Dal paltò al cappotto: l'evoluzione di un capo sempre presente negli armadi delle donne

Ripercorriamo un po’ la linea temporale della moda, quella che di tanto in tanto leggiamo e scopriamo insieme. Vi ho parlato di Worth, uno dei primi e dei più grandi couturier, colui che amava abiti sfarzosi, pieni di lustrini e molto ingombranti caratterizzati dalla crinolina. Vi ho parlato di Poiret, colui che ha iniziato a capire l’importanza dello spettacolo della moda, i suoi abiti sempre pieni di decori e molto femminili. Abbiamo parlato poi di Elsa Schiaparelli e del suo estro creativo nel fondere l’arte alla moda. Questi sono stati soltanto alcuni dei più importanti protagonisti dell’800 che hanno caratterizzato e segnato la storia della moda in maniera incancellabile. In linea generale però tutti loro vestivano una donna “bambolina”, che voleva mettersi in mostra, in vetrina (specialmente Worth e Poiret) mentre l’uomo ha mantenuto pressocchè sempre uno stile molto da Dandy: elegante e soprattutto sempre uguale in ogni occasione. Durante gli anni ’60 la scena è un po’ cambiata, per fortuna aggiungerei.

Come cambia la storia così cambiano gli outfit!

Sappiamo che già a fine 700 stava iniziando la Rivoluzione Industriale e quindi il modo di vivere e anche di vestirsi andava via via mutando. Innanzitutto perché nascevano i primi macchinari per la produzione in serie, come vi ho raccontato in questo articolo, ma, altro aspetto importante, nascevano e si sviluppavano le stazioni ferroviarie. Vi sembra una cosa da poco? ? Le persone iniziavano a spostarsi sempre più frequentemente e quindi avevano bisogno di indossare capi comodi. Fino a quel momento l’uomo rispetto alla donna aveva un abbigliamento più confortevole: pantaloni, camicie, gilet, giacche e Paltò erano i principali. Il paltò quindi, come avrete capito, era un soprabito, una specie di cappotto diciamo. Quando però sono cambiati i modi di vivere e soprattutto di spostarsi, ecco che gli abiti hanno dovuto adeguarsi alle evoluzioni. Immaginatevi una donna che magari doveva andare al lavoro e salire velocemente su di un treno… non avrebbe mai potuto indossare uno degli abiti enormi ed ingombranti di Worth ad esempio!! E così il paltò cominciò ad essere indossato anche dalle donne per la sua praticità e per la sua maneggiabilità. I couturier ed i sarti iniziarono a disegnare modelli molto interessanti, modificando il bavero (il colletto), creando dei tagli che perdessero quindi l’impronta iniziale maschile.

una donna con il suo paltò
una donna con il suo paltò

cappotto Agnona
cappotto Agnona

cappotto
cappotto

cappotto Max Mara
cappotto Max Mara

Come indossiamo il cappotto

Non parliamo più di paltò quindi, ma parliamo di cappotti veri e propri, che vanno a completare i look, che vanno ad incorniciare i nostri outfit e ad impreziosirli sempre più. In questo discorso io sono fortemente di parte: adoro i cappotti. Credo di averne trenta modelli nel mio armadio di mille fatture e stili diversi. Adoro abbinare il mio cappotto beige dalla linea così retrò ad abiti chiari e morbidi. In giro non è difficile trovare modelli simili.

photo credits Federica Nardelli
photo credits Federica Nardelli

Zara, Max Mara, offrono una vasta scelta di cappotti che ho già visto e soprattutto apprezzato. Un’altra caratteristica molto importante del cappotto è quella di essere realizzato in fantasie che diventano protagoniste del nostro outfit piuttosto che completarlo semplicemente. Come il modello in tartan che indosso in questa foto: adoro completare un outfit semplice composto da jeans nero e camicia in denim in questo modo.

photo credits Federica Nardelli
photo credits Federica Nardelli

Bene, diamo spazio alla nostra fantasia come sempre per realizzare outfit che siano completi di un capo che ha tanta storia da raccontarci!

di Valentina Ciotola