Sharknado: pioggia di squali e di tweet

Sapete già di cosa vi sto parlando? Ebbene, l’11 luglio 2013, in America è andato in onda il film Sharknado sulla rete televisiva SyFy.

Locandina Sharknado - immagine da sito ufficiale The Asylum
Locandina Sharknado – immagine da sito ufficiale The Asylum

Questo film, che racconta di una “pioggia” di squali volanti sulla California (da qui il titolo Sharknado), è stato definito il peggior film della storia americana.
La domanda sorge dunque spontanea: perché parlarne se è stato un flop? Perché, nonostante le critiche pessime, durante la proiezione del film si sono registrati circa 5000 tweet al minuto. Numero questo che fa scalpore, poiché risulta essere un quarto del volume complessivo di cinguettii che genera il Super Bowl, ovvero l’evento sportivo più importante in America.

Si può quasi affermare che questo film-flop sia ora il nuovo fenomeno della tv americana e allo stesso tempo di Twitter. I produttori quindi, vedendo lo scalpore mediatico e il continuo tam tam sui social, ne hanno approfittato per annunciare il sequel del film (annuncio ovviamente fatto tramite tweet) previsto per il 2014. Ma, dal momento che produzione e canale non hanno ancora ben chiaro cosa possa accadere nel secondo capitolo di Sharknado, hanno deciso di lanciare una “sfida” agli utenti Twitter, utilizzando l’hashtag #Sharknado, chiedendo di aiutarli a partecipare alla scrittura della sceneggiatura del sequel.
L’intenzione della Asylum (la casa di produzione) e del canale SyFy è proprio quella di raccogliere tutti i tweet dei fan di Sharknado per realizzare il Sequel. Impresa ardua considerando che, a pochi minuti dall’annuncio dell’hashtag, le possibili sceneggiature hanno superato i 2 milioni.

Sequel Sharknado - foto da account twitter The Asylum
Sequel Sharknado – foto da account twitter The Asylum

Incredibile pensare quanto un film tra il surreale e il fantascientifico, a metà tra “Lo squalo” e “la Tempesta Perfetta” di George Clooney, possa essere considerato al contempo flop e fenomeno mediatico.

In attesa quindi di sapere cosa ci riserverà il sequel, mi sento di concordare con la frase “Bene o Male, l’importante è che se ne parli”. Non trovate?

di Carlotta Di Falco