In Taxi sì, ma solo quello di Enzo Tarsia!

Un bel giorno hai deciso di appendere dietro al tuo sedile un quaderno con indicato un tema, dove i clienti del tuo taxi potessero esprimere la propria opinione. Cosa ti ha spinto a lanciare questa provocazione?
Dopo oltre 10 anni di attività, quando ho sentito un certo
affievolimento dell’entusiasmo iniziale (durato così a lungo forse a seguito delle intense esperienze lavorative precedenti da telefonista, operaio e geometra), ho pensato che era giunto il momento di inventarsi qualche cosa per non scivolare nella grigia routine delle quattro chiacchere sul meteo o sul traffico.

Hai affermato che il lavoro del tassista è molto solitario, io credevo che i tassisti fossero invece stanchi di interfacciarsi continuamente con le persone, mi racconti questo aspetto del tuo lavoro?
Chiaramente il rapporto in taxi è molto soggettivo, diciamo che è
abbastanza frequente una reciproca diffidenza (più accentuata forse a causa della crisi in questi ultimi anni) per cui è facile chiudersi nel silenzio o nelle telefonate pretestuose.
Queste circostanze a me personalmente pesano e non vorrei proprio
rassegnarmici, ecco perchè ho cercato di superarle attraverso le provocazioni del libretto.

Enzo Tarsia con il suo taxi - foto concesse dallo stesso autore
Enzo Tarsia con il suo taxi – foto concesse dallo stesso autore

Dalle opinioni dei clienti raccolte in 8 anni di attività è stato pubblicato un libro, “In Taxi”, cosa rappresenta per te?
Un’esperienza di vita bella e arricchente che ha coinvolto centinaia di
passeggeri attraverso i loro pensieri e numerose altre persone durante
l’elaborazione e le presentazioni.
Nei 310 messaggi di passeggeri ho scoperto una sorta di micro
spaccato di paese fuori dagli schemi e con molte sorprese positive.

Solitamente, come reagivano le persone di fronte alla tua iniziativa? Reticenti o compiacenti?
In prevalenza compiacenti, soprattutto nei primi anni, il restante
reticente o con ostentata indifferenza.

Cosa ti colpisce di più della gente?
Lo stato d’animo che trasmettono o che vogliono celare. A volte leggendo
le risposte dei loro messaggi sono rimasto sbalordito dei pregiudizi che mi ero fatto a prima vista.

Sul tuo taxi sono passate le persone più svariate, anche dei personaggi conosciuti: il commento vip degno nota?
Malika Ajane. Una vera artista. Nonostante l’impegnativa discussione in corso con il suo compagno, è riuscita a cesellare graficamente un grande punto di domanda (composto con la parola “forse”) e una magnifica risposta alla mia domanda posta in copertina: “E se provassimo a dare un senso?”
Malika: “Il segreto credo sia non smettere mai di stupirsi…”

Copertina di "In Taxi" - immagine concessa da Enzo Tarsia
Copertina di "In Taxi" – immagine concessa da Enzo Tarsia

E quello più brillante di tutti?
Una bella ragazza ventenne bocconiana “massacrata” in taxi dalla madre
perché incuriosita e distratta dal mio giochino. Questo atteggiamento della madre era forse dovuto a qualche competizione nei confronti della figlia e tanto disincanto verso la vita.
Non so come abbia fatto a scrivere sotto un continuo martellamento
prima che la madre le strappasse di mano il libretto.
La domanda era sulla bellezza tratta dal libro di Dostoevskij,
l’Idiota: “È vero principe che il mondo lo salverà la bellezza?… Quale
bellezza salverà il mondo?”

La madre ha scritto “Niente – forse i soldi”.
La figlia invece: “La forza di tollerare il prossimo. Anche tua madre”.

Enzo Tarsia con il suo taxi - foto concesse dallo stesso autore
Enzo Tarsia con il suo taxi – foto concesse dallo stesso autore

Dopo il libro è cambiato qualcosa nella tua vita?
Un rimescolamento reciproco di giudizi ed anche di rapporti tra parenti,
amici e conoscenti.
Pubblicare un libro a sessant’anni suonati, da parte di uno che da
“geometra s’era ridotto a fare il tassinaro”, non è stata una cosa digerita bene da alcune persone, viceversa altri hanno manifestato il loro stupore con apprezzamenti che mi hanno molto lusingato.

Hai dei progetti per il futuro? Sono curiosa!!
Continuo a stuzzicare i miei compagni di viaggio cercando di scovare i
loro pensieri, anche se l’impresa risulta sempre più difficile per le ragioni sopra accennate.
Umberto Eco, che ho avuto il piacere di incontrare sul mio taxi, dopo aver scritto una simpatica definizione sulla parola, mi aveva augurato di raccogliere così tanti messaggi da farne un’enciclopedia.
Dubito che possa accadere, non è alla mia portata. Forse più realisticamente si potrebbe pensare di realizzare tra qualche anno, come suggeriva una passeggera, un incontro/assemblea tra le persone che hanno scritto esponendo magari tutti i loro pensieri manoscritti che a volte risultano essere dei veri capolavori. Chissà?

Enzo Tarsia con il suo taxi - foto concesse dallo stesso autore
Enzo Tarsia con il suo taxi – foto concesse dallo stesso autore

di Carlotta Di Falco