Papà di ieri e di oggi. Cosa è cambiato? Auguri a tutti, comunque!

La generazione dei nostri padri appartiene a un mondo completamente diverso dal nostro, un mondo che sembra essere davvero lontano e romantico rispetto alla velocità e al disincanto delle nostre vite di oggi. Un mondo in cui per rete si intendeva quella rete fatta di rapporti che molto spesso erano il condominio, la sezione, i dibattiti, l’oratorio; un mondo senza crisi economica e politica che nel suo manicheismo era così rassicurante rispetto al prisma di disastri ideologici e verbali di cui siamo vittime.
Un mondo pressoché perfetto che ha generato genitori di diverse fogge ma molto spesso accomunati dall’essere quasi tutti Peter Pan attaccati alle musiche della loro contestazione finite in un cd da ascoltare in salotto mentre si parla del nuovo food designer di talento.

Dove è finita la loro contestazione? Dove sta il loro essere dalla parte sbagliata ora che hanno cinquantacinque anni? Dove sono andati a finire i loro errori?

E soprattutto, di chi sono padri?

Nostri.
La generazione di mezzo che sta attraversando il periodo del suo primo revival, che ha già l’età per dire “ti ricordi” senza aver costruito quasi nulla.
Quasi quarantenni incapaci di vivere le relazioni sociali vere, schiavi della tecnologia e avvezzi ad usare scappatoie facili facili per non guardare in faccia quello che ci spaventa.
Che a volte non è nient’altro che un rapporto sentimentale.
Una generazione che guarda un film come “Her” e si commuove senza pensare che quello è il nostro punto di non ritorno.
Un film che gira intorno a un uomo che non spiega mai il perché della rottura del suo matrimonio, che non lo elabora, che lo estetizza semplicemente in un paio di cuscinate e che lo ricuce scrivendo una lettera; un uomo che affronta una relazione senza poterla mai guardare negli occhi o toccarla, magari per scoprire uno sguardo diverso rispetto alla sua rappresentazione o un corpo meno perfetto di quello che immaginava.

Papà di ieri e di oggi. Cosa è cambiato?
Papà di ieri e di oggi. Cosa è cambiato?

E cosa rimane se togliamo tutta la paura che serve per guardare una donna o un uomo negli occhi e dire quello che si pensa, anche se fosse soltanto un “non sono all’altezza”?
Un video clip. L’esempio più raffinato della non problematizzazione delle nostre nevrosi e paure, del nascondere sotto un tappeto il vero problema sacrificando il nostro lato nero in nome di un mondo perfetto, arancione, caldo e dal sapore vagamente retrò.

In un mondo in cui veniamo aiutati da qualsiasi cosa (app, dispositivi, programmi, tablet, botox, filler) ad essere all’altezza, dove va a finire l’errore?
Non interessa a nessuno a quanto pare.
Che differenza c’è tra gli errori dei nostri padri e quelli nostri quindi?
Forse che loro hanno sbagliato credendo di cambiare il mondo e che noi sbagliamo credendo che dal mondo si possa fuggire creandone uno alternativo e privo di errori. E soprattutto privo di una funzione sociale di rappresentazione di una collettività che è quella in cui loro hanno creduto e a cui noi dovremmo aspirare.
Se possiamo fare tutto da soli, se non rappresentiamo altro che noi stessi, a cosa serve vivere in relazione con il prossimo?
Questo isolamento ci spinge ad essere genitori che guardano solo la propria emotività, la propria casa, il proprio parcheggio, il proprio piano tariffario personalizzato e usano lo stesso metro per guardare il proprio figlio ossia senza vederlo come parte di qualcosa di più ampio che è il mondo che, ci piaccia o no, noi stessi gli lasciamo.

Quindi? Come agire?

Prima di tutto perdonando i nostri padri per i propri errori, riscoprendo attraverso lo sbaglio di aver creduto in un utopia collettiva quello che di buono c’è stato, ovvero una capacità di relazionare vera e istintiva che li ha portati a vivere i loro rapporti sull’onda di un confronto reale e non amando qualcuno che ha l’appeal di una segreteria telefonica.

Auguri a tutti i padri.
Di famiglia, spirituali, peter pan, inadeguati, autoritari, padroni….

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di Eva Milella