Ora legale. I sessanta minuti di schock emotivo di una mamma.

(sottofondo musicale: Norah Jones – Sinkin’ Soon)
Sono entrata in fissa per un certo assurdo tipo di musica.
Poi ho scoperto che su Youtube esistono corsi di yoga on line fantastici.
Ho sempre, sempre fame.
Questa è per me la primavera.
Un microcosmo cronologico di affermazioni sensoriali.
Che poi basterebbe incanalare tutta l’ansia e la tristezza grigia e solitaria dell’inverno, in linfa nuova e nuovamente energica. E tutte quelle cose incastonate nella bella stagione svanirebbero.
Ma non è MAI così.

ODIO PRIMAVERA 2.0

L’incubo ora è solo uno, il mostro, l’erede di tutti i drammi dopo l’essersi dimenticati i pannolini di riserva al mare.
Il cambio dell’ora.

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Non c’è verso, io sto male.
Mi imbottisco di vitamine, ma è obiettivamente difficile riprendersi dopo che a letto comunque ci vai sempre più tardi e la sveglia si trasforma nell’odio dell’ora prima.
Vedi la luce fuori dalla finestra e sai che alzarsi è l’obbligo.
Allora tu pensi la classica cosa che ognuno di noi pensa nel primo minuto di vita: “Stasera vado a letto prestissimo, cascasse il mondo”, solo che poi non lo fai e ricominci da capo, dormi pochissimo e cominci a odiare delle cose a caso.
Non tua figlia, ovvio: lei, per le prime settimane, rimane lì, sfocata, te ne curi il giusto perché hai troppi pensieri oraleganiani.
Poi quando ti accorgi che stai spendendo troppo in magnesio e potassio e in frigo invece hai il nulla, allora, oltre allodio per tutto, ti attanaglia anche il senso di colpa primaverile, che è assolutamente peggio di quello invernale, perché qui sei costretta a FARE e non ti puoi nascondere più dietro fantomatici risvolti metereologici.
E allora non c’è più scampo.
Perché non dormi più e diventi oltretutto anche una cozza, perché non ti trucchi, perché non hai tempo, perché ti svegli tardi, perché non dormi più.

E quindi odi te.

INTERLAZZO STAGIONALE

Tutto sembra un po’ in bilico e un po’ a metà.
Durante le settimane del cambio di stagione, primavera ancora non è. Però se ti metti una cosa leggera come la camicetta cotone cento per cento ora basta con la lana, schiatti di freddo.
I maglioni rendono la vita difficile, ma non la tua, quella di tua figlia che pretende di non soffocare a scuola con centocinquanta gradi; e te lo chiede “mamma, basta solo felpa e maglietta”, ma siccome tu sai che la freddata è alle porte, allora si rischia il tutto e per tutto, pure la rosolia.
E poi sei ancora bianca, ma bianca tipo verde, e provi a metterti il fondotinta invernale, ma diventi bianca tipo arancio e quindi vorresti solo morire, ma non puoi, sempre perché l’assetto dell’intrallazzo dura poco, non pochissimo, ma ce la puoi fare. E mentre pensi costantemente al super limbo climatico e a un cambio di stagione che avverrà all’incirca i primi di agosto causa rimando-ossessivo-compulsivo, ecco che ti dimentichi dell’unica cosa realmente fondamentale di queste ore:

l’iscrizione al centro strafico estivo per Margherita?

No.

La ceretta.

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PARCO MIO NON MI ABBANDONARE

Ovviamente stai con i jeans. Ci starai per i prossimi mesi, perché le tue gambe sono talmente oscene che neanche fare la gnorri e dire “ciao, sono una malamamma, posso tutto”, regge.
Neanche il rasoio.
Perché l’ora legale porta ad avere un diverso assetto della luce e tu, non si sa perché, diventi glitterata come il vampiro di quel famoso film sotto il sole. Al parco ci vai, ma di nero e fai finta che tutto va alla grande, che ti puoi ritenere soddisfatta della vita, anche se in quel momento, mentre tua figlia gioca spensierata sullo scivolo, tu stai un po’ morendo. Anzi, più che altro sono le tue gambe strizzate a chiedere asilo politico; ma tu, impassibile, ti alzi e sorridente dirai, “vado all’ombra, il sole mi oscura la visuale di controllo per la bambina“.
Cazzata, super super cazzata.
Vai all’ombra perché hai due cotechini fritti in salamoia dentro pezzi di stoffa cinesi. Ecco cosa.

La parte peggiore non finisce qui.

La parte peggiore è quando tu fai tutto questo prendendo in considerazione solo le gambe.

E ti dimentichi delle ascelle.

CLIMAX

Arriva poi un giorno in cui ti abitui e vedi una luce in fondo al tunnel, il giorno in cui l’ora legale diviene quasi tua amica.

Ma in quel giorno la situazione si complica in maniera esponenziale.

Passati circa trenta giorni dal nuovo drammatico orario, il genitore può fare solo una cosa: trasformare la bat-mobile presente dentro ognuno di noi, chiudere tutti gli alettoni e diventare un supermissile pronto al rash finale prima della tregua.

Ebbene sì, le recite.

Non c’è scampo.

Puoi avere la varicella, la febbre a 42, un virus intestinale che ti stende, ma tu sai che dovrai assistere a tutte le recite a cui tuo figlio parteciperà e sai anche che tali recite non saranno solo quelle scolastiche.
No.

Per recite s’intendono brevetti, lezioni aperte, canzoncine nell’atrio, poesie sul balcone, concerti in piazza, improbabili liriche lette in ore pasti, roteazione di corpi preadolescenziali in orario aperitivo.

E sai anche che tutto ciò dovrà essere poi catalogato, memorizzato e sistemato nella cartella “ricordi fondamentali infanzia figlio” perché sicuro, ma sicurissimo come la morte, arriverà “il giorno“.

Il giorno” tra quattro anni e mezzo in cui tua figlia, guardandoti sinceramente negli occhi, ti chiederà: “Mamy, ricordi che emozione quel giorno?”. E tu, solo tramite l’aggettivo dimostrativo “quel” dovrai capire tutto e ricordare. E ovviamente sorridere maternamente.

Non farlo sarebbe la rovina per tutti i futuri anni di pubertà, dove anche solo la pasta scotta di 12 secondi diventerà un oracolo di assenza genitoriale.

 

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INQUETUDINE SOCIALE

Durante l’inverno una mamma si abitua a non fare un cacchio.
Poi con appena un’ora di sole in più nella vita, tutti decidono di uscire.
E ti spiazzano.
Ma pure tuo padre ti chiama per un gelato e tu non puoi!
Nel giro di tre giorni, tutti riescono ad organizzarsi per uscire durante l’imminente nuova stagione, tranne te.
Perché tutti trovano un buco sociale al quale aggrapparsi?
Io devo ancora finire 12 serie, concludere l’assaporazione invernale della coperta sul divano e voi già siete carichi, elettrizzati?!
Io ho la pizza il venerdì sera e devo vedere Crozza… E poi scopro che pure Crozza ha finito la sua trasmissione fatta di risate a crepapelle e allora mi butto sulla Bignardi e pure lei dice che “mancano due puntate” e io vado in esaurimento.
Perché capisco che devo fare qualcosa, che non voglio essere pigra, non voglio essere una canzone blues con gli uccellini che cinguettano fuori.

Quindi mi alzo dal divano, non mangio e attacco paranoie logorroiche infinite al mio fidanzato, che sa di dover stare in silenzio mentre parlo, altrimenti piango.
E in tutto questo gli chiedo come sta e lui mi dice “ma me lo hai chiesto due ore fa, sto bene comunque” e continua a non capire che è la primavera, anzi l’arrivo dell’ora legale che proprio non riesco a gestire.

Tutto questo perché volete più luce di giorno.

Ma due lampadine no?!

La maternità è complicata.

di Elisa Giani