Una mamma e il suo compleanno

(sottofondo musicale “Come stai“_ Brunori s.a.s.)

Io con la mia vita ballo il tango. Quello argentino, dove non c’è il caschè, dove la gente rimane a ballare fino all’alba, dove succede che una signora di 60 anni continua a ballare anche se il cuore non ne può più, dove il tacco è fondamentale, dove ci si guarda e poi ci si stringe e ci si allontana.

Io non riesco a stare zitta, non riesco a cambiare, non riesco a lagnarmi. Non posso distruggere, ma posso incrinare. Perché voglio ballare? Forse. Sicuramente.

Io con la mia vita ballo il tango. Con i miei passi, con i miei tempi. Ballo quando continuo a cercare di tenere su cose che non si possono tenere su. Quando il Natale e il concerto dei Muse hanno la stessa importanza, quando ti fai delle idee che non appartengono a nessun altro. Neanche alla tua famiglia.

Cosa rimane poi? Dopo che succede? Succede che ti senti invincibile quando sei giovane e poi il tuo coraggio forse si spegne, forse la signora stanchezza comincia a lottare con i tuoi sogni e i cavalieri erranti che hai nel cuore, nella testa nello stomaco. Cominci a capire che devi fare i conti con tutto, che la scuola è finita e le bollette fanno capolino. Succede che però tu sei fragile e felice come quando avevi vent’anni e le cose non coincidono.

Io con la mia vita ballo il tango. E quando scegli che nella vita vuoi chiedere solo la luna a te stessa, capita che poi ti senti sola, perché tutti ti dicono che la luna è lontana e impossibile.

Io voglio vivere volando. Anche il giorno del mio compleanno, anche con una figlia. Voglio volare e aspirare al mio piccolo. Voglio sapere cquanto fa male rialzarsi quando si cade.

Voglio saperlo perché un giorno mia figlia me lo chiederà. E l’unica soluzione per capire come consolare un altro essere umano, è aver imparato a consolarsi da soli.

Io con la vita ballo il tango. E lo ballo a modo mio. E sicuramente non lo ballo bene, ma almeno ho il coraggio di farlo.

Ci sono delle cose da persona che è diventata mamma quando ancora puzzava di latte che non mi stanno bene. Frasi per lo più, atteggiamenti, constatazioni. E oggi, che sono trentuno anni che mia madre mi ha fatto uscire dal luogo più intimo del suo corpo, vorrei parlare di questo.

Non mi piace quando ci si intromette nella vita degli altri. Non mi piace che basta prendere una baby-sitter per risolvere tutto, perché non è così. Non mi piace che si pensa che una bambina sia un comodino da arredo. I figli sono difficili, non puoi sapere mai se basta la qualità o la quantità con loro, provi a essere la mamma più buona del mondo e lo vizi, la mamma più autoritaria e ti minacciano, la mamma più libera e crei dei tossici.

Non è facile. Addormentarsi la sera e svegliarsi la mattina sapendo che devi risolvere sempre la pratica “formare un essere umano civile”. Soprattutto quando le tue scelte e la tua vita ti hanno portato a crearti una quotidianità non facile. I figli ci sono e sono la priorità gente, anche quando si esce senza di loro, si va al mare, ci si sposa e si ama. Per cui, capiterà di incontrare donne col sorriso, che ancora a trentanni rincorrono il bian coniglio, ma forse quel bian coniglio non è un’avventura, bensì un nano che non ti fa mai annoiare. Perché poi quando i figli crescono eccola lì che si inventano il ragionamento e ti fanno un mazzo così, anche quando tu pensi di aver fatto di tutto per loro.

Per loro siamo super eroi, e non possiamo sbagliare, non viene proprio preso in considerazione, e allora forse si sbaglia fuori, lontano da loro, perché da qualche parte una capocciata al muro si deve pur prendere. Per ricordarsi che si è anche una persona e non una macchina da guerra. E questo sarà così per sempre, per tutte le donne che sono mamme. Il piedistallo esiste a tratti e bisogna stare attenti a quando sotto i tuoi piedi non c’è, e spesso si scivola e, cacchio, che male.

Il silenzio. La pazienza. La ragione. Gli occhi. Le lettere. La bocca che sorride. Devono stare lì, come una ballerina dentro un cofanetto, pronta a suonare e creare magia. Non ti ricarica nessuno se non te. Bisogna starci.

-Pronto?

-Sì, pronto.

-La signora Elisa Giani?

-Sì, mi dica.

-Perché allora ha fatto un figlio?

-Non lo so. Ma ora c’è.

-Ma perché continua a ballare il tango quando ancora non sa perché ha fatto un figlio? Non le crea dei casini difficili da risolvere? Non è meglio cambiare?

-Non lo so, ma ora devo andare.

-A ballare il tango?

-No. A insegnare a mia figlia come farlo.

Buon compleanno a me.

di Elisa Giani