Il postino, un Troisi inedito tra semplicità e pura poesia

Può succedere che tra uno dei più grandi poeti del novecento e un umile postino, poco più che analfabeta, nasca una sincera e profonda amicizia? Può succedere se il poeta di cui si sta parlando è Pablo Neruda, che prima di essere il poeta dell’amore, è stato soprattutto il poeta del popolo.

Il film è diretto da Michael Radford che per raccontare i giorni che Neruda trascorse in Italia durante il suo esilio dal Cile, si ispira ad un libro di Antonio Skarmeta, ma in realtà l’opera non vuole essere neanche lontanamente biografica: quello che importa è parlare di amicizia e di poesia. Lo fa affidandosi in tutto e per tutto a Massimo Troisi, un attore spesso sottovalutato, noto soprattutto per i suoi ruoli comici, ma in grado di affrontare personaggi ben più complessi. Il suo postino è, per la potenza della sua gestualità e della sua fisicità, pura poesia. Poesia popolare, ma non per questo meno importante.

Il film volutamente spartano insegna che la poesia la si può trovare anche nelle cose più semplici, in un villaggio di pescatori o nel sorriso di una giovane ragazza.

Nuda sei semplice come una delle tue mani,
liscia, terrestre, minima, rotonda, trasparente,
hai linee di luna, strade di mela,
nuda sei sottile come il grano nudo.
Nuda sei azzurra come la notte a Cuba,
hai rampicanti e stelle nei tuoi capelli,
nuda sei enorme e gialla
come l’estate in una chiesa d’oro.
Nuda sei piccola come una delle tue unghie,
curva, sottile, rosea finché nasce il giorno
e t’addentri nel sotterraneo del mondo.
Come in una lunga galleria di vestiti e di lavori:
la tua chiarezza si spegne, si veste, si sfoglia
e di nuovo torna a essere una mano nuda.

E’ con questo sonetto che Mario arriva dritto al cuore della sua Beatrice.
A te hanno mai dedicato un sonetto? È una pratica ormai desueta e anacronistica, ma non credi che un omaggio di questo tipo porterebbe ogni tipo di relazione ad un piano più alto?
Io Ne sono convinta.

di Carlotta Di Falco