Pitti: Olympia Le-Tan e le sue borse "letterarie"

Questa settimana Firenze è Pitti. Ospite Speciale di questa edizione di Pitti W è Olympia Le-Tan, giovane fashion designer francese, ideatrice di alcune delle più eccentriche e acclamate collezioni di borse minaudières delle ultime stagioni.
Olympia realizzerà una collezione e un progetto speciale per Firenze e Pitti W. Grazie alla loro originalità le creazioni di Olympia hanno attirato l’attenzione di riviste, celebrities e collezionisti di tutto il mondo, diventando in poco tempo dei piccoli oggetti di culto.
Lei realizza delle borse ispirate in particolar modo ad opere letterarie di vario genere.
Nelle foto allegate a questo articolo ne trovi alcuni esempi e vista la tematica colgo l’occasione per raccontarti qualcosa sulle opere a cui si è ispirata.

La prima borsettina si ispira a Valley of the Dolls, novella di Jacqueline Susann.

La storia racconta l’avventura di 3 ragazze (Anne, Jennifer e Neely) giunte a New York da un piccolo paesino di provincia per trovare fortuna a Broadway.

Tutte 3 tre riescono nell’obiettivo: Neely recita nei “musical” di Broadway, Anne lavora nel settore della pubblicità e Jennifer riesce a sposare un attore-cantante famoso. Ma il successo e la ricchezza sono dannosi per loro, e mentre Neely si ubriaca e si droga Jennifer finisce con il suicidarsi malata di un male incurabile. Anne comprende che quell’ambiente non fa per lei decide di ritornare nel paesino da dove era partita.

Dal romanzo di Jacqueline Susann (che appare nella particina di una giornalista) nel 1967 è stato prodotto anche l’omonimo film di Mark Robson che vede tra le interpreti la povera Tate, assassinata nel ’69, e la brava Hayward che sostituì all’ultimo momento Judy Garland.
S’intravede anche Richard Dreyfuss e nel 1981 il film è stato rifatto anche per la TV: un film triste, ma da vedere!

La seconda creazione di Olympia si ispira al Malato Immaginario di Molière.

Il malato immaginario è un film del 1979, di Tonino Cervi con Alberto Sordi, Laura Antonelli e Christian De Sica, ma è in origine una commedia teatrale in tre atti con due prologhi e tre intermezzi composta nel 1673 dal famosissimo Molière.

È un’opera che non ha bisogno di presentazioni, ma nel caso non la conoscessi eccoti un po’ di trama.

Argante è un ricco proprietario terriero con la convinzione di essere malato. In realtà la sua malattia è il mero frutto dell’ipocondria e dell’immaginazione. Il suo stato fobico lo porta a circondarsi di medici di dubbia capacità.
Molière amava descrivere attraverso i suoi personaggi, l’arretratezza della medicina della sua epoca. Il contesto storico nel quale si svolge la commedia è la Roma di fine seicento, una Roma in preda alla povertà e alla violenza mossa dalle rivolte dei contadini affamati.
Argante rientra in pieno in questa storia: i contadini in preda all’ira e alla fame invadono la sua casa ed egli non può fare altro che promettere giustizia, richiamando e licenziando il corrotto amministratore delle sue terre che le aveva interamente convertite a pascolo, lasciando così i poveri contadini senza la terra da coltivare a grano.
L’amministratore non aveva affatto rispettato il compromesso di convertire soltanto metà delle terre. Argante in fondo, non è altro che un personaggio circondato da gente falsa, la quale non fa altro che tramare alle sue spalle: l’amministratore che non obbedisce al compromesso, i medici che speculano sulla sua malattia immaginaria con strane teorie campate in aria, la moglie Lucrezia che spera nella morte del marito malato per poter intascare l’eredità.
Le uniche persone che lo amano veramente sono la figlia Angelica e la serva Tonietta. Del vero amore della figlia, Argante non se ne accorgerà che nell’epilogo, quando inscenerà la sua morte, d’accordo con la serva, per scoprire tutta la verità.
Quando tutti i sotterfugi vengono allo scoperto Argante potrà finalmente riconciliarsi con Angelica, con la quale aveva litigato per non aver accettato l’imposizione a sposarsi con un medico di nome Claudio (Cristian de Sica). Alla fine Angelica potrà sposare invece il suo Claudio, un rivoltoso che Argante induce a riflessione. La moglie Lucrezia invece viene scoperta nella sua ingordigia e nel suo amore interessato.

Ben fatto il film, ma se avrai mai modo di rivederlo in teatro, non lasciartelo scappare, è molto divertente.

Infine la pochette dedicata al famoso saggio di Penfield Wilder “Speech and brain mechanism”, un po’ tecnico ma molto interessante.

Se dovessi trovarti a Firenze quindi, non perdere l’appuntamento con Olympia Le-Tan presso lo spazio Pitti W. Non te ne pentirai!

di Carlotta Di Falco