Cos’è la sindrome del bambino scosso: cause, rischi e come evitarla

Alcuni anni fa era denominata Shaking Baby, ovvero scuotimento del bambino. Oggi il termine più corretto e scelto dai medici è “Abusive Head Trauma”, quindi trauma cranico non accidentale, determinato da un abuso. Infatti, si tratta proprio di un abuso, di quelli più gravosi e invalidanti, da portare anche alla morte del bambino. Una violenza di cui in genere i genitori, amici o parenti del piccolo, non si rendono nemmeno conto, inconsapevoli del danno che si può generare nel bimbo, nel tentativo di placare un pianto o un ‘capriccio’ che sembrano non finire mai.

Alcuni dati…

In Italia le dimensioni del problema sono molto scarse, per la difficoltà di distinguere la sindrome da scuotimento da altre forme di maltrattamenti di cui sono vittime i più piccoli. Stime americane parlano di un’ incidenza di 20-30 ogni 100.000 bambini sotto un anno di età: nel 20% ha esiti letali e in oltre la metà dei casi causa esiti neurologici permanenti.

LE CAUSE

Lucia Sciarretta,  psicologa e psicoterapeuta infantile presso l’Ospedale Gaslini di Genova spiega: “Ciò che fa scattare la reazione impulsiva dell’adulto è il pianto reiterato del bambino. Questo fa aumentare lo stress emotivo dell’adulto che può terminare con il gesto estremo di scuoterlo”. Non c’è volontà da parte del genitore o chi per lui, di fare del male al bimbo, per questo non si è consapevoli dei gravi danni che tale movimento può comportare. Infatti, quando ci si rende conto, subentra un forte senso di colpa. Un fattore di rischio da evidenziare è la solitudine post-parto in cui si può trovare la neo-mamma.

I RISCHI

Le conseguenze sul bambino sono variabili e dipendono da l’intensità del maltrattamento, ma in un’elevata percentuale dei casi sono gravissime. I bambini piccoli, fino a 6-12 mesi, hanno il cranio più grosso e più pesante rispetto al resto del corpo, per questo lo scuotimento potrebbe causare:

  • danni cerebrali;
  • ritardo mentale;
  • sordità o ipoacusia;
  • cecità;
  • paralisi cerebrale;
  • convulsioni;
  •  difficoltà di apprendimento;
  • grave disabilità motoria;
  • lesioni del midollo spinale o paralisi.

I SINTOMI

Le lesioni non sono visibili esternamente ed i sintomi, tanto più marcati quanto più piccolo è il bambino, sono spesso aspecifici, tra questi: apnea, convulsioni e vomito. Altri sintomi sono invece molto evidenti, vediamone alcuni: pelle pallida o bluastra; difficoltà di respirazione; vomito; difficoltà di alimentazione;  irritabilità; difficoltà succhiare o deglutire; rigidità; tremori; incapacità di sollevare la testa; difficoltà a rimanere sveglio… Il genitore, inconsapevole della gravità di quello che ha fatto, si reca in ospedale per capire di cosa si tratti. In pronto soccorso la verità viene poco per volta a galla, attraverso una tac cerebrale.

COME SI EVITA:

  • Non isolarsi. La chiave giusta per prevenire conseguenze catastrofiche di questo tipo è non lasciare sole le famiglie dopo la nascita di un bambino. Se ci si rende conto di essere in difficoltà, è importante non tenersi tutto dentro, ma parlarne con il proprio medico, chiedere aiuto, anche materiale, a chi ci sta accanto. E’ importante informarsi su tutti i servizi post-parto che vengono offerti dal territorio.

  • Ritagliarsi degli spazi. Per quanto possibile, bisognerebbe crearsi delle ‘valvole di sfogo’. Lasciare in custodia il bambino, anche per poco tempo, offre la possibilità di distrarsi, di svuotare la mente e scaricarsi dallo stress accumulato.

  • Accettare il bambino così come è. La donna, fino alla gravidanza, non ha una reale percezione di come sarà la vita dopo il parto e la realizza solo nel momento in cui la vive. Si rende conto di avere poco tempo, che il bambino a volte non dorme beato ma ha momenti in cui piange senza motivo, rigurgita, si sveglia, fa i ‘capricci’… come tutti i bambini della sua età. Accettare questa realtà e viverla così come è è il primo passo per affrontare al meglio un periodo che è sì molto faticoso, ma che non durerà per sempre.

La sindrome del bambino scosso deriva sempre da un gesto volontario, reiterato e fatto con una certa forza. Tuttavia è importante che, chi si prende cura del neonato, conosca le informazioni basilari sul corretto modo di maneggiarlo.

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di Lisa