Una domenica al parco con mamma e papà, ovvero: la guerra dei mondi

Quando arriva la primavera si esce allo scoperto... Malumori, litigate e dispute tra genitori. Quando il parco è un campo... minato.

Aprile è il più crudele dei mesi, diceva un allegro signore di nome Eliot ma ancora non avevo capito bene il perché, finché una domenica del suddetto mese in un parco della Roma bene ne colgo il senso profondo.

Seduta su una panchina osservo Matilde giocare, mi astraggo dalla mia condizione di Malamamma e mi immergo nel mondo reale delle famiglie il dì di festa.

Intorno a me l’entusiasmo di una guerra punica.
Una flotta di “telavevodetto” si scaglia contro il partner per l’assoluta incapacità di gestire in due un figlio.
Mamme e papà da soli funzionano che è una meraviglia ognuno con la sua piccola costituzione come le regioni a statuto speciale ma, quando si è in due e soprattutto si deve gestire un tempo che non è atto al dovere ma al piacere, anche il mulino più bianco vacilla.

Gwineth e Chris: due che non ce l'hanno fatta a superare la primavera
Gwineth e Chris: due che non ce l'hanno fatta a superare la primavera

Le mamme da seguaci della dea Vesta si trasformano in Torquemada col mezzo tacco e indicono un improvvisato tribunale per compiere riti abbreviati nei confronti di mariti che sembrano boss abituati a qualsiasi vizio al primo giorno dei domiciliari.

I must della reprimenda sono:

– l’intramontabile giacchettino sì-giacchettino no

– “non gli dare nulla che non mi mangia” (i papà sono sempre propensi a offrire un lievitoso cornetto pur di non sentire il pargolo, le mamme preferiscono farli arrivare con una voragine a pranzo per pantagruellizzarli e fargli avere un tracollo post pranzo nel lettino)

– Sull’altalena: “Non lo spingere che deve imparare – spingilo che è piccolo (a volte proferito nello stesso quarto d’ora e riferendosi e allo stesso bambino)

– “Dovevamo andare fuori oggi con questa bella giornata così vi andavate a fare un giro in mountain bike e io mi curavo le peonie (nel caso in cui ci si trovi fuori: “dovevamo rimanere a Roma oggi tanto in mountain bike potevate andare in una villa e io mi leggevo il mio libro sulle peonie).

#achivuoipiubene
#achivuoipiubene

E via discorrendo con un excursus a ritroso della storia della coppia a suon di offese e recriminazioni (“lo dovevo capire dall’orribile ristorante dove mi hai portato la prima volta che sarebbe finita così”).

La mamma, soprattutto benestante, in questi momenti tira fuori il peggio di sé, come se la vicinanza del marito ai propri figli rendesse questo improvvisamente vulnerabile (un chief executive diventa inoffensivo in prossimità di un naso moccioloso), dando adito a una revanche meditata molti pomeriggi da sole ai Giardinetti…

Il padre si lascia andare a una spirale di accidia e inettitudine che è la curva tracciata dal proprio ego in movimento…

Se non fosse per quei nanetti che fanno cose strappacuore tipo guardare il cielo e salutare Gesù bambino asserirei che è solo una battaglia persa. Ma quei piccoli concentrati di essere umani hanno un guizzo e una comprensione superiore che ti fa capire che una volta anche noi eravamo qualcosa di diverso da un fascio di nervi scagliato contro un coniuge.

Aprile è il più crudele dei mesi.

Matilde e Margherita al parco
Matilde e Margherita al parco

Ma mentre penso a tutto questo mia figlia canta “Giovannino perdigiorno ha perso il tram di mezzogiorno” e mi rendo conto che tutte queste riflessioni non sono altro che la proiezione delle mie stesse paure e che intorno a noi non c’è nessuno ma solo una brezza calda e davanti a noi una bellissima giornata in cui possiamo fare un sacco di cose.

Come dice Matilde “oggi è il domani di ieri”.

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