L’emorragia la stava uccidendo, però i medici le curavano l’ansia

“Signora si calmi, se non lo fa, tutto è più difficile”. L’hanno presa per una mezza matta, invece stava morendo. La mattina in cui Claudia Bordoni è deceduta, medici e sanitari pensavano ancora che fosse solo una “paziente ansiosa”. La loro diagnosi era quella, nessuno si è accorto che la donna, incinta di due gemelline, stava sviluppando un’emorragia interna che nel giro di poche ore le sarebbe stata fatale. “Proprio l’attenzione concentrata esclusivamente sull’ansia e sulla necessità di curare solo l’ansia, ha condotto medici e personale sanitario a non accorgersi di quello che stava succedendo. E’ una spiegazione degli eventi, non è evidentemente una giustificazione”.

Quella riportata tra virgolette è una chiara richiesta di archiviazione del procedimento penale, non essendo possibile, secondo la Procura, una congiunzione tra le mancanze del personale sanitario e il decesso della giovane donna. Ma all’orecchio suona come un macigno, un pesantissimo “j’accuse”.

Non è stato solo il destino ad uccidere Claudia, un anno fa, alla clinica Mangiagalli. Il PM del caso scrive: “C’è un caso di grave irresponsabilità, la colpa è gravissima!”. I sintomi manifestati da Claudia quel giorno sono stati completamente travisati: come si può confondere un’importante e improvvisa emorragia interna con un attacco di panico? Il peggioramento della salute della donna viene trascurato e mal interpretato, conducendola alla morte.

Tutto cambia intorno alle 10.20 di quel maledetto giorno. Claudia chiama le ostetriche, è debole, la pressione precipita… A questo punto gli accertamenti diagnostici, per quanto difficili, dovevano essere doverosi. E invece da quel momento, comincia il balletto delle assurde omissioni. Intervengono una ginecologa e due ostetriche, rispettivamente commettono errori irreparabili.

Uno scenario che fa rabbrividire, ad uccidere Claudia, 37 anni, fu un’ endometriosi, malattia che colpisce il tessuto dell’utero, estremamente rara in gravidanza. La lesione purtroppo era localizzata profondamente nelle pelvi, tanto da rendere la vicenda clinica “non tanto rara quanto quasi unica”. Un’ora più tardi, Claudia è morta insieme alle sue bambine. A nulla purtroppo è servito il taglio cesareo, praticato tardi, troppo tardi!

Una storia pazzesca, che fa rabbia, un ennesimo caso di malasanità! Bastava pochissimo per salvare tre vite e invece è subentrata l’incompetenza e la frivolezza… siamo vicino al marito e al padre delle gemelline purtroppo mai nate! Lasciate un cuore per Claudia e per le sue bambine. RIP ❤