Una malamamma per amica

Una malamamma per amica

Avete presente quei giochi che fanno gli psicanalisti nei film americani “Se ti dico una parola, cosa ti viene in mente?”.
Ecco.
Se qualcuno sei anni fa mi avesse proposto la parola “bambino”, la mia risposta avrebbe oscillato tra: panico, terrore, angoscia e quant’altro di affine emotivamente.
Sono nata come mamma l’8 dicembre 2007 quando, in seguito a strane avvisaglie, ho deciso di fare un test di gravidanza. 8 dicembre, ironia della sorte, proprio il giorno dell’Immacolata Concezione. L’inequivocabile verdetto giaceva per terra nel mio bagno mentre io in preda ad iper-ossigenazione ero svenuta sfiorando il piatto doccia.
All’attivo avevo allora un rapporto appena iniziato, un lavoro inconciliabile (inconciliabile con nulla in quanto più o meno inesistente) e uno stile di vita da ballerina di can can…

toglietemi tutto ma no i pois
toglietemi tutto ma no i pois

Armata di tragico ottimismo mi sono imbattuta nella maternità ponendomi prima di tutto il dilemma del “ce la farò ad accudire qualcuno io che a malapena mi ricordo di avere un’agenda quando devo ricordarmi qualcosa?” (Ora io la metto così, come se queste riflessioni le avessi fatte facendo i palloncini con una Big Babool rosa fragola in bicicletta ma in realtà sono state frutto delle chiacchierate con un insigne esperto del settore (il settore è la mia psiche e lui non era niente di meno che un analista comportamentale perché se dobbiamo farci aiutare non c’è amica che tenga: io sto con l’analisi!).
Giorno dopo giorno, anno dopo anno le cose hanno iniziato a prendere la giusta piega e come una camicia appena apprettata la maternità ha iniziato a starmi proprio bene e ho capito che io non sono nessun altro tipo di madre se non quella che sono.

Quasi una persona rilassata
Quasi una persona rilassata

Un po’ di tempo fa guardavo la pubblicità di un canale tematico per bambini che enunciava in soldoni: “Se hai una maglia che ha solo due macchie e credi che sia pulita, allora sei un genitore”.
Visto e considerato che ho davanti a me venti chilogrammi di prova inconfutabile della mia maternità, cosa non quadra?

Semplicemente: non ho mai avuto la ricrescita, né patacche di mais e tapioca sul vestito e magari non vado in giro con un tacco a stiletto ma neanche con cose strane che ricordino una corsia d’ospedale.

Certo, qualche buco sulla produzione cinematografica degli ultimi anni ce l’ho ma se ho dieci minuti di tempo sfoglio un quotidiano e non “Intimità”.

Penso alle mie amiche e alle loro vite.

Cosa siamo? Alieni? Privilegiate? Wonderwoman al cubo?
A noi piace definirci Malamamme.

E per spiegarvi cos’è una Malamamma non basta un post ma bisogna un po’ giocare ed entrare in un mondo fatto di schizzofreniche affermazioni del tipo:

    – so tutto sulle malattie esantematiche ma anche sull’ultimo palmares di Cannes;

    – faccio di tutto per far fare lo sport giusto a mia figlia ma curo anche me stessa (magari faccio gli addominali tutti i giorni con il tappetino vicino alla vasca mentre lei fa il bagnetto per non perdere tempo);

    – mi piace stare con Maty e i suoi amici ma mi piace anche stare con le mie amiche che nella maggior parte dei casi sono anche le mamme delle sue amiche e allora via con le vacanze condivise dove anche il trenino e la pizza possono avere il coefficiente di divertimento di una vacanza a Ios a ventitrè anni.

di Eva Milella