Lettera aperta di una mamma alla "lagna" che s'impossessa di sua figlia

(sottofondo musicale: Maroon 5 – Moves Like Jagger ft. Christina Aguilera)

Ok. Siamo sole. Lei dorme. Fatti avanti. Lo so che sei furba, ma ti voglio prendere di petto e farti un po’ di domande. Allora, prima di tutto: perché in estate diventi più pesante? Da quando ti svegli, stai lì pronta, furba e tenace. Sei come le nonne che ti vogliono far ingrassare con le torte. No, perché vedi, io in questi giorni sto riscoprendo i sorrisi, i libri, il vento, le notti e quando torno a letto la sera col venticello che Roma mi regala, penso sempre che tu domani non ci sarai più. Che non abiterai ancora un altro giorno dentro la mente complicata di mia figlia, che magari andrai via, ma non solo da lei, anche dal resto del mondo nanoso. Spiegami come fai a ritrovarti sempre nel posto giusto (per te) nel momento sbagliato (per me). Ho scoperto che poi hai anche la capacità di far fare a mia figlia esattamente l’opposto di ciò che fino a quel momento le avevo detto di fare.

Parliamo del mare. Parliamo del fatto che a volte io desideri che Mina sia al Polo Nord. Mi fai pensare a questo, me lo fai proprio dire. Io che sono così propositiva, le penso tutte, la porto in qualsiasi luogo lontano o vicino, oh mica si incontrano spesso mamme che fanno tutti sti salti mortali da sole!

Cara, furba Lagna, scommetto che quando state dal papà non ti accanisci così, hai paura del vocione, vero!? Dai, ammettilo, anche a me darebbe fastidio, però non puoi pensare solo a me.

Prendiamo un esempio che non dovrai più ripetere:

ieri siamo andati tutti insieme in provincia di Roma per vedere gli scivoli posizionati al centro di un paesino, l’ho fatto solo per Mina, praticamente era solo uno scivolo come gli altri, ma la cosa si faceva interessante anche per me perché ai lati si sviluppava una delicatissima sagra della fettuccina. Ok, andiamo. Tu non so perché dormivi, eri sopita, oppure ti avevo battuta almeno per due ore. Ci provavi a venire fuori, in macchina, con piccoli cenni alla musica troppo bassa e alle chiacchiere fra me e il mio amico troppo alte, ma sostanzialmente ti avevo annientata come uno stratega col suo nemico. Mi sentivo molto forte, lo devo ammettere, così forte che manco fumavo, pensa.

Arriviamo al paesello e vediamo i primi scemi come noi scivolare su una pista di sapone e allegria. Lì tu eri muta, io mi crogiolavo dentro il mio ego di grande madre super brava e nella mia testa c’era l’angelo di Amy Winehouse che mi cantava parole d’amore soul. Tutto era perfetto. E cosa si fa quando tutto è veramente perfetto? Si mangia, ovvio. Ed è stato lì che ho sbagliato, sì lo so, non c’è bisogno che fai quella risatina del cacchio. Ho capito. Ho capito tutto. In quel momento mi sono distratta. La stratega è crollata. Avrei dovuto farle fare un giro, uno solo, quel giro mi avrebbe garantito una salute mentale per le successive ora, la tua totale assenza, e il pomeriggio migliore.
La fettuccina fatta in casa chiamava, e pure con tanto di megafono e ciccione che metteva in fila noi coatti del gusto. Sì, lo ammetto, in quell’oretta ti ho servito su un piatto d’argento la possibilità di sfruttare:

-quando arriva da mangiare.

-quando mi posso alzare.

-quando andiamo a giocare.

Quando io, scema, avrei sostanzialmente voluto mangiare, bere e chiacchierare. No, perché quando poi si scende dalla panca del paesello con probabilmente sei etti netti in più e vedi che lo scivolo saponato e tanto divertente e motivo per il quale mi sono fatta i chilometri non c’è più perché pericoloso causa vento, ecco, allora, io lì ero tua prigioniera. L’angelo Amy Winehouse era scappata a gambe levate con una boccia di Gin in mano, tu impazzivi di gioia, ma sei stata ancora più subdola. Hai preso mia figlia, l’hai fatta diventare un po’ più lentina, non le facevi mica capire che lo scivolo era chiuso, e che io almeno un giro prima del pranzo potevo tranquillamente farglielo fare, hai aspettato che ci fossero più persone possibile, poi come una diga aperta di botto hai mollato.

Tutto, urla, tensione emotiva, lacrime, domande retoriche, ricatti e, porca miseria, lagna! Almeno i miei amici li potevi tenere alla larga, non ti bastava percuotere me, no, hai dovuto prendere di mira una innocente donzella che è la mia amica senza figli, l’unica che mi sia rimasta! Perché me la vuoi portare via? Perché?!? Ma tu sei una pazza scatenata, Lagna, sei un moto perpetuo, non puoi essere così sempre e per di più ad agosto, dove neanche una scuola h24 mi può aiutare.

Mi sono distratta ieri, è vero, ma non puoi massacrarmi così; mi dici però come crei quello sguardo sulle facce delle persone? Quello lo vorrei saper usare anche io. Tipo quando avrò un fidanzato e lui vorrà andare al cinema a vedere l’ultimo vincitore al festival di Venezia e io le Tartarughe Ninja (sì, me lo immagino gnoccamente colto, non so perché).

Comunque, cara lagna, questo sfogo non è solo da parte mia, ma da un po’ tutte le mamme… continua a distruggerci i piani e le organizzazioni, i timpani, continua a farci dare capocciate su spigoli immaginari, sii petulante come solo tu sai fare, e ricordati di farlo soprattutto in questo periodo dove una baby sitter la paghi quanto il PIL del Belgio. Continua a illuderti che un giorno vincerai, perché tanto quel giorno non arriverà mai. E lo sai perché?
Per due motivi.

Perché io ho tutta la filmografia di Walt Disney.

E perché quel cazzo di scivolo saponato lo rifaranno tra due settimane, stronza.

di Elisa Giani