Insulti, violenze, botte. Così la vita di un adolescente può diventare un inferno!

Purtroppo ancora oggi ci troviamo a parlare di una brutta vicenda di violenza… un altro brutto episodio di bullismo dentro un’istituto scolastico italiano. La vittima è un dodicenne di Castelfidardo,  comune a sud di Ancona. Il bambino è oggetto degli insulti da parte dei suoi compagni di classe, i suoi coetanei, che lo “prendono in giro” per un motivo davvero molto stupido e banale. Il ragazzino, infatti, è “accusato” dagli amici di non essere trendy, alla moda e di non vestire firmato, questa l’origine degli insulti per cui veniva denigrato e emarginato.

“Sei un poveraccio” gli ripetevano, è questa la sintesi di quello che pensavano di lui i suoi “amici”. Il ragazzino si chiude in sé stesso, non parla con nessuno, arresta il suo sviluppo, rinuncia ad emanciparsi. La madre dal canto suo, pur di farlo felice, gli compra scarpe “firmate”, il giovanotto si presenta in classe, orgoglioso delle sue nuove sneakers. Per tutta risposta, i suoi coetanei proseguono con gli insulti, arrivano addirittura a toglierle dai piedi per dimostrare che si tratta di un falso.

Questa vicenda ci riporta ad un anno fa…  una ragazzina della scuola media di Pordenone ha tentato il suicidio, lanciandosi dal balcone di casa. Anche questa giovane era appena adolescente, 12 anni, prima di compiere l’estremo gesto aveva lasciato un biglietto:  “Adesso sarete contenti!”. Di fatto aveva ammesso di essere anche lei vittima di bullismo. Il fenomeno purtroppo prende sempre più piede tra i giovani, un recente sondaggio, effettuato su 15.268 ragazzi intervistati dal portale “Skuola.net”, per la campagna educativa itinerante “Una vita da social”, ha evidenziato e certificato la crescita di bulli di sesso femminile: 1 vittima su 3 denuncia la presenza di una ragazza tra gli aggressori!

Ma ci si sta muovendo per sconfiggere questi episodi di violenza; tra i portavoce di questa “lotta” c’è Paolo, il padre di Carolina Picchio. Era dicembre del 2012, sei minorenni e un maggiorenne di Novara fecero bere la ragazzina fino a renderla incosciente, riprendendola con il telefonino quando vomitava e mentre i suoi carnefici si esibivano in uno spettacolo a sfondo sessuale, approfittando di lei. Le immagini finirono immediatamente sulla rete e nel giro di qualche giorno, a inizio gennaio precisamente, Carolina si è suicidata, portando con sé il peso della vergogna per quanto le era accaduto.

Per quanto tempo ancora parleremo di queste storie di soprusi, di violenza fisica e soprattutto psicologica? C’è un modo per intervenire sul problema che attanaglia la nostra società? I genitori cosa possono fare? Il nostro consiglio è di stare dietro ai vostri figli, parlate con loro e fatevi raccontare tutto. Purtroppo in giro c’è un “aguzzino” silente, il cyberbullismo, una violenza che avviene prettamente sulla rete, in anonimato, e che spesso sfugge ai genitori. Quindi, occhi aperti mamme!

di Federica