L'architetta della moda: conosciamo Madeleine Vionnet

Oggi voglio parlarvi di una donna che mi ha rapita. Di una donna che ha dedicato la sua vita al lavoro, alla sperimentazione dei tessuti, alla geometria pura applicata alla moda, alle sue doti di creatrice. Qualcuno la definisce “architetta della moda” e fa bene. Ricercava l’equilibrio perfetto tra forma e abito. Lei, Madeleine Vionnet, che con le sue mani rugose accarezzava la fluidità di tessuti informi per creare meraviglie che ancora oggi passano alla storia. Abiti perfetti, inequiparabili. Non so se tutti voi avete mai sentito parlare di lei, forse qualcuno la ricorda perché tempo fa Rodolfo Paglialunga (designer abbastanza noto) ha ridato vita insieme a Matteo Marzotto al marchio… ma non alla sua essenza che, con tutto il rispetto dovuto per il loro lavoro, resta ancora celata e custodita tra le pieghe perfette delle sue creazioni. Sua compagna nel gioco della moda era una piccola bambola che adoperava come modella in mancanza del corpo di una donna da abbigliare. Un po’ come tutte noi che da bambine ci dilettavamo a creare abiti di cartapesta alle nostre barbie.

fonte franchising.com
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fonte fashionland.com
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L'arte del creare

Si parla di creazione quando si riesce a dare vita a qualcosa che realmente non esiste, a qualcosa che si riesce ad immaginare solo nella propria mente. Madeleine era una vera creatrice di opere d’arte per le sue clienti. Il suo scopo primario era di dare libertà ed espressione al corpo ed al tessuto creando un forte dialogo tra forma ed abito. È partita dallo studio del modello di abito Greco che ancora oggi ben conosciamo ed amiamo; l’abito greco era al tempo (parliamo sempre di fine 800) l’ideale vestimentale della donna. Ha incontrato poi la cultura classica Greco-romana in un suo viaggio a Roma ed ha profuso così il suo amore ed il suo studio all’interno delle sue collezioni di abiti. Abiti che realizzava su commissione e soprattutto sul corpo delle sue clienti. Vionnet non programmava mai nulla. Riceveva la sua cliente, la studiava, ci parlava, cercava di capire le sue abitudini ed il suo stile e poi… cuciva l’abito sul suo corpo.

fonte style.it
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Il perchè del suo valore storico

Il drappeggio era la sua passione. Il drappeggio fatto a mano, non costruito e programmato, non finto. La geometria, come vi ho anticipato, era sempre alla base dei suoi progetti vestimentari, ma era comunque celata, nascosta, mai chiaramente visibile. Realizza ricami che sono parte integrante dell’abito, che nascevano nell’abito e con l’abito.

fonte vogue.it
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Non erano un’aggiunta, un posticcio, un semplice ornamento. Madeleine amava le sciarpe. Ne ha realizzate tantissime e dalle forme disparate, specialmente in velluto, il suo tessuto preferito che definiva “vivo”. Le sue collezioni nascevano così, dall’incontro delle sue abili mani di sarta con le stoffe più pregiate, creando tagli vivi su grossi teli, poggiando poi gli stessi sul corpo delle sue clienti per modellarli al meglio e con poche cuciture.

fonte anjouclothing.com
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Scollature femminili e rigorose, plissè mai troppo complicati nascevano così, semplicemente e quasi magicamente. Pochissimi oggi sono in grado di realizzare abiti in questo modo, l’industrializzazione ha ahimè troppo accelerato i metodi di produzione… alle menti creatrici resta troppo spesso ben poco da fare!

di Valentina Ciotola