Pina: il potere della danza in 3D

Coloro che conoscono e apprezzano l’arte della tedesca Pina Bausch, geniale capofila del teatrodanza, proveranno una stretta al cuore di fronte a “Pina”, l’omaggio dedicatole da Wim Wenders, concepito in principio insieme alla stessa coreografa, e divenuto in seguito un ritratto post-mortem (Bausch è scomparsa a inizio riprese).

Il film è uscito nelle sale da una sola settimana, ma ha ricevuto delle critiche molto positive, nonostante la scarsa conoscenza di questo mezzo espressivo che ha reso grande la Bausch.
Io sono amante della tematica, ma credo che quello che tocchi la fibra sensibile di chi l’ha visto è l’emotività dell’immagine. Il suo teatrodanza è caratterizzato da una tessitura fitta di emozioni tradotte in movimenti intensi e passionali, da un senso struggente della caducità dei corpi e dell’amore, un gusto misterioso del sogno e della fiaba, un’ossessione dolce e a tratti amara dei conflitti e delle sofferenze dei rapporti di coppia.

Chiunque abbia recepito tutto ciò assistendo agli spettacoli del Tanztheater Wuppertal, il gruppo a cui s’affida il suo repertorio, avrà modo di riviverlo in questo bel racconto per immagini di Wenders.

La novità assoluta del film è il 3D applicato per la prima volta alla danza, efficacissimo nel dimostrarci le potenzialità artistiche di questo mezzo. È quel plus aggiuntivo che consente ad un pubblico più ampio di quello già devoto a Pina Bausch di apprezzare la sua arte.

Le azioni scorrono tra luoghi aperti e interni di Wuppertal, la città dove Pina ha consumato tutta la sua storia di autrice, tra gli sfondi più vari e le sue rappresentazioni più note.

“Certe cose si possono dire con le parole, altre con i movimenti, ma ci sono anche dei momenti in cui si rimane senza parole, completamente perduti e disorientati, non si sa più che cosa fare. A questo punto comincia la danza”. Nulla da dire, Pina docet.

di Carlotta Di Falco