà

Poi, mentre ti arrovelli per trovare un modo per mandare avanti il baraccone cercando di farlo assomigliare il più possibile a una puntata di Mad man ti rendi conto che il problema è proprio quello. Che la famiglia è uno stereotipo che va combattuto.
Quando sono rimasta incinta ho iniziato un percorso di analisi molto duro che mi ha aiutato a capire che quello di cui avevo paura era non essere conforme a uno standard e che quello che dovevo trovare era la mia libertà all’interno di un format che nella mia testa andava in scena ogni talvolta si nominava la famiglia.

Come in tutte le cose bisogna trovare la propria strada, la mia è credere che ogni giorno può essere l’ultimo, che tutto – non solo l’amore – è eterno finché dura e che quello che sono oggi non sarò domani perché ogni momento subisco una trasformazione grazie alle esperienze che cerco di vivere con apertura e fiducia. Come mi diceva la mia meravigliosa insegnante di recitazione esistono solo due sentimenti: la paura e l’amore. E la paura non è altro che mancanza d’amore.
I lati positivi sono tanti e ogni bambino si merita di avere un padre e la madre che lo amano ma non è detto che questo debba accadere contemporaneamente e sotto lo stesso tetto.
Tutto il resto è famiglia.

cose che ho in comune con la mia mamma
cose che ho in comune con la mia mamma

di Eva Milella