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venerdì, 25 aprile 10:45
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Quando il Corpo si fa "Feroce": a teatro!!

Corpo Feroce è l'incontro tra interpretazione, danza, musica e... la vita: dal 5 al 17 giugno al teatro Elfo Puccini di Milano

di Carlotta Di Falco

Corpo Feroce, questo è il titolo che Michela Lucenti e il suo Balletto Civile hanno dato a questo quartetto che pone al centro il corpo e la drammaturgia fisica.
Al corpo, inteso come luogo sacro, viene affidata tutta la responsabilità di raccontare, di tenere in vita il senso della ricerca artistica. Il teatro fisico, di fatto ha l'obiettivo di creare un immaginario alternativo partendo dal corpo e dal vuoto, dove i creatori sono proprio gli attori e i danzatori.
La compagnia Balletto Civile è stata creata da Michela Lucenti nel 2003 con lo scopo di approfondire l’idea di un teatro totale in cui danza e teatro si integrino con il canto.
Da domani 5 giugno fino al 17 giugno il Balletto Civile sarà in scena al Teatro Elfo Puccini di Milano, non lasciartelo scappare!!

Il quartetto di Corpo Feroce

Ma eccoti il programma di Corpo Feroce:
Woyzeck-ricavato dal vuoto in scena dal 5 al 6 giugno
Il Sacro della Primavera in scena dal 7 al 10 giugno
Col sole in fronte in scena dal 12 al 14 giugno
L'amore segreto di Ofelia dal 15 al 17 giugno

Una scena di Woyzeck-ricavato dal vuoto
Una scena di Woyzeck-ricavato dal vuoto

Il classico di Buchner Woyzeck-ricavato dal vuoto diviene sui corpi dei performer un organismo brulicante di situazioni, una scena-processo in continuo movimento. Il testo, nella nuova traduzione di Alessandro Berti, frutto anche dell’elaborazione durante le prove, ha fornito la materia per costruire un percorso drammatico del corpo, una sorta di via crucis dove le parole agguantano i corpi, gli scivolano sopra, li penetrano, li scavano, li indagano, li spogliano.

Una scena di Col sole in fronte
Una scena di Col sole in fronte

Col sole in fronte è una drammaturgia originale in bilico tra realismo e astrazione.
Il giovane, simpatico e violento rampollo di una famiglia che domina l’impero dell’alluminio, conduce lo spettatore nei meandri dei suoi deliri fatti di ricordi del passato, leggende popolari e sogni di gloria.
Aggressività, superficialità e insoddisfazione, ilarità e oscure pulsioni si mescolano in uno spettacolo disarmante e ironico.

Una scena di Il Sacro della primavera
Una scena di Il Sacro della primavera

Il Sacro della primavera abbraccia la visione originaria di Stravinskij (un rituale in cui un cerchio di anziani assisteva alla danza di una vergine fino alla sua morte) e ne fa una metafora del nostro tempo, di questa generazione che attende obbligata allo stallo, osservata, spiata, pesata, vergine perché impossibilitata a fare da sola.
Il Sacro della primavera è un lavoro di gruppo, ma nella grande corsa si è perdutamente soli. Ed ecco che il corpo si sbilancia, cade nel desiderio di abbracciare tutto lo spazio digeribile. Ci si sposta, ci si incastra per rimanere in piedi, aggrappati gli uni agli altri, ci si aggroviglia, si cammina sugli altri, ma non certo per sopraffazione, è il bisogno di sostegno, è per urgenza e compassione.
Stravinskij viene mescolato al resto dei suoni del mondo: la grande cacofonia del mondo.

Una scena di L'Amore segreto di Ofelia
Una scena di L'Amore segreto di Ofelia

L’amore Segreto di Ofelia di Berkoff ricostruisce, con una danza fatta di parole e corpi, la storia d’amore tra Ofelia e Amleto in un dramma epistolare mai rappresentato in Italia prima. Epistolare perché si articola in 39 lettere, brevi monologhi che, come in un inesorabile conto alla rovescia, esplorano i meandri della relazione fra i due personaggi, con un linguaggio carnale che intreccia immagini di desiderio sessuale e premonizioni della futura tragedia.
Le parole si fanno corporee e l’uso dei corpi diviene furioso: quando voci e corpi diventano tramiti e destinatari inesorabili di amore e morte.