Una non-mamma per amica: Quando la tua migliore amica non ha un figlio

(sottofondo musicale: “Femme fatale” di Elisa)

-Pronto?

-Pronto.

-Ti devo parlare. Anzi devo parlare con te, Flavia e Cate.

-Perché?

-Perché sì. Ci vediamo oggi pomeriggio.

-Oggi pomeriggio non posso.

-E invece sì. Potrai. Chiama le altre. Ci vediamo dove volete.

inseparabili
inseparabili

Quando ho detto alle mie migliori amiche che aspettavo un bambino ci sono state reazioni diverse.

Hanno pianto, sorriso. Erano preoccupate ma felici (oddio, credo!).

Avevamo 24 anni, eravamo piccole.

Ma dal il primo momento mai, MAI mi hanno lasciato da sola; ed io di questo ero sicura.

In questi sei anni sono sempre state non solo delle amiche, ma anche sorelle, complici e, dopo la nascita di Mina, zie impagabili.

Ho sempre avuto probabilmente una visione distorta dell’essere genitore accanto a persone che neanche lontanamente volevano esserlo; mia madre stessa ha avuto me giovanissima, e la mia infanzia è piena di momenti in cui le gite fuori porta di ragazzi con chitarra e vino diventavano anche ricordi miei; ho viaggiato, esplorato, vissuto con trentenni; ricordo la zia che, quando avevo quattro anni, mi insegnava a dire “bruno cacca”, il ragazzo stronzo che l’aveva appena lasciata, o gli infiniti matrimoni ai quali io ho fatto da damigella, perché unica ragazzina, o ancora quando io rimanevo da nonna perché “amore il concerto /la discoteca/la festa è ancora troppo presto per te, ma vedrai che gli amici di mamma li vedremo il prossimo week end” (e io lì a piangere).

le inseparabili di mia madre (bruno cacca!)
le inseparabili di mia madre (bruno cacca!)

Forse tutto questo poi mi è rimasto dentro, perché la prima cosa che ho pensato non appena pronunciata la frase ragazzeiosonoincinta, è stata proprio “fantastico, posso far rivivere a lei/lui le stesse emozioni, la stessa vita che ho avuto io!”

Perché non credo che anche questo debba per forza alimentare la già precaria autoaffermazione di noi donne/mamme. Perché avere un figlio deve essere solo bello. Punto. Certo vivi con il calendario alla mano, non puoi decidere all’ultimo momento di andare a prenderti una birra, non potrai metterti i tacchi H24, ma sapete che c’è? Io con Margherita:

– ho viaggiato

– sono andata in campeggio

– ho fatto week end con altre 15 persone

– ho mangiato a cena fuori

– ho fatto shopping

28 anni passati con treenni
28 anni passati con treenni

Certo, non si potrà mai fare tutto, ma chi l’ha detto che senza figli puoi fare tutto automaticamente, e per “automaticamente” intendo in maniera SERENA?

Io per esempio non ero mai serena, o meglio, non ero mai piena; questa bimba mi ha regalato la non_noia, la comprensione totale del mio tempo, dei miei giorni, di quanto è bello stare sul divano di domenica, o quanto posso godere di un concerto, o di aprire gli occhi a mezzogiorno, o di stare con il mio compagno. Prima per me era tutto automatico. E quindi senza importanza, senza Valore. Ora no. E quando mi relaziono ai miei amici, è sinceramente bello, no, bellissimo avere a che fare per un po’ con una realtà che non mi appartiene più, vero, ma della quale sono attratta e vorrò sempre esserlo.

In sostanza, si può continuare ad essere una persona normale con accanto amiche che lavorano, abitano ancora dai genitori (o anche no), per le quali mais&tapioca può essere solo una nuova sostanza allucinogena? Sì.

Perché non è tanto il problema di avere un figlio, la questione parte a monte, è più all’origine; dipende, cioè, da chi ti scegli come compagne o compagni di vita, ma non da un punto di vista sentimentale (cioè altamente precario), bensì di vita vera, quella che realmente è “fin che morte non ci separi”, l’amicizia.

Ti potrà rodere il chiccherone quella volta che tutti partono per Formentera, mentre tu stai a Tor San Lorenzo ad allattare sei volte al giorno, ma questa è una fase, come tutte, poi la vita si assesta, ti guardi intorno e vedi che a sinistra hai una cosa che ti chiama Mamma e che non ti lascerà mai, e a destra hai un’altra cosa che ti chiama Amica e anche questa non ti lascerà mai; e solo in quel momento potrai dimenticare passeggini, pianti, baby sitter, stanchezza, momenti di solitudine, fatica, smalti sbeccati, il sonno alle nove di sera, aperitivi mancati, capelli osceni e occhiaie.

E dire:

Io ho vinto.

magnum a tre anni
magnum a tre anni

di Elisa Giani