Edoardo Leo: “Non chiamatemi nerd”

Articolo scritto da Valentina Ariete
Due anni fa Smetto Quando Voglio, film d’esordio di Sydney Sibilia, è arrivato nelle sale come un fulmine a ciel sereno: dopo anni di latitanza, il cinema di genere all’italiana è tornato finalmente a intrattenere un vasto pubblico. La storia dei geniali ricercatori dell’Università La Sapienza di Roma, messi ai margini della società da un sistema che non valorizza il loro talento, ha saputo unire sapientemente commedia e azione, citando anche serie tv celebri, su tutte Breaking Bad.
Nel primo capitolo Pietro Zinni (Edoardo Leo), brillante neurobiologo a cui non viene rinnovato l’assegno di ricerca, mette su una banda di cervelloni per sintetizzare una smart drug, ovvero una droga che non rientra nelle liste delle sostanze stupefacenti illegali del Ministero della Salute.

Dopo 12 nomination ai David di Donatello, che hanno spianato la strada a pellicole originali come Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti, campione d’incassi della stagione passata elogiato da pubblico e critica, e Veloce Come il Vento, con protagonista Stefano Accorsi, diretto da Matteo Rovere (produttore, con la casa di produzione Groenlandia, fondata proprio insieme a Sibilia, e sceneggiatore di questo secondo episodio), la squadra di Smetto Quando Voglio torna ora con Masterclass, in sala dal 2 febbraio, parte centrale di quella che è diventata una trilogia, che si concluderà con Smetto Quando Voglio – Ad Honorem. In questo film ritroviamo Pietro Zinni in galera, che, per non perdersi la crescita di suo figlio, stringe un patto con la poliziotta Paola Coletti (Greta Scarano), che gli propone di rimettere su la banda, in modo da scovare e analizzare 30 smart drugs e ottenere così una riduzione della pena.

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Smetto quando voglio – Masterclass

Edoardo Leo: un nerd solo sul copione

Tra sequenze animate, colori sempre più acidi, citazioni da pellicole di culto come Indiana Jones, Ritorno al Futuro e Matrix, nuovi membri della squadra, tra cui l’anatomista Giulio Bolle interpretato da Marco Bonini e l’ingegnere Lucio Napoli, che ha il volto di Giampaolo Morelli, Smetto Quando Voglio – Masterclass è forse, pur non potendo contare sull’effetto sorpresa, ancora più divertente del primo film.

Abbiamo incontrato il protagonista Edoardo Leo che, contrariamente al suo personaggio, non è per niente un nerd: “L’ultima serie televisiva che ho visto è Happy Days e non ho mai letto un fumetto in vita mia” ci ha detto, continuando: “Sono lontano anni luce da questo tipo di cultura. Interpreto un personaggio che si avvicina di più a questo mondo, ma io non so di che stiamo parlando, sono lontanissimo da questo immaginario. La figura del nerd è da un po’ che è stata rivalutata, ma questi personaggi sono diversi: sono dei superlaureati, sono intelligenti, sono degli intellettuali che vengono messi al servizio di una cosa per cui non sono portati. Non sono nerd per moda: lo sono davvero e profondamente, non se ne rendono nemmeno conto”.

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Smetto quando voglio – Masterclass

Nel film Leo è protagonista di diverse scene d’azione, tra cui una lotta corpo a corpo su un treno in corsa con l’antagonista Walter Mercurio, ruolo affidato a Luigi Lo Cascio, per cui si è sentito come Indiana Jones: “Appena ho letto la sceneggiatura ho pensato subito a Harrison Ford e al suo Indiana Jones: la scena del treno in corsa, quella in cui sono su un sidecar del regime nazista, cose che in genere non trovi in un copione italiano. Mi sono sentito come quegli attori americani che parlando tra loro dicono ah sai, sto girando un film su un’astronave, in una scena volo, ho un mantello e salvo la Terra… Fare a cazzotti sul tetto di un treno con Lo Cascio è stata una possibilità incredibile”.

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Smetto quando voglio – Masterclass

La materia più fantascientifica e misteriosa: le donne

Se potesse diventare un luminare in una materia, che cosa sceglierebbe Leo? “La materia più fantascientifica di tutte: le donne. L’esperto massimo è il donnaiolo” ci ha detto scherzando con il collega di set Stefano Fresi, che nel film interpreta il chimico Alberto Petrelli, tornando poi serio: “Sono onnivoro, mi piacerebbe conoscere tutto: mi interesso di molti argomenti diversi, a volte rimango sveglio di notte a guardare programmi sulla matematica e la geometria, cose di cui non capisco niente ma che mi sforzo di comprendere. Mi dà fastidio non sapere nulla su qualcosa. È bello essere esperti di qualcosa e sarebbe fantastico provare a esserlo, almeno un po’, del proprio lavoro”.

di Redazione