Laura Fedeli: la pura essenza della recitazione

 

Ciao Laura, quando è nato il tuo percorso nella recitazione?
Il mio percorso nella recitazione è nato per caso mentre studiavo Economia e Gestione dei Beni Culturali all’università. Ho sempre amato il teatro e il cinema, ma non avevo mai preso in considerazione la possibilità di avere una parte attiva all’interno di un’opera, di recitare addirittura. Un giorno un’amica mi ha iscritta a un laboratorio di creazione scenica dell’università, perché dovevamo riempire dei crediti formativi.
Così mi sono ritrovata alla fine dell’anno scolastico a prendere parte a uno spettacolo e da quel momento non ho più potuto abbandonare il palcoscenico.

Ognuno di noi può avere la passione per una determinata arte, scenica o grafica che sia, ma come si capisce un talento?

Questa è una domanda da un milione di dollari! Non saprei … Forse, quando si ha talento, si riescono a realizzare cose molto complesse facendole apparire come semplici e naturali.

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Laura Fedeli

 

Pensando alla recitazione e alla professione di attrice, mi sono sempre chiesta una cosa: qual è la linea di confine tra finzione e realtà? Ovvero, un’attrice quanto viene condizionata psicologicamente ed emotivamente dal personaggio che interpreta?

Un personaggio ha sempre un’influenza sull’attore che lo interpreta, a volte più importante, a volte più superficiale. Mi viene in mente un’immagine: hai presente quei disegni che vengono creati unendo i punti presenti sul foglio? Ecco, è come se i punti fossero le caratteristiche e le parole del personaggio, e l’attore fosse il tratto di matita che li unisce. Come unire i punti, se con una linea un po’ più dritta oppure un po’ più curva, è l’attore a definirlo.
Il risultato finale è un disegno, che in questa metafora è il personaggio, ed è costituito sia dalle linee che dai punti. Il personaggio e l’attore arrivano ad avere molto in comune, è come vivere un’esperienza insieme. Parlare di condizionamento psicologico mi sembra eccessivo, però i personaggi vivono dentro il corpo dell’attore e gli lasciano sempre qualcosa di molto profondo.

Oggi i media vendono l’approdo al successo attraverso delle scorciatoie, una sorta di trampolini di lancio che garantiscono visibilità e risultati immediati. Ovviamente parlo di reality e talent show, tu cosa pensi al riguardo?

Ad essere sincera non amo i talent show e i reality. Non mi piace guardarli e non mi interessano, ma questa è una questione di gusti. Credo che passare da un talent show per ottenere visibilità sia una strada come un’altra. Certamente posso dire che non è la mia strada.
Non sono critica verso il talent show di per sé, ma lo sono verso le produzioni che quando scelgono gli attori preferiscono la notorietà alla bravura. Se chi partecipa a un talent show è bravo e ha successo, sono contenta per lui, non ho niente da ridire.

È possibile nel nostro Paese lavorare e affermarsi come attore senza scendere a compromessi? Quali sono gli ostacoli da oltrepassare per raggiungere l’obiettivo?

In questo momento storico è lapalissiano dire che è molto difficile affermarsi come attore: mancano i fondi, manca l’interesse del pubblico verso l’arte teatrale.
Questa situazione fa sì che dover scendere a compromessi sulla qualità del lavoro e sul guadagno sia sempre più frequente. In realtà penso che valga anche per gli altri mestieri. Forse nel caso dell’attore è più difficile da accettare perché si ha a che fare con i sogni e le grandi passioni; questo ci rende terribilmente vulnerabili.
Il primo ostacolo da superare è confrontarsi con le delusioni, che in questo campo sono all’ordine del giorno; non bisogna farsi scoraggiare da nessuno e reagire rilanciando più in alto. Il secondo ostacolo è convivere con la realtà di un paese in cui ci si muove più per conoscenze che per merito, salvo qualche rara eccezione ovviamente.

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Laura Fedeli

 

Donne e teatro, un binomio che ha trovato la sua concretizzazione in un progetto che segui in prima persona, me ne parli?

In effetti sì, la compagnia di cui faccio parte, “Le Calicanti”, è composta da quattro giovani donne: la regista Silvia Rigon, la drammaturga Alessandra Canestrini e l’attrice Greta Cappelletti, oltre alla sottoscritta ovviamente.
Insieme abbiamo dato vita allo spettacolo “Ridevamo come matte”, che racconta la storia dell’amicizia tra altre due donne: la poetessa Alda Merini e la sua biografa Luisella Vèroli.

Partendo dal libro “Alda Merini, ridevamo come matte” di Luisella Vèroli, lo spettacolo mostra come la sincerità destabilizzante della poesia possa essere un ingrediente indispensabile per la vita.
È una pièce tutta al femminile che indaga la follia con la forza sottile dell’ironia, dove i giochi dei corpi e delle voci rappresentano le variegate sfumature dei sentimenti che attraversano la vita.

Quali saranno le vostre prossime iniziative? Dove possiamo vedervi?

Sicuramente a breve produrremo un altro spettacolo, ma per il momento non posso sbilanciarmi di più perché siamo ancora in fase di progettazione.

Le prossime date certe in cui metteremo in scena “Ridevamo come matte” al momento sono:

• il 30 ottobre 2013 alle 21.00 a Milano presso l’Auditorium Olmi in via delle Betulle 2. L’evento si colloca all’interno del programma culturale “Omaggi teatrali” del consiglio di zona 7, Arci Milano e Associazione La Comune. Sarà anche l’occasione per ricordare l’anniversario della morte della poetessa Alda Merini, avvenuta il 1 novembre 2009;

• il 10 marzo 2014 alle 21.30 a Milano all’interno della rassegna “Off-Cicco teatro ravvicinato del lunedì “ presso il Circolo Arci Ciccosimonetta, in via Ciccosimonetta 16.

Cosa consigli a chi vorrebbe avvicinarsi a questo mondo?

Puntare sempre a migliorarsi e lavorare sodo.

Un’ultima cosa e ti lascio andare: il bello di essere attrice?

Fare il mestiere che mi piace e avere la possibilità, grazie ai personaggi, allo studio del mio corpo, della mia voce e grazie al training teatrale di trovare continuamente nuovi stimoli.

Grazie Laura.

di Carlotta Di Falco