Festival di Sanremo 2014: la terza serata tra mandolinari e outfit Nippon style

Ormai sapete che non c’è la sessantaquattresima edizione del Festival di Sanremo senza il “prefestival” di Pif, Sanremo & Sanromolo. Una vittoria c’è già stata prima della conclusione del Festival: Gianfranco Agus ha ricevuto da Pif il pass per la prima fila del teatro Ariston, addirittura quattro file davanti al direttore Rai. Noi di Bigodino ci eravamo fatti portavoce di questa ingiustizia con l’hashtag #unpasspergianfrancoagus e gioiamo nel vedere che giustizia è stata fatta.
Il Festival apre con un omaggio al maestro Claudio Abbado, ad un mese della sua scomparsa: una clip video della sua carriera e poi l’orchestra de La Fenice di Venezia con Le nozze di Figaro diretta dal maestro Diego Matheuz.
È un momento di poesia musicale, presto interrotto da Fabio Fazio che comincia a sbrodolare con lungaggini sul ricordo del maestro e allora capisco che il Festival come lo conosciamo è iniziato.

14 big in gara e le canzoni

È il momento delle canzoni, parte la gara con Ora di Renzo Rubino che alla domanda di Fazio se preferisse questa canzone o Per sempre e poi basta (l’altra presentata la seconda serata) Rubino affannato risponde “questo mi affatica più dell’altro”. Mi chiedo se vuole il multi-vitamico che sto prendendo io per seguire tutta la puntata, fa sempre bene reintegrare i sali minerali. L’orchestra è diretta dal maestro Beppe Vessicchio che durante la serata verrà ripetutamente importunato da Luciana Littizzetto al cui confronto Cecco, l’orrendo butterato di Fantozzi, era un gentiluomo d’altri tempi. Mi sento in dovere di lanciare un nuovo hashtag, che spero vogliate condividere, #staystrongvessicchio dalle continue battute di Luciana Littizzetto. La seconda artista è Giusy Ferreri, con un abito preso dalla capsule collection del Formaggino Tigre che canta la sua Ti porto a cena con me. Arriva Frankie Hi-Energy vestito da Ray Gelato e canta Pedala (mi soffermo tanto sui vestiti lo so, ma seriamente, li avete visti?). Quando è il momento di Rafael Gualazzi e The Bloody Beetroots c’è un ritardo dei due a salire sul palco di un minuto scarso in cui Fazio e la Littizzetto si spazientiscono come fidanzate mollate a far la fila al cinema (noi invece che guardiamo che dovremmo dire, oltre al multi-vitaminico…).
Arriva Cristiano De Andrè con Il cielo è vuoto e visto che ha dichiarato di aver smesso di fumare a vederlo così appesantito ed invecchiato, se fossi una cattiva persona gli consiglierei di ricominciare; segue blocco pubblicitario e quando il Festival riprende la linea parte un mio momento di smarrimento. Luciana Littizzetto rientra in scena intavolando un lungo monologo sul senso della grande bellezza, preso alla larghissima partendo dal fascino che la barba conferisce agli uomini, passando attraverso gli esasperati canoni estetici femminili per finire in una panacea di buonismo tirando in mezzo l’handicap e la bellezza della diversità.
Mentre la Littizzetto chiede a Nutella di fare uno spot con un bambino affetto da sindrome di Down o a Barilla di inserirlo nel quadretto della famiglia italiana, mi chiedo cosa c’entri tutto questo, qui e adesso, in questa ostinazione di voler zeppare uno spettacolo come il Festival di Sanremo di contenuti fuori contesto, mescolando – forzatamente – alto e basso, sacro e profano. Sarà la mancanza di Masterchef ma mi viene in mente una gigantesca pizza farcita degli ingredienti più disparati, solo per il gusto di sciorinare l’azzardo di averlo fatto.
L’incomprensione continua quando un flash-mob musicale parte dalla platea: organizzato dagli autori ovviamente e qui sta il dramma, ad un festival musicale criticato per il poco spazio alla musica in confronto ai troppi momenti di show, mettere un intermezzo musicale non mi sembra la migliore delle soluzioni.

Ma forse devo ancora riprendermi dal monologo della bellezza e quando riparte la gara con Francesco Sarcina e la sua Nel tuo sorriso mi rilasso, il brano è piacione e con i
Perturbazione e la loro L’unica lo spettacolo riacquista valore musicale.
Dopo Francesco Renga con Vivendo Adesso arriva Riccardo Sinigallia con Per te e Noemi – a differenza della seconda serata vestita da brava ragazza – con Baciati dal sole
.
Nell’ultimo blocco abbiamo: Antonella Ruggiero in stile nipponico con la canzone Da lontano, Arisa fasciata nell’alluminio da cucina con Controvento, Ron vestito da Ron con Sing in the rain e Giuliano Palma che con occhiali scuri, completo optical rosso e nero accenna un balletto ska su Così lontano concludendo le esibizioni dei big.

Ospiti

Renzo Arbore premiato per i suoi sessant’anni di televisione fa un mini show, accompagnato dalla sua Orchestra Italiana, in cui spicca la specie protetta dei “mandolinari”, ormai in via d’estinzione e tutelati dallo stesso Arbore. La comicità di Arbore è piacevole ma il suo intervento tra gag, scambi di battute con Fazio, mini concerto della canzone napoletana, traduzione in inglese maccheronico di Come facette mammeta e l’omaggio a Roberto Murolo diventa l’ennesimo buco nero che fagocita il festival.


Per fortuna un Luca Parmitano in divisa militare che sale sul palco e si dimostra poco prolisso ed estremamente essenziale nell’intervista che gli rivolge Fazio e riequilibra i tempi, manda un saluto simbolico ai bambini, futuro della società, e poi emozionato legge una sua riflessione sulla bellezza in cui cita Ode on a Grecian Urn di John Keats, se sapesse anche cantare e ballare sarebbe da clonare in serie.
L’ospite musicale è il cantautore irlandese Damien Rice che esegue chitarra e voce le struggenti Cannonball e Blower’s daughther. Atmosfera rarefatta, lirismo puro, melanconia e intimismo, tutto molto poetico però sarebbe stato interessante anche sentire un artista che abbia un progetto attuale, quando l’ultimo album di Damien Rice (9) risale al 2006. Tant’è che Fazio si complimenta, ringrazia e si accomiata da Damien Rice senza un minimo di intervista.

I giovani

Si esibisce Rocco Hunt, rapper napoletano con O juorno buono con un forte seguito su Twitter (oltre 34.000 followers) e la riga da una parte come Frankie Hi-Energy.
Veronica de Simone ex concorrente di The voice of Italy sotto il tutoraggio della Raffa nazionale (di cui ha ereditato il caschetto biondo in una versione distorta) si presenta con il brano melodico Nuvole che passano
.
Il cantautore romano The Niro (pseudonimo di Davide Combusti) che ha esordito nel 2008 con l’album omonimo (in lingua inglese) è un altro dei misteri della fede sanremese: musicista polistrumentista ha pubblicato tre album e gareggia tra i giovani con la canzone 1969, brano complesso nella melodia di cui è autore, oltre che del testo.
Vadim, vero esordiente, si presenta con La modernità. La classifica del televoto incorona Rocco Hunt come primo finalista e The Niro come secondo, li ritroveremo domani per la finale dei giovani con Diodato e Zibba.

Classifica provvisoria

Decretata dal televoto vale il 25% della classifica finale, che verrà composta per il 50% dalla giuria di qualità e per un altro 25% nuovamente dal televoto.

1 Francesco Renga
2 Arisa
3 Renzo Rubino
4 Perturbazione
5 Rafael Gualazzi e The
6 Cristiano De Andrè7 Giusy Ferreri
8 Antonella Ruggiero
9 Noemi
10 Riccardo Sinigallia
11 Francesco Sarcina
12 Giuliano Palma
13 Ron
14 Franki Hi-energie

Vi aspetto alle 19.00 su iLiketv, canale 230 del digitale terrestre, all’interno di iLikeSanremo per commentare la serata appena conclusa.

Se ieri l’aveste perso ecco il commento alla seconda serata.

di Ilaria Danesi