Gabrielle Chanel: semplicità, poco colore e amore per il fai da te

Una ragazza che da bambina ha desiderato di vivere una vita migliore. Una piccola donna costretta a tirar su i suoi fratellini per via di una madre poco presente. Un’adolescente lasciata crescere in un orfanotrofio. Queste sono cose che forse qualcuna di voi già conosceva, come le splendide borse con la catenella e matelassé desiderate da quasi tutte le donne o come il famosissimo profumo nº5 icona di femminilità. Ma chi sa come è nato tutto questo? Gabrielle desiderava solo liberare la figura della donna.

Un frame di Coco Chanel, fonte Vogue.it
Un frame di Coco Chanel, fonte Vogue.it

Voleva a tutti i costi strappare dal corpo delle donne gli stereotipi diffusi. Tagliare le lunghe gonne che coprivano le donne. Lei amava realizzare gli abiti con stoffa, ago e filo. Conosceva bene le sue clienti quando ha aperto la sua prima boutique in una località balneare. Ci prendeva il caffè insieme, chiacchieravano, si confidavano. Lei sapeva cosa volevano. Leggeva nei loro occhi e cuciva abiti sui loro corpi senza seguire le rigide regole di sartoria che ben conosceva.

Un frame di Chanel intenta a realizzare un abito
Un frame di Chanel intenta a realizzare un abito

Poco colore e semplicità

Non amava coprire di lustrini e decorazioni ridondanti gli abiti. Una camicia larga, una gonna aderente quanto basta e lunga quanto basta, una giacca senza collo ma magari arricchita solo da perle. Da perle non perle. Non gioielli. Perle false, diremmo oggi. Eh sì. Perché non era il gioiello a rendere ricca una donna, a renderla diversa. Lei desiderava che un’operaia entrasse in una sala da ballo, in un ristorante elegante, e che fosse guardata come una donna borghese. Non voleva differenze. E voleva che anche una donna sfacciatamente ricca desiderasse apparire semplice e naturale. Poco trucco. Pochi suppellettili. Andava contro le mode del momento, lei. Lei che aveva lavorato per Poiret (di cui vi ho parlato qui) e che forse era stata formata a cucire orli, merletti, chiffon, sete, su un solo capo. No, lei non era d’accordo.

Un portrait dedicato a  Chanel
Un portrait dedicato a Chanel

Look delicati e raffinati

Il colore forse non era uno dei suoi elementi preferiti nella scelta di un abito. Era quasi sempre vestita di bianco e nero e sempre quelli erano i colori che generalmente proponeva nelle sue creazioni. Non pensava niente che lei stessa non volesse indossare, anzi, spesso prendeva una camicia da uomo, magari quella del suo amante, e ricreava cose.

Il logo bianco e nero della maison, fonte Vogue.it
Il logo bianco e nero della maison, fonte Vogue.it

Non era difficile che da un pezzo ritagliato da una gonna troppo lunga nascesse un cappello, una cintura, un foulard. L’inventiva non le mancava. Ed è ciò che non deve mancare nemmeno a noi per creare, pensare, generare novità che siano davvero novità. Dalle nostre mani deve nascere un capo. E può essere così. Deve essere così. Gabrielle era una donna, una professionista come poche. Unica probabilmente. Quanto ci piace una donna così? Io sono letteralmente innamorata di lei e della sua storia!

di Valentina Ciotola