L'insegnamento di Nelson Mandela: quanto conta l'esempio nell'educazione dei figli

I leader mondiali, dal presidente statunitense Barack Obama al leader cubano Raul Castro, si sono uniti oggi a migliaia di sudafricani per rendere omaggio a Nelson Mandela, scomparso giovedì scorso all’età di 95 anni.

Sinceramente non sono mai stata una persona che empatizza con le commemorazioni o che piange ai funerali dei personaggi noti come se fossero estinti di famiglia. Non è per cinismo o mancanza di sensibilità ma credo sia un atteggiamento di protezione. Se inizio a pensare o a lasciarmi turbare da tutto quello che succede la mia emotività potrebbe rompere gli argini e sfociare nella nevrosi….
Ma da quando sono mamma la mia versione ombelicocentrica del mondo ha subito un contraccolpo. Ogni volta che qualcuno di così significativo lascia questa terra, mi chiedo: chi potrà essere esempio per mia figlia di quelle che sono le virtù e il significato delle azioni dell’agire umano nel senso più alto del suo termine?
Affrontare temi come la politica, l’etica o la questione razziale è più facile se ci sono esempi a cui ricondurlo e se come interlocutore abbiamo nostro figlio questo discorso diventa necessario.
E soprattutto, come possiamo fare perché la generazione che cresciamo possa essere all’altezza di colmare il vuoto che i grandi lasciano?
Io ho avuto in questo una grandissima fortuna. Mia figlia ha frequentato per vari anni un nido meraviglioso gestito dalla comunità di Sant’Egidio.

Quando siamo entrati all’asilo, Matilde aveva soltanto un anno, a stento camminava e, nella lista delle mie preoccupazioni, tutto c’era fuorché l’integrazione razziale ma il fatto che lei fosse una tabula rasa nei confronti della vita ha fatto sì che si abituasse a un mondo così sfaccettato senza razionalizzazione alcuna.
Io come madre ho avuto una possibilità enorme, quella di conoscere delle mamme così diverse da me in un contesto così intimo che ci accumunava e che ci teneva unite da un comune denominatore davvero importante: la crescita dei nostri figli. Mi ricordo le prime riunioni dove alle domande retoriche sulla maternità si univano le nostre diversità culturali e che terminavano sulle risate di tutte quando ci scoprivamo imbranate non perché venivamo da 27 paesi diversi ma semplicemente per il ruolo neofita che ricoprivamo. Ovviamente non tutto è stato facile, i caratteri, gli orgogli, le usanze, sono difficili da amalgamare ma credo che abbiamo fatto un buon lavoro.
Lo vedo da come mia figlia osserva le diversità del mondo. Credo che non abbia capito che sono diversità. E questo mi sembra un ottimo punto di partenza.

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di Eva Milella