Intervista a Giò Sada: “La lontananza mantiene vivo l’amore!”

Giò Sada, cantautore pugliese dall’anima punk rock nato a Bari nel 1989, è stato considerato il vincitore più anti-conformista del talent show X-Factor, quando ha conquistato i giudici e il pubblico nel 2015 con la sua voce potente e intensa e l’inedito Il Rimpianto di Te. Dopo che una timida fan lo ha conquistato alle Giornate Professionali di Cinema di Sorrento, regalandogli un vassoio di sfogliatelle che ha denunciato la sua passione per i dolci, abbiamo avuto il piacere di fare due chiacchiere con Giò Sada, un ragazzo semplice cresciuto immerso nella musica che vuole rimanere con i piedi per terra, lontano dal cliché della rock star bella e maledetta.

A Sorrento ha presentato Rock Dog, il film d’animazione al cinema dal 1° Dicembre, nel quale presta la voce al mastino tibetano protagonista di nome Bodi, che nonostante un destino apparentemente già scritto come guardiano delle pecore, un giorno trova una vecchia radio e scopre la musica. Quest’ultima gli cambierà la vita e lo porterà nella grande città, dove scoprirà come esaudire il proprio sogno e salvare la sua famiglia e i suoi amici. Di seguito potete leggere la nostra intervista a Giò Sada in cui il giovane cantante “di strada” ci parla di questa esperienza sul grande schermo, delle sue idee riguardo al successo e all’esperienza ad X-Factor, del nuovo album Volando al Contrario uscito da un paio di mesi che sarà al centro di un tour che partirà il 1° Dicembre da Roma per toccare varie città d’Italia.

Giò Sada
Giò Sada

Sei cresciuto in una famiglia dove la musica è stata sempre protagonista. Immagino quindi che sia stato più facile fare questo lavoro, con il sostegno dei tuoi genitori che conoscono bene questo mondo?

Sono entrato da subito in contatto con il fatto che la musica è libera dagli schemi. I miei genitori hanno ascoltato sempre di tutto e mi hanno insegnato che in tutto c’è qualcosa di buono, musicalmente parlando. Quindi ho sempre vissuto tante realtà diverse, dai centri sociali ai locali in cui suonavano solo jazz e ho imparato a riconoscere le regole dei vari ambienti e, grazie a questo, sono riuscito anche a superarle in seguito.

Non hai mai pensato di fare qualche altra cosa nella vita?

In realtà sì, ci penso sempre. Mi piace fare tante cose e ne faccio, ma mi sono concentrato sopratutto sul fare musica con una band, con un approccio molto “street” e mai accademico. Mi ha aiutato molto questo ad esprimermi senza pensare. Spesso fai un accordo e qualcuno ti dice che hai sbagliato tecnicamente, ma a me magari piace così e lo suono come voglio io, con molta libertà.

Con questa professione e il recente successo in particolare immagino che viaggi molto e sei spesso lontano da casa. Come è quindi il tuo rapporto con la famiglia e con un amore, se esiste in questo momento?

Ormai sono dieci anni che viaggio con la musica e ho dedicato la mia vita a questo. I miei genitori lo hanno fatto prima di me quindi lo capiscono e non c’è nessun problema. Con l’amore lo stesso, anzi la mia ragazza mi dice che è meglio se me ne vado spesso perchè si riesce a mantenere viva la relazione, non avendoci sempre vicino. E questa cosa in fondo mi serve anche come ispirazione.

Giò Sada
Giò Sada

In campo musicale hai qualche modello in particolare?

Tanti. Eric Clapton, Vangelis, Ennio Morricone, un panorama molto vario perchè mi piace mischiare mentalmente molti generi e pensare come potrebbero incontrarsi perchè, alla fine, quando parli con un musicista vero ti accorgi che suona sempre per la stessa cosa, per passione.

Visto che hai citato autori di importanti colonne sonore e siamo a Sorrento in un contesto cinematografico, hai mai sognato di comporre una colonna sonora e per che genere di film?

Sì mi piacerebbe molto farlo. Negli ultimi anni mi sono appassionato molto a quei film che parlano di matematica e fisica perchè non ci ho mai capito niente di queste cose ma mi piacciono tanto, oppure quelli sulle speculazioni finanziarie e intrighi del genere. Se dovessi comporre una colonna sonora mi piacerebbe però farla per un film storico, biografico, insomma più dolce.

Il tuo film preferito che non ti stanchi mai di rivedere?

Shine.

Sei qui a Sorrento per presentare il film d’animazione Rock Dog. Come è nato questo progetto?

Il progetto è nato perché un pomeriggio ero a guardare i cartoni animati con mia nipote, come accade spesso perchè lei li vede sul mio computer e il pomeriggio diventa suo, e ho pensato che poteva essere un progetto interessante. E poco dopo ho ricevuto questa chiamata e ho accettato subito perchè è un film che mi fa piacere divulgare, per un sentimento all’interno che cerco di spiegare sempre e dà man forte a quello che voglio dire.

Perché secondo te il pubblico dovrebbe vedere questo film?

L’effetto che mi ha fatto a me quando l’ho visto è stato come se qualcuno mi avesse dato una pacca sulla spalla. La posizione geografica che abbiamo io e Bodi (il cane protagonista di Rock Dog) è sconveniente per la musica che si vuole fare, perchè a Bari se non fai la tarantella per restare nella tradizione pugliese, è difficile guadagnarci e poter vivere con la musica. E anche lui stava sulle montagne per badare agli agnelli, quindi figuriamoci se poteva diventare uno che suona il rock n roll. Entrambi abbiamo avuto una spinta per sentirci liberi di poter suonare.

Giò Sada
Giò Sada

Cosa ti aspetti dal prossimo anno?

Mi aspetto sempre di più, di poter suonare live sempre di più perchè è la cosa più vera che c’è e andare sul palco mi ricarica. A volte mi dicono: ‘Hai vinto X Factor quindi ormai sei al top e devi fare sono cose top’, ma per me sono solo cazzate, non ho mai avuto questa visione né voglio diffondere o essere una persona che vuole far passare questo messaggio perchè a me piace tutt’altro. Credo che il successo sia una cosa vecchia e spero che si possa andare oltre quest’idea di rock star al top e maledetta, per essere più vicini tutti quanti che, forse, è proprio quello che servirebbe in questo momento. Credo che il futuro sia fatto di questo e non di nicchie che si chiudono in se stesse.

Molti brani del tuo primo album Volando al Contrario infatti li hai realizzati prima di partecipare ad X-Factor, e in particolare l’ultimo singolo rispecchia questa tua visione della musica lontano dal pop che ti vuole plasmare secondo delle regole prestabilite?

Sì assolutamente, però finché trovano gente plasmabile ci riescono ma quando non la trovano è lì che comincia il loro problema. Perché secondo me intorno a noi c’è un mondo che funziona sulle vendite, ed è sconfortante pensare che devi fare una cosa che ami solo per far guadagnare te e qualcun altro. Questo si ripropone in tutti gli ambienti, non solo in quello musicale oramai. Io voglio colpire proprio qui, ed è per questo che ho scelto di partecipare ad X-Factor, perchè quando tutti si aspettano che tu per consuetudine punti verso una direzione, li sorprendi puntando a tutt’altro. Anche per invogliare chi ha seguito la mia storia, che questa strada è possibile. Per esempio io ho conosciuto Robert Feng, il produttore di Rock Dog a Los Angeles ed è una persona multimilionaria ma tranquilla, ci ha parlato di molti progetti e rifiuta come me questa visione antica della rock star e della star, perchè così ci ammazzano. E’ bello magari il primo anno, ma poi muori artisticamente e all’interno, non puoi più uscire per strada e se non esci per strada dove le prendi le cose da dire. Nessuno diventa un grande musicista per intuizione, dal niente ma ha sempre avuto bisogno di un rapporto con la strada e la gente normale.

Giò Sada - X-Factor 2015
Giò Sada – X-Factor 2015

Come è il tuo rapporto con i tuoi fan? Usi i social per interagire con loro?

E’ un rapporto tranquillo. Sui social sono io che ho dei problemi di comunicazione, perchè spesso sui social ci si fraintende perchè c’è questa cosa che tutti esprimono una loro opinione ed è una rottura di scatole. Meglio stare per strada perchè non c’è la barriera virtuale, anche perchè certe cose che dici sul web per strada non le diresti mai. Io comunque sono sempre molto tranquillo e come uscivo prima esco adesso, da una serranda accanto alla quale c’è una birreria. Quando incontro le persone spesso mi dicono: ‘Cosa ci fai qui tu?’ E io rispondo: ‘Perché, dove devo stare?’ Immaginano che diventi un frequentatore di cocktail lounge o cose simili, ma quando mai?!

Con questo tuo primo album c’è qualche messaggio che vuoi trasmettere in particolare?

Ho sempre avuto voglia di sentirmi in una comunità, fin dal piccolo. Voglio uscire e sentire che chi mi circonda vuole il mio bene, semplicemente per natura. Avere il nostro spazio, ridistribuire le ricchezze giustamente, non significa essere comunisti ma che il divario è diventato troppo diverso, di nuovo, quindi c’è bisogno di ridistribuire musica, ricchezze e tutto più equamente. La questione in fondo è sempre stata semplice, ma per molti è difficile togliersi dalla testa la convinzione di essere meglio degli altri. Ma raggiungeremo l’isola come dice un pezzo dell’album.

Hai fatto punk rock e musica indie in passato, e di solito chi fa e ama questo genere di musica deride i talent show. Per te come è andata? Cosa hanno detto i tuoi amici quando hai scelto di partecipare ad X-Factor?

Beh, alcuni hanno accettato la cosa, ma comunque ci sono stati tanti commenti e opinioni. C’è tante gente che crede di essere una star del rock per molto poco, ma a me ha spinto le genuinità di fare una cosa come un’altra perchè la tv è, in fondo, un diffusore e i concorrenti sono sempre diversi. Se tu vai in tv per diffondere un sentimento preciso, diffondi quel sentimento, ma c’è chi lo capisce e chi non lo capisce come succedeva a scuola. Io continuerò a fare le cose come voglio farle e a dare questa immagine non completamente diversa, ma più vera e reale, meno costruita. L’importante è sempre fare quello che si vuole fare.

Tra qualche giorno partirà il tuo tour, hai in programma qualcosa in particolare?

Il banner dietro (scherzando)…è una serranda, perchè abbiamo cercato di riprodurre la serranda dove suoniamo ogni sera, ma per ogni data poi cambierà qualcosa. Abbiamo lavorato molto sulla qualità musicale di quello che vogliamo proporre, anche perchè credo che gran parte della scenografia sia la band. Se funziona la band, la scenografia è la band. Servono luci ma non molto altro, per non rendere tutto troppo teatrale perchè poi si perde la forza.

di Letizia Rogolino